Perfetto amalgama di poesia e affabulazione, di ricordi lontani e paesi remoti, le prose del Secondo amore ci trasportano in un mondo magico, popolato di giovani violinisti capaci di far danzare le stelle in cielo, agili ballerini col monocolo, clown lillipuziani e macrocefali, zingari accampati fra il bosco e la palude in una distesa di tende bianche. Ma riaffiora, costante, la Storia, evocata da un Natale di guerra sul bassopiano della Podolia, a due passi dal fronte; dalla presenza dell'imperatore («Lui giace sepolto nella Cripta dei Cappuccini, sotto le rovine della sua corona, fra le quali io – vivo – vado aggirandomi»); dal cordoglio per la miseria austriaca al crollo dell'impero e per il tramonto della patria; dalla nostalgia degli esuli e degli emigrati – una nostalgia che può spezzare il cuore. E a ritmare l'intero libro è l'amore, che nel racconto eponimo si fa pura, toccante bellezza: nel bosco incantato, teatro di incontri pudichi, una risata si alza in volo «come un raro, sconosciuto uccello bianco», mentre i giardini esalano il profumo del glicine «con la fresca veemenza di un dolce vento». Un profumo inebriante oggi come allora.
Joseph Roth, journalist and novelist, was born and grew up in Brody, a small town near Lemberg in East Galicia, part of the easternmost reaches of what was then the Austro-Hungarian empire and is now Ukraine. Roth was born into a Jewish family. He died in Paris after living there in exile.
La più bella raccolta che abbia letto quest'anno. Ogni racconto una carezza: dall'avversione non troppo celata nel confronti dell' Prima Guerra mondiale e della rivoluzione, al racconto di schegge di vita quotidiana, senza nessuna pretesa -grazie al cielo- di insegnare nulla, piuttosto di immaginare e perdersi in qualche comune anfratto della memoria.