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Det Hvide Hus

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This is a reproduction of a book published before 1923. This book may have occasional imperfections such as missing or blurred pages, poor pictures, errant marks, etc. that were either part of the original artifact, or were introduced by the scanning process. We believe this work is culturally important, and despite the imperfections, have elected to bring it back into print as part of our continuing commitment to the preservation of printed works worldwide. We appreciate your understanding of the imperfections in the preservation process, and hope you enjoy this valuable book.

194 pages, Paperback

First published January 1, 1898

44 people want to read

About the author

Herman Bang

166 books47 followers
Herman Bang wrote his very first book back in 1880, it was called "Haabløse Slægter".

Herman Joachim Bang (20. april 1857 – 29. januar 1912) var en dansk kritiker, forfatter og journalist. Han blev født i Asserballe på Als i hertugdømmet Slesvig som søn af sognepræst Frederik Ludvig Bang (1816-1875) og hustru Thora Elisabeth Salomine Blach (1829-1871) og blev student i 1875 fra Sorø Akademi. Herman Bang er kendt for sin impressionistiske skrivestil. Herman Bang døde i Ogden i Utah i USA under en oplæsningsturné og er begravet på Vestre Kirkegård i København.

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Displaying 1 - 10 of 10 reviews
Profile Image for Emilio Berra.
312 reviews301 followers
March 4, 2020
Una madre molto particolare
Herman Bang, una vera celebrità letteraria della Danimarca, è considerato, con O. Wilde, il più grande scrittore dell'Estetismo nordico.
A differenza di altri grandi del Decadentismo, pensiamo a G. D'Annunzio, che hanno fatto della loro poetica quasi un'ideologia, Bang presenta una scrittura lieve, avulsa da fardelli ideologici o da autocompiacimento.
"La casa bianca" (1898) è un breve romanzo con una prosa bellissima di stampo autobiografico e di stile 'Belle-Epoque' .

Centrale è la figura della madre, giovane donna dal temperamento artistico, musicalmente dotata, spesso china sui "tasti arpeggianti" del pianoforte. La sua instabilità psicologica pare tutta tesa a contrastare la propria visione materialista-pessimista della vita tramite una brezza di follia che aleggia in ogni pagina.
Lo scenario è una magnifica dimora col grande parco e dintorni, colti in immagini suggestive.
La contemplazione della natura, secondo lei "bella cornice" al dolore esistenziale, offre vari momenti splendidamente resi dalla penna di uno scrittore capace di cogliere il fascino ovunque si trovi.
Le belle pennellate del terso affresco che il libro ci dona possono ricordare la pittura impressionista francese. Esse contribuiscono alla leggiadria che fa di questo libro una lettura assai gradevole, riverberata ma non abbagliata dallo splendore della scrittura.

Oggi la protagonista potrebbe essere analizzata come un interessante caso clinico. Ma all'epoca i testi famosi di Freud non erano ancora stati pubblicati. Lei pertanto con le sue danze volteggia fra le pagine semplicemente come personalità affascinante e imprevedibile, certo un po' particolare, comunque ancora libera dalle interpretazioni psicoanalitiche. Una figura, filtrata dalla memoria figliale, fatta per muoversi, se non ci fosse l'ombra di qualche cupezza, in una "vita coi lampadari sempre accesi" .
Profile Image for Ubik 2.0.
1,082 reviews301 followers
October 30, 2022
Memorie e impressioni da una casa bianca

Libro molto particolare che non è lecito nemmeno definire “romanzo”, tanto è impalpabile e quasi inafferrabile l’andamento della sua prosa, caratterizzata da brevi impressioni che definiscono il filo del “racconto” senza l’intervento di un narratore esterno a contestualizzare i luoghi, i personaggi e i caratteri che emergono dai dialoghi e da dettagli appena accennati o allusi.

