L'arte, e più in generale l'estetica, possono essere concepite come fenomeni (e/o categorie) interculturali? Come gli antropologi studiano questi fenomeni? E ancora, perché gli oggetti riconosciuti in un certo momento, da una persona specifica, come "artistici" possano affascinare ed esercitare certi condizionamenti in chi ne fruisce? Queste sono solo alcune delle domande a cui i sette saggi presenti nel volume cercano di dare una risposta nel tentativo di andare oltre la speculazione filosofica ed in particolare la scienza del bello e/o la teoria dell'arte moderna occidentale. Come sarà facile capire nei saggi raccolti, che riassumono il punto di vista delle principali contemporanee correnti antropologiche, non esiste un'unica prospettiva di ricerca e di analisi, ma siamo convinti che proprio la diversità degli approcci e le conclusioni a cui arrivano i loro autori rende i campi dell'arte e dell'estetica paradossalmente meno sfuggenti e indeterminati. Va pure rimarcato che, a prescindere o meno dalla interculturalità (e trascendenza) delle categorie dell'arte e dell'estetica, questi fenomeni possono divenire causa di contrasti sociali, etnici, di genere e razza. In quest'ottica la domanda "è arte?" non può essere ignorata, ma deve essere affrontata sulla base dell'investigazione delle dinamiche di potere, dei progetti politici nazionali, e delle strategie di riscatto sociale. Non si tarderà comunque a capire che, nonostante la ricchezza della diversità degli approcci, almeno tre sono gli elementi comuni che contribuiscono ad evidenziare la fecondità e la necessità dello studio antropologico dell'estetica e dell'arte. Ricerca etnografica, osmosi culturale e agency storicamente collocata sono infatti un presupposto teorico-pratico a partire dal quale trova senso e opportunità l'interesse per questi fenomeni che, con modalità e intensità differenti, pervadono la vita di ciascuno di noi.
2.5 🌟 Il mondo è pieno di grandi accademici che riescono a trasmettere i loro contenuti a persone meno erudite. È così che il sapere accademico viene trasmesso alle generazioni successive. Marcus e Myers non sono assolutamente tra questi, il loro saggio (capitolo 7 dell'antologia) è una lettura davvero atroce che si abbandona per disperazione o che si legge senza aver capito davvero qualcosa. Se escludessi questo saggio, la valutazione complessiva del volume sarebbe di 3.5.
Un libro interessante, ma se non fossi stata obbligata dal programma d'esame non l'avrei sicuramente letto: la maggior parte dei saggi presenti si rivolgeva chiaramente ad antropologi ed intellettuali, