Quando si legge un libro, sulla copertina, appaiono sempre due elementi: il titolo e il nome dell'autore. La critica, il più delle volte, si sofferma su questi due aspetti: il testo (simboleggiato dal titolo) e sull'uomo che ha scritto quel testo. Spesso ci si dimentica, però, che quel testo esiste anche grazie al lavoro di un terzo, che si trova di fronte alla copertina stessa: il lettore.
Questo saggio di Eco si sofferma su quest'ultimo, mostrando come nel testo stesso ci siano degli elementi che contribuiscono alla creazione di un Lettore Modello.
Eco, infatti, afferma che il testo, per poter esistere ed essere comprensibile, richiede un certogrado di conoscenza e di inferenza al lettore, affinché quest'ultimo riempia gli spazi bianchi presenti in ogni testo: di fatto, se si volesse essere pignoli al massimo grado, le descrizioni risulterebbero ridondanti, ampollose, barocche, noiosissime. Poiché è importante garantire una certa agilità di lettura, determinati dettagli vengono sottaciuti e resi impliciti nel testo.
Ma allo stesso tempo, questa collaborazione del lettore è anche uno dei motivi per cui si prova piacere durante la lettura di un determinato testo: coinvolgendo la nostra attività mentale, il testo ci spinge a immaginare determinati possibili esiti dell'intreccio, per poi frustrare o confermare le nostre aspettative.
Eco, con questo testo, ci ricorda che la comprensione del testo dipende molto anche dalle conoscenza che un lettore possiede, siano esse enciclopediche o ideologiche. Spesso, questi 'a priori' presenti nel lettore contribuiscono alla riuscita o meno di un determinato testo, ma soprattutto alla loro riattualizzazione quando si parla di testi antichi.
Eco non rinuncia mai a citare le sue fonti - anche al costo di risultare ridondante -, mostrando come questo testo sia una grande operazione di chiarificazione, unificazione e ordinamento di molte teorie disseminate qua e là intorno al ruolo del lettore. Va dato merito a questo grande lavoro che ci permette di accedere a una teoria coerente, senza perderci in numerosi articoli e saggi (tra le altre cose, ormai piuttosto vecchi). Bisogna dire che la prima parte del testo, più legata alla semiotica pura, risulta più ostica: vi è una spiegazione del lavoro di Peirce, utilissima per chi lo abbia effettivamente letto, ma poco digeribile per chiunque altro. Andando avanti, però, il discorso si fa più concreto e quindi più facilmente leggibile, fino ad arrivare alle conclusive analisi su due testi. Queste due hanno il pregio di mostrare come il lavoro di Eco sia effettivamente utile per portare avanti un certo tipo di ragionamento, utile anche alla critica letteraria.
E' un testo per critici e che guarda alla critica, non è un testo per aiutare a 'leggere' i testi, soprattutto quelli narrativi.