Apologista de valores humanitários essenciais à estrutura das sociedades Tamaro levanta o véu aos problemas da emigração ilegal. Em Um País Para Lá do Azul do Céu quatro histórias de sofrimento cruzam-se num olhar agudo e incisivo sobre comportamentos de xenofobia, desenraízamento social e exclusão a todos os níveis. Neste seu novo livro Susanna Tamaro revela-nos o ponto de vista dos mais fracos, oprimidos e vítimas das adversidades da vida. Indefesos e sem qualquer poder reivindicativo geram sentimentos de frustração, impotência e ansiedade. Uma obra que nos alerta para a forma como lidamos com os mais desprotegidos e que apela à consciência colectiva dos governantes de todo o mundo.
Susanna Tamaro is an Italian novelist. Her second novel Per voce sola (Just For One Voice) won the International PEN Award and was translated into several languages. Her novel Va' dove ti porta il cuore (Follow your Heart) was an international best seller.
Nella prefazione a questa edizione, Susanna Tamaro afferma di essersi ispirata a fatti di cronaca vera e spiega così la sua scelta: «Penso infatti che uno scrittore, oltre a sapere inventare delle storie, debba essere anche in grado di mettere la sua creatività a servizio del tempo in cui si trova a vivere, illuminandolo dall’interno. Solo la scrittura infatti ha la capacità di rompere il muro banalizzante della cronaca e di svelarci il volto reale dell’Altro». Una motivazione molto nobile rimpolpata dal consueto stile di scrittura superbamente essenziale quanto emozionale, che tuttavia a me non bastano per lodare questo libro.
In questo libro ho sentito troppo lo stacco tra “bene” e “male” in un modo troppo inverosimile. E sembra un paradosso, dato che i racconti hanno come base dei fatti accaduti realmente. Il mondo è manicheo? O, per citare il caro Caparezza, Jodellavitanonhocapitouncazzo? Non lo so, ma queste sono solo le mie impressioni.
Il primo racconto, tra tutti, è quello che mi è piaciuto di più. Il titolo "Cosa dice il vento?" si riferisce alla ricorrente domanda che il piccolo Raj fa alla madre Nabila, una venticinquenne rimasta vedova, che affronta un viaggio clandestino che la porterà al confine tra l’Italia e la Slovenia. L’autrice non si limita a raccontare le penurie del viaggio e la freddezza dei trafficanti di uomini; trasporta il lettore nei ricordi di Nabila, tra i demoni che hanno infestato la sua giovinezza e il matrimonio felice con Tiru che per cinque anni le ha portato felicità. Arrivata alla fine del racconto, mi sono abbastanza arrabbiata: chiaramente, Nabila non ha mai incontrato i demoni buoni. Nessuno le ha prestato aiuto, anche le condizioni meteorologiche (un freddo che lei non aveva mai sentito né immaginato) le erano avverse. A chi va imputata la colpa? Al destino? A chi si è voltato o ha chiuso le imposte delle finestre, ignorandola? È forse colpa sua? Quando tutto ciò che voleva era portare il figlio in una terra sicura, donargli un futuro migliore?
La disperazione senza via d’uscita pervade anche gli altri tre racconti. In "Salvacion" la protagonista che dà il nome al titolo del racconto è una ragazza di diciannove anni che avrebbe voluto farsi suora ma che è andata in Italia a lavorare come domestica per poter mantenere la madre e le sorelle più piccole. Il suo datore di lavoro però abusa di lei e Salvacion si sente talmente sporca e umiliata da compiere un gesto estremo.
"Dal cielo" racconta invece di adozione, nel modo più sbagliato possibile, secondo me. Il bambino, a cui è stato dato il nome Arik, è vissuto per anni con i leoni (una sorta di Mowgli della giungla, insomma) e fatica ad ambientarsi nella società degli uomini, prima tra i bambini dell’orfanotrofio della missione, poi con la sua famiglia adottiva, una coppia italiana molto semplice: lei è una maestra delle elementari e lui un conducente delle ferrovie. Arik ha nove anni e sembra vivere in un mondo tutto suo. L’autrice in questo racconto alterna due punti di vista: in corsivo quelli di una tribale superstizione di Arik e in tondo quelli razionali e rigidi della madre. Il rapporto tra il bambino e la donna si fa più morboso, fino all'epilogo folle che l’autrice lascia ampiamente intuire. Non mi è piaciuto per niente questo racconto, mi ha messo addosso tristezza e molto fastidio.
