Cresciuto nell'odio per i romani e nel desiderio di rivalsa verso i nuovi dominatori del Mediterraneo, Annibale, come gli altri membri della famiglia dei Barca, si batte per restituire a Cartagine la dignità perduta con la disfatta della Prima Guerra Punica. Così, dopo aver conquistato la città di Sagunto, dominio romano in Iberia, parte con un esercito formidabile e con il supporto di quaranta elefanti per una marcia ardita che lo porterà, superati i Pirenei e le Alpi, ad affrontare Roma sul suo terreno. Il piano appare folle e senza speranza, ma Roma dovrà presto rendersi conto del genio del condottiero cartaginese, il più temibile avversario che si sia mai trovata a fronteggiare.
Too workmanlike and lacking in imagination to be a good novel about the Second Punic War between Carthage and Rome. Franco Forte writes like someone painting by numbers, and if this novel doesn't get a lower rating from me, it's owing only to his generally correct adherence to the historical facts and the absence of major bloopers that I could spot.
He does lose points, besides the mentioned unimaginative storytelling in serviceable prose, for the very deficient characterisation of the two protagonist generals. How an author could manage to turn larger-than-life personages like Hannibal Barca and Scipio Africanus into uncompelling cardboard figures that just exist in the plot, I'll never understand. But that's exactly what this novel does, and it's such a pity.
Cosa si può dire della trama di uno storico? Non granché, cioè non è uno storico romanzato completamente alla Manfredi, o uno storico soffuso di elementi fantastici come Hyperversum o Gens Arcana. E' uno storico basato su storie vere (spero che tutti si ricordino delle Guerre Puniche). La vicenda inizia nel 236 per finire nel 202 a.c. (da quando sia Annibale che Scipione sono dei bambini fino alla battaglia di Zama). La cosa bella di questo libro è che si concentra molto sulle vite dei due generali e sulla loro crescita. Soprattutto mi sono piaciuti i due personaggi "secondari" di Himilce e Versilio. Ma partiamo dall'inizio come dicevo: la storia si apre con Annibale che viene addestrato dal padre a combattere i romani: deve stare attento, non mollano mai e sono infidi. Scipione invece viene ritratto come il tipico studioso che vuole compiacere il padre. Da questi due scriccioli Forte fa nascere e crescere i due comandanti che si contenderanno la supremazia sull'allora mondo civilizzato. I due passeranno di battaglia in battaglia fino ad arrivare allo scontro finale.
PERSONAGGI:
Annibale: il più famoso condottiero cartaginese mai esistito, quello che ha dato più filo da torcere in assoluto ai romani. Bella la sua crescita dal punto di vista strategico.
Scipione: comandante romano che si scontrerà con Annibale fino all'ultima grandiosa battaglia. Anche la sua crescita come soldato e poi come generale è importante ai fini della storia.
Himilce: moglie di Annibale, uno dei miei personaggi preferiti: con le sue trame e tramite tutti i mezzi possibili (si anche quello ù.ù) convincerà Annibale a portarla con sé.
Servilio: schiavo di Scipione, il mio secondo ed ultimo personaggio preferito: non si legge troppo di cosa fa ma si intuisce che è anche grazie a lui che Scipione riesce ad acquisire la sua bravura come comandante, è grazie a lui che riesce ad aprire la sua mentalità per riuscire a rivoltare contro ai cartaginesi le loro stesse tattiche.
Di personaggi ce ne sono tanti altri (intere armate) ma sono tutti inutili.
STILE
La narrazione si svolge in terza persona al passato, con due POV: quello di Annibale e quello di Scipione. Sullo stile dei due POV non ho nulla da dire: sono entrambi ben differenziati e caratteristici. Alle volte lo stile diventa "pomposo" e ricercato, troppo per un libro di questo tipo a mio parere. Molte descrizioni sono stupende ma troppo dettagliate, soprattutto quando si parla di scene di sesso: "Annibale grugnì di piacere, quando la sentì stringere con forza le pelvi contro di lui, e dopo aver allargato leggermente le gambe per trovare stabilità l'afferrò per le cosce e la sollevò, in modo che potesse incrociare le caviglie dietro la sua schiena. A quel punto l'adagiò su di sé e la penetrò a fondo. Himilce gemette di piacere, appesa con le braccia attorno al suo collo, la bocca incollata alla sua, i capezzoli tesi che gli premevano sul petto, così eccitanti che per un momento Annibale credette sarebbe venuto subito. Ma riuscì a controllarsi, e prese a muoversi al ritmo con cui Himilce su muoveva sopra di lui. Continuarono per un tempo che gli sembrò infinito, come se stessero precipitando entrambi in un abisso senza fine, poi quando riaprì gli occhi sotto la spinta dell'orgasmo che stava per erompere, vide che anche Himilce lo stava guardando, la bocca aperta mentre ansimava di piacere. Vennero insieme, in un modo così prorompente che Annibale sentì quasi cedergli le gambe, e per poco non crollò a terra insieme a lei, sopra di lei, dentro di lei." E la scena continua per altre 18 righe ed era iniziata già da più di 2. Una pagina intera di sesso. Con cose davvero illeggibili come il "insieme a lei, sopra di lei, dentro di lei." Ora potrete darmi del frustrato (cosa che non sono) ma ammettete che è troppa una pagina così PIU' varie altre descrizioni dappertutto! Voglio dire se questa scena HA un senso (Himilce alla fine usa queste cose per stare con Annibale) che ce frega se Scipione scopre le vette del piacere mentre tromba un'etrusca ed una celtica insieme? Cosa da alla storia??? A mio parere nulla. In più il testo è costellato di allusioni: "Ci si mise sotto e lo aprì, lasciando che l'acqua fresca la schiaffeggiasse e le scivolasse sul corpo,scorrendo come un piccolo fiume tumultuoso nella valle fra i suoi seni..." è uno dei tanti piccoli esempi che mi hanno fatto arricciare il naso. Perché CONTINUI e SENZA senso.
