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194 pages, Paperback
First published January 1, 1898
Giorni d’infanzia, vi voglio richiamare, tempi ignari di malignità, tempi gentili, di voi voglio rievocare i ricordi.
I passi leggeri di mia madre risuoneranno per le stanze luminose e coloro che ora sopportano mesti il fardello della vita sorrideranno come chi non è consapevole della propria sorte. Che parlino di nuovo con voci soavi quelli che sono morti, e antiche canzoni riaffioreranno attraverso il coro dei ricordi.
Anche parole amare riecheggeranno, parole gravi, pronunciate da chi conosce la dura resa dei conti con la vita.
“Sa, Tine, cosa vorrei tanto fare? Vorrei poter scrivere una canzone che fosse triste come la vita”
Taceva di nuovo, mentre le bianche mani risplendevano sui tasti.
“Ma è ben pensato che la felicità non abbia alcun plurale”.
“Già, è strano”.
La madre posava il capo sulla mano.
“No, non è strano”, diceva “perché ce n’è una sola”.