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Inventarsi una vita

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L’incontro inatteso fra due scrittori di generazioni diverse. Claudio Magris e Paolo Di Paolo, partendo dal turbolento ingresso negli anni Venti di questo secolo, riflettono sui passaggi fra epoche e sulla velocità del mutamento, sulla impossibilità di “disattivare la Storia”. Né apocalittici né integrati, cercano uno spazio di lettura diverso del presente, e lo fanno esplorando le possibilità della scrittura, che fissa il volto “candido, comico, tragico, cinico, struggente, incantevole, repellente” del mondo.
Consapevoli del fatto che scrivere possa avvicinarci alla vita ma anche allontanarcene irrimediabilmente, cercano di aggirare molte retoriche, o almeno di metterle alla prova. Ne risulta una meditazione a due voci sul misterioso rapporto fra il vissuto e lo scritto, sui limiti del dicibile, su ciò che sta prima e dopo ogni libro che si scrive. La freddezza di Thomas Mann e il cuore incendiato di Ibsen, i porcellini d’India sapienti e le polene che guardano la tempesta senza timore, i boccali di birra che mettono l’universo a posto e un Kafka immaginario finalista del Premio Strega…
Il più giovane interroga e rilancia, il maestro mette in gioco la sua esperienza e soprattutto i suoi dubbi, ma non si limita a raccontare il rompe le convenzioni aneddotiche dell’autobiografia, e immagina il futuro.

93 pages, Kindle Edition

Published June 21, 2022

8 people want to read

About the author

Claudio Magris

198 books246 followers
Claudio Magris was born in Trieste in the year 1939. He graduated from the University of Turin, where he studied German studies, and has been a professor of modern German literature at the University of Trieste since 1978.

His most well known book is Danubio (1986), which is a magnum opus. In this book Magris tracks the course of the Danube from its sources to the sea. The whole trip evolves into a colorful, rich canvas of the multicultural European history.

He's translated the works of Ibsen, Kleist and Schnitzler, among others, and he also published essays about Robert Musil, Jorge Luis Borges, Hermann Hesse and many others.

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239 reviews1 follower
February 25, 2024
Abbiamo partecipato ad un incontro, con la scuola, ormai molto tempo fa, per sentirvi parlare del libro. In fondo però vi avevamo sentiti parlare nel libro. Non è tanto un dialogo, né un'intervista, è più un monologo a due voci, un discorso con se stessi. Riflessioni, pensieri, citazioni sulla scrittura, sulla vita, sul passato, sulle generazioni. È un libro che scava molto più in profondità rispetto a ciò che sono abituata a leggere (e per questo ringrazio il mio professore). Dalla banalità di un discorso iniziato quasi per caso, si scivola velocemente, senza accorgersene, in un turbine di pensieri concatenati che si avventurano sempre più nei meandri della mente. Sono troppo egocentrica se non solo condivido molte di queste riflessioni, ma se addirittura credo di averle fatte a mia volta? Sono abbastanza matura per cose del genere? Forse il bello è proprio questo: i nostri pensieri possono tornare in maniera ciclica ed essere pensati da altri, in qualunque generazione e in ogni tempo, e quindi nulla è mai perduto per sempre.
Un giorno rileggerò il libro, che è breve e scorrevole, per riportare alla mente tutte quelle idee che ne sono scaturite, che appartengono solo a quei momenti, illuminazioni istantanee e fugaci come stelle cadenti.
Ora la mia domanda è una, e avrei voluto porterà direttamente ma non avrei mai avuto il coraggio, né peraltro la capacità di spiegarmi. Quanto un lettore può essere uno scrittore? Nel senso, quanto può valere l'impegno, la dedizione, la passione per la scrittura, e quanta parte deve essere puro talento? Io credo che scrivere debba essere una necessità impellente, una forza metafisica che afferra la mano e scrive da sé, infondendo alla storia vita propria, rendendola vera e credibile solo perché funziona, esiste.
Io sono sicuramente una lettrice, su questo non ho dubbi, tanto che, parallela alla linea della mia vita, esiste una linea del tempo delle mie letture, e non c'è periodo che passi senza un libro in mano. È una terapia efficace, che mi permette di riordinare la confusione nella testa. Scrivere invece è diverso. Ho sempre scritto, ma non è mai stata una necessità fino a poco tempo fa. Forse è l'adolescenza che mi mette in condizione di aver bisogno di spingere fuori tutto il trambusto nella mia anima, ma trovo di star peggiorando. Prima, ciò che nella mia mente risultava chiaro e lineare, lo era anche sulla carta. Ora scrivere rimane l'unica via per esprimere ciò che ho dentro in un modo che gli altri possano comprendere, ma risulta sempre più difficile. Non vengo più pervasa da quella forza creatrice, se non in rare occasioni, che mi rendono a dir poco entusiasta. È questa la mia paura: perdere quell'unico dono che credevo di avere, che fosse solo mio e che in pochi potessero comprendere.

Vorrei sapere in che misura è possibile imparare a scrivere leggendo. Nella mia esperienza, non tutti quelli che leggono molto poi sanno anche scrivere. Forse si può imparare in maniera accademica, schematica, innaturale, ma mi chiedo se sia poi indispensabile quella scintilla di creatività, di immaginazione, talento o follia che caratterizza le opere d'arte.
Profile Image for Alfonso D'agostino.
936 reviews73 followers
April 9, 2023
E comunque oggi è Pasqua, e dopo aver fatto tintinnare campanelle e chiavi ieri notte, un regalo anche qui sento il dovere di metterlo.

E quindi eccoci qui con Inventarsi una vita, un dialogo fra Claudio Magris e Paolo Di Paolo su libri, scrittura, letteratura, storia. Quindi: Vita.

“Credo anch'io che si scriva per lottare contro l'oblio, nel desiderio - forse patetico ma appassionato - di fermare, di salvare le cose e soprattutto i volti amati dall'abrasione del tempo, dalla morte. Scrivere è anche un tentativo di costruire un'arca di Noè per salvare tutto ciò che si ama, per salvare - desiderio vano e impossibile, donchisciottesco ma inestirpabile - ogni vita. Desiderio vano e impossibile perché quell'arca è una barchetta fragile e sconquassata e presto affonderà, eppure non si smette di scrivere. Si scrive anche per tante ragioni: talvolta per fare ordine, talvolta per disfare un ordine precostituito; per difendere qualcuno, per aggredire qualcuno. E per amore, per paura, per protesta, per distrarsi dall'impossibilità di vivere, per esorcizzare un vuoto, per cercare il senso della vita.”
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