Poi non parliamo dell'anatomia in questo libro. Mi sta benissimo che si racconti che Annibale avesse perso un occhio a causa di una infezione ma cavoli! Non puoi fargli togliere l'occhio da Himilce! Non con un coltello arroventato! Cioè IO che studio medicina non sono sicuro di riuscire a farcela a toglierlo così, estemporaneamente e mi vuoi far credere che lei, che non sa nulla di queste cose eccetto le medicazioni di base, che a quanto si legge è una donna forte ma NON abituata alla guerra, lo faccia così senza nessun cavolo di sentimento, e soprattutto senza sbagliare, al primo colpo? Ma andiamo! E poi ancora... Sapete perché abbiamo due occhi? Perché la visione da due occhi ci dà la misura della profondità: "Provò a guardarsi attorno, per cercare di capire che cosa significasse doversi orientare con un occhio solo, ma ebbe un'impressione vaga,mitigata dal fatto che erano parecchi giorni che non usava più l'occhio sinistro, e quindi in qualche modo si era abituato ad arrangiarsi con uno solo." IN QUALCHE MODO??? Ma dove siamo? Vendi un occhio guadagni vista perfetta dall'altro? Si ok c'è la compensazione se proprio vogliamo mettere ma così tanto? Pfui.
CONCLUSIONE
Tralasciando le 2 cose che mi hanno fatto più imbestialire questo libro non mi è piaciuto granché. Mi aspettavo, come dicevo all'inizio, una cosa più alla Manfredi... Più romanzata e meno legata alla storia, cosa difficilissima da fare con uno storico ma allora mi chiedo perché l'abbia scritto se ci sono altri dieci scritti sullo stesso argomento? Trovo che la cosa sia stata gestita male: ha voluto cercare di dare più sostanza a dei personaggi secondari che risultano migliori dei principali a mio parere. Ha dato alla narrazione un taglio "Sangue e Sesso" alla Spartacus probabilmente solo per le mode in voga tutt'ora. E le battaglie, la cosa che più interessava a me, a volte le descriveva in due righe! La battaglia finale l'ha completata in una pagina SOLO perché i due comandanti si sono affrontati fronte a fronte per una decina di righe nel mezzo.
Da qualche tempo mi mancava un bel romanzo storico, così ho optato per uno dei miei periodi prediletti e, volendo andare sul sicuro, ho pescato nella vasta serie di romanzi di Franco Forte. Carthago, ci narra le vicende della seconda guerra punica. Sedici lunghi anni durante i quali il sommo stratega Annibale ha messo letteralmente a ferro e fuoco l’Italia, senza tuttavia mai riuscire a scoccare il colpo ferale all’Urbe. Come detto il periodo storico è uno dei miei preferiti, tuttavia Forte è riuscito a stupirmi, originando un romanzo capace di sviscerare aspetti spesso trascurati della storia. Il risultato finale è ottimo, riuscendo l’autore a trovare il giusto equilibrio fra la mole di informazioni necessarie a ricostruire nei particolari e in modo credibile lo scenario, e la parte più romanzata, relativa al carattere ed ai pensieri degli attori in campo. Quello che ne scaturisce è un quadro piuttosto approfondito, e di certo godibilissimo, sia per quanto riguarda il condottiero punico che per quanto concerne il suo avversario, Publio Cornelio Scipione. Recensione completa su: https://www.scrittorindipendenti.com/...
Bello al punto di tenerti incollato alle pagine pur narrando fatti storici che si conoscono nei minimi particolari (almeno da parte degli appassionati di storia romana - come me). Ne emerge la storia forte della contrapposizione fra una città che sta diventando un impero (Roma) e un uomo grande anche perché realmente solo (Annibale). E non fa niente che l'autore cerchi di negare questo reale scontro esaltando Scipione (e nascondendo i suoi limiti) trascurando gli altri generali (Nerone e soprattutto Marcello) e che romanzi ad oltranza lo scontro finale (Zama/Narrahgara). Bello per tutti ma consigliato soprattutto a chi ama la storia
Vorrei che l'autore mi spiegasse come si fa a scrivere un libro su uno scontro epocale... E alla fine descrivere in fondo UNA battaglia davvero in tutto il romanzo. Io detesto il creare attesa per un evento nella narrazione, chiudere un capitolo... E passare al post-evento raccontando brevemente a posteriori cosa è successo. Lo puoi fare una volta, due... Non per tutto il romanzo. Vorrei essere lì con i protagonisti e vivere le loro emozioni nel mentre, non leggerle descritte con il senno di poi, è noioso. Inoltre, nonostante l'autore voglia descrivere i due personaggi come simbionti e identici nella loro decisione, Scipione rimane comprimario/secondario praticamente fino alla fine. Mentre il viaggio di Annibale è abbastanza ben spiegato con tutte le difficoltose tappe, la più seria il passaggio delle Alpi con gli elefanti, Publio da ragazzetto alle prime esperienze improvvisamente diventa un genio militare (poco credibile dovendo dire, perché viene raccontato in fretta e furia) e la sua ascesa come generale secondo me viene sacrificata troppo. Il suo ruolo di protagonista, assunto solo verso la fine, non mi ha convinto. Forse questa storia, visto anche l'ampio arco temporale che descrive, vent'anni contando anche l'episodio del prologo, avrebbe meritato una serie a parte, invece di un solo romanzo, perché a mio parere è stato sacrificato troppo sia della guerra che degli episodi di contorno (vita quotidiana, personaggi secondari eccetera) per rendere il romanzo davvero grande.