L’ultimo racconto, in realtà, non è molto meglio. Anzi, è profondamente svilente, come già il titolo vuole far intuire: "Chissene…" Tre sono i personaggi principali di questo racconto: il professor Baraldi, ottantacinque anni e vedovo, che inizia a scrivere un presuntuoso "Trattato dell’ordine e del rispetto"; la sua nuova badante Rossella, una diciannovenne di colore, perseguitata dalla defunta colf Arnilla; Maria, unica amica di Rossella e a sua volta domestica presso un'altra famiglia. Il professore tanto distinto e attento al rispetto pian piano impazzisce, facendo quasi violenza alla giovane Rossella. La situazione quindi degenera: il professore si sente male e le due donne lo caricano nell'auto di Maria, cercando (con ben scarsi risultati) l’ospedale più vicino. E con un tragico "chissene", il professore viene abbandonato al suo destino.
Mi dispiace parlarne male, perché il libro inizia anche bene (passatemi il termine) ma scade pian piano nel deprimente. Cosa voleva trasmettere Susanna Tamaro con gli ultimi racconti? Vedo chiaramente il tema del diverso, delle differenti culture che non si capiscono e della diffidenza (con punte di razzismo e violenza), ma con che esito? Questi racconti non sono per niente edificanti, né per i migranti né per chi li accoglie. "Siamo tutti malvagi", ecco il messaggio che mi è arrivato, a fine lettura. E non mi piace per nulla.
Este libro, a diferencia de otros de la misma autora, me ha parecido facilón. Explic en forma de cuatro "cuentos" o historias breves la experiencia de 4 inmigrantes en Italia, pero me ha parecido que es un libro forzado, que podría explicar más cosas pero que está confeccionado de manera provisional, como si fuera encargo de la editorial, por ejemplo. Tiene poca profundidad, es un poco superficial a mi entender, como si sólo abriera las puertas, pero no acaba de dar forma.
First of all: I read the book in German and didn't enjoy it at all. It was a very easy read which left no room for interpretation, although the author tried really hard to put in some metaphors, which were too easy for my taste. Judging from other (Italian) reviews, the German translation is not the problem - the original version must be just as bad.
The topic was very well-chosen and coherent throughout all the stories, but it was unneccessarily fatalistic, and in some parts unrealistic or incredibly weird.
Although racism was criticized, the refugees were depicted as dull and inferior. I wouldn't recommend this book to anyone and I definitely won't read it again.
Like most of my Italian books, I got this one while stuck for endless hours at the Milan airport between flights. It turned out to be a rather bad choice, I found the writing style very trying. As to the four stories, I just didn't like them. They left me with a bitter taste, with the feeling that "life sucks"... I just felt a big weight on my chest after I was done with the book. So to me, these were sad stories badly described. I'm not sure I even want to donate this book, it would be like giving the gift of depression.
Non poteva andare peggio con questo libro. Era lì tra i libri da leggere da anni, e si è rivelato deprimente e senza senso. Sono al terzo racconto del libro e non so se forzarmi a leggere l ultimo o lasciarlo così visto i primi tre racconti e avendo concluso il terzo (il peggiore per ora proprio ora). Quando parlo di peggio mi riferisco alla sostanza dei racconti, non arriva che tristezza e negatività. A cosa può servire una lettura del genere?
Susanna Tamaro e os seus contos breves mas sempre intensos e cheios de ensinamentos. Gosto deste género de livros, acho-os óptimos para intervalar com aqueles livros de muitas páginas e estórias complicadas. Não é, definitivamente, o melhor dela mas mesmo assim recomendo, pois é sempre um prazer ler os seus livros.
Un libro meraviglioso. Trovo la scrittura di Susanna Tamaro profondamente vera, cruda ma sempre autentica. È una scrittura che ti fa sentire compresə, come se qualcuno finalmente sapesse dare voce a ciò che spesso resta inespresso.
Con estrema serenità, semplicità e coraggio, l’autrice racconta situazioni che a volte noi stessi percepiamo come disagio, stranezza o errore. Eppure, attraverso le sue parole, quelle stesse esperienze diventano legittime, umane, degne di essere accolte.
Leggendola, si ha la sensazione di essere ascoltati. Qualunque cosa tu abbia provato o vissuto nella vita, Tamaro riesce a farla sentire valida, reale, mai sbagliata. La sua scrittura non giudica: accoglie.
É um livro muito fácil e rápido de se ler. Perfeito para nos fazer companhia nos nossos tempos livres.
Considero que apesar de estas suas qualidades, não foi muito ao encontro de que procurava e, por isso, dar apenas 3 estrelas.
Não é um livro super bom, nem sequer mau. É um livro intermédio, bom para passar o tempo, bom para ler entre livros, isto é, naquelas situações em que acabamos um livro e não sabemos o que ler a seguir, é o ideal para essas situações.
I think the synopsis is misleading - what I read were four short stories in which depth was missing, the situations were extreme and I actually couldn't finish two of them. Of course this means that there is good writing here, I did suffer with those two. Maybe because they involved children, I don't currently feel in the right place to read them.