Ho usato il termine “impressioni” anche perché fu Claude Monet in persona, amico e ammiratore di Herman Bang, a definire l’autore danese uno “scrittore impressionista” e in effetti la sua scrittura procede attraverso colori e sfumature in grado di fissare sulla pagine le sensazioni trasmesse al lettore, di imprimere segni e tracce che come “spioncini” consentano anche di penetrare e spiare nell’anima dei personaggi.

Se questo è lo stile, l’ispirazione di “La casa bianca” è prettamente autobiografica e configura la Canonica di Asserballe, villaggio sull’isola di Als nella parte meridionale dell’arcipelago danese, in cui l’autore visse la propria infanzia in una famiglia numerosa benestante ma sbilanciata dai caratteri opposti dei genitori riconoscibili nei personaggi Fritz e Stella, quasi sempre definita nel testo “la madre”.

E’ lei la figura dalla grazia diafana che caratterizza il tono peculiare del libro, attraversata da slanci di entusiasmo e gioiosa eccitazione, quasi fanciullesca, che si alternano a improvvisi momenti di malinconia e di amara consapevolezza della caducità delle cose umane; sempre in primo piano, circondata da una torma di bambini e al centro di giochi e intrattenimenti o in lunghe passeggiate nella natura insieme alla fedele Tine, oppure trasognata nell’impegno al pianoforte e nella partecipata recitazione di poesie tristi e malinconiche.

Anche perché trasfigurata dallo sguardo e dal ricordo di Bang-bambino, è un personaggio evanescente che sembra portare su di sé i presagi del proprio destino (Thora Blach, madre reale dello scrittore morì di tubercolosi a poco più di 40 anni) e la delicatezza della salute malferma e sensibile alle minime variazioni del tempo e delle stagioni. Non a caso, e conformemente all’estetica impressionista, sono proprio le stagioni a scandire nell’arco di un anno il riferimento temporale del libro, tramite le ricorrenze e soprattutto con le variazioni cromatiche dei fiori del giardino e della vegetazione del territorio circostante.
Profile Image for Albus Eugene Percival Wulfric Brian Dumbledore.
605 reviews98 followers
November 5, 2022
Long, Long Ago.... (1)
https://www.youtube.com/watch?v=bjY49...

«Verranno gli anni / in cui, con amarezza, / avremo imparato / della vita il valore. / Verranno gli anni / in cui, con tristezza, / dovremo lasciare / ogni cosa a noi cara»

(1) «Tell me the tales that to me were so dear, long long ago, long long ago» (Thomas Haynes Bayly, 1833)

Ah!, di nostalgia, nostalgia canaglia... cantavano anche quei due....
Profile Image for Sandra.
966 reviews342 followers
August 18, 2015
In fondo al libro c’è una fotografia di Herman Bang: un elegante signore con fiore all’occhiello, bastone da passeggio, capelli lisci ben pettinati e baffetti curati, mi ha ricordato vagamente Marcel Proust. Herman Bang fu giornalista, regista teatrale e scrittore, considerato l’Oscar Wilde danese per il suo scandaloso dandysmo che gli causò critiche e disapprovazione nel suo paese, in cui l’omosessualità era un reato.
In La casa bianca lo scrittore rivive con struggente nostalgia la sua infanzia, vissuta in una grande casa sull’isola di Als che è il regno incontrastato della madre, nume tutelare della famiglia, dispensatrice di divertimenti, di riso, di giochi per i bambini, amante della poesia e della musica, la quale come una calamita attrae intorno a sé la vita di tutta la casa, delle domestiche, dei servitori, degli stallieri, accompagnata costantemente da Tine, una ragazza figlia del maestro del paese che la adora. Tutti la amano e la ammirano, per tutti ha un dono e un pensiero. Appena ho iniziato la lettura, dopo le prime pagine, mi è venuta in mente la signora Ramsay di Gita al faro, la madre amatissima di Virginia Woolf, ma diversissimi sono i due scrittori: mentre la Woolf è scrittrice del flusso di pensieri che si esprime con lunghi periodi anche complessi e a volte difficili da interpretare e comprendere, Bang può essere definito un maestro dell’impressionismo della parola, preoccupato più di cogliere l’attimo che di narrare.
Nelle sue pagine le stagioni si susseguono nella grande casa bianca descritte con lievi e delicate pennellate di colore dei campi, degli alberi, dei fiori, con episodi di feste o giochi con al centro sempre La Madre, Stella, colta ogni volta in un gesto o in un sorriso, in brevi episodi che, come in una serie di immagini fotografiche, ogni volta la immortalano con “la gioia dagli occhi tristi”, perché mai la sua gioia è perfetta, sempre la malinconia conclude una giornata di festa e di giochi, sempre la accompagna al pianoforte o mentre legge storie ai suoi “pulcini”, nella dolorosa consapevolezza che “ci sono nella vita solo due cose: l’amore e la morte”.
Profile Image for Agnes.
465 reviews222 followers
April 6, 2021
Segnalato da @Emilio , che ringrazio ; e molto ben commentato anche da @Siti. Un autore per me sconosciuto ed una piacevolissima lettura. Un acquarello , come scrive Siti, descrizioni così vivide che le immagini ti scorrono davanti agli occhi. Non ha una trama precisa, solo una serie di quadri talmente belli che sembrano proprio, appunto, acquarelli. Il giardino d'estate, d'inverno, la madre imbacuccata negli scialli, il padre che rimane sullo sfondo, tutta l'atmosfera così vittoriana da piacermi immensamente. Trascorrere qualche ora assieme alla famiglia del pastore Fritz Hvide è stato veramente molto bello . Passo alla casa grigia...
Profile Image for Krodì80.
94 reviews45 followers
June 5, 2022
Giorni d'infanzia, vi voglio richiamare...

Una storia danese, una narrazione dalle suggestioni bergmaniane intrisa di nostalgia e atmosfere tutte nordiche, in cui eventi, canzoni e stagioni si rincorrono con un ritmo semplice e ovattato e riportano, nel loro evolversi anche spietato, alla casa bianca, che risplende fulgida e distante nella figura di Stella. Herman Bang, considerato l'Oscar Wilde danese, inquieta figura a cavallo di due secoli, riempie pagine di calma bellezza e seduce con la graffiante discrezione della malinconia.
Profile Image for a.g.e. montagner.
244 reviews42 followers
April 9, 2024
Georg Brandes definì “det moderne gennembrud” il movimento naturalista e anti-romantico che negli ultimi trent’anni del diciannovesimo secolo diede visibilità europea ai letterati scandinavi. Uno degli esponenti di spicco fu Herman Bang (1857-1912), che, dopo aver dimostrato un talento precoce pubblicando a vent’anni due volumi di saggi critici sul naturalismo, viaggiò molto come giornalista. Ma a costringerlo all’esilio fu anche lo scandalo provocato dai suoi romanzi, oltre che dalla sua omosessualità. Come Oscar Wilde, era una penna raffinata e un dandy eccentrico, non privo di affettazioni, satireggiate da Strindberg nell’opera Predatori del 1886.

Nei due memoriali gemelli La casa bianca e La casa grigia, pubblicati a cavallo del nuovo secolo, Bang offre un ritratto della propria infanzia e giovinezza, sullo sfondo della decadenza del casato dei Hvide (ovvero “bianco” in danese); quasi a voler avvallare le parole di Thomas Mann, che in Bang vedeva un fratello del lontano nord danese.
La casa bianca che fornisce titolo e ambientazione al primo dei due romanzi è la residenza dei Hvide sull’isola di Als, teatro dell’ultima battaglia della seconda guerra dello Schleswig (1864). La sconfitta bellica e la conseguente cessione alla Prussia dello Schleswig-Holstein aveva segnato profondamente il senso nazionale danese, e questo sentimento serpeggia agli angoli della narrazione: la magione è arredata con i mobili provenienti dall’asta del castello di Augustenborg, che per secoli era stato la sede del ducato. Il tono prevalente è tuttavia quello elegiaco e dolcemente malinconico dei ricordi d’infanzia, fin dall’invocazione iniziale:

Giorni d’infanzia, vi voglio richiamare, tempi ignari di malignità, tempi gentili, di voi voglio rievocare i ricordi.
I passi leggeri di mia madre risuoneranno per le stanze luminose e coloro che ora sopportano mesti il fardello della vita sorrideranno come chi non è consapevole della propria sorte. Che parlino di nuovo con voci soavi quelli che sono morti, e antiche canzoni riaffioreranno attraverso il coro dei ricordi.
Anche parole amare riecheggeranno, parole gravi, pronunciate da chi conosce la dura resa dei conti con la vita.


È proprio la voce materna a risuonare al di sopra della narrazione corale: nella prima scena è suo il canto sullo sfondo di un crepuscolo innevato. Volubile e scostante, Stella è sempre pronta a trascinare i figli e le cameriere in un turbine di giochi, canzoni, scherzi, travestimenti; appassionata origliatrice dei pettegolezzi nella cucina della servitù; troppo indulgente con i dipendenti, che se ne approfittano; intraprendente nel prendere parte ai lavori domestici, solo per accasciarsi stremata pochi attimi dopo: “tutto quel far niente l’aveva stancata”. Ma questa iperattività, che s’interrompe bruscamente non appena il marito Fritz rientra a casa o si affaccia dal suo studio, cela una profonda infelicità:

“Sa, Tine, cosa vorrei tanto fare? Vorrei poter scrivere una canzone che fosse triste come la vita”
Taceva di nuovo, mentre le bianche mani risplendevano sui tasti.
“Ma è ben pensato che la felicità non abbia alcun plurale”.
“Già, è strano”.
La madre posava il capo sulla mano.
“No, non è strano”, diceva “perché ce n’è una sola”.


La cameriera Tine era già stata protagonista del romanzo omonimo di Bang, che ambientava una storia d’amore fallita sullo sfondo della sconfitta danese del 1864.
Con uno stile che Claude Monet in persona aveva definito impressionista, il testo scivola da un ricordo all’altro senza soluzione di continuità, disponendoli secondo il ciclo delle stagioni: di modo che la narrazione si apra con il lungo inverno che termina con lo spuntare dei bucaneve e l’allungarsi delle giornate, prosegua con la primavera e il raccolto estivo e si concluda con la vendemmia.
Nella postfazione, Luca Scarlini osserva che “la celebrazione del passato lontano e splendente di infinite infanzie è aspetto di un risarcimento emotivo che non giunge mai, nella perpetua celebrazione di una «nobiltà della sconfitta» più sognata che reale”. Non è un caso che il tono sia ovattato, a differenza di quanto avverrà ne La casa grigia; eppure, come recita il brano di Georg Hirschfeld citato nell’exerga, “ho dato loro parte del mio cuore — ma io non ho provato emozioni, non ho provato felicità”.

No Books:
http://nobooks.noblogs.org/archives/599
Profile Image for Roberta.
2,015 reviews338 followers
June 23, 2012
Ho dato 3 stelle a questo libro perché c'è sicuramente molto di più di quello che ho percepito io. Sono stata interrotta troppe volte nella lettura: questa. è una storia da assaporare in una domenica di tranquillità, e non nei piccoli momenti liberi tra un'attività e l'altra come ho fatto io.
E' una piccola biografia, una raccolta di memorie, in cui predomina la figura di una madre per certi versi infantile e, sullo sfondo, un padre autoritario ma bonario. O forse, incapace di inserirsi nell'educazione dei figli e nella gestione della casa. Si percepisce tanto affetto per questa donna, che affascina tutto il villaggio con la sua spontaneità, generosità e abilità nel canto. Ora voglio leggere anche "La casa grigia", che dovrebbe essere la continuazione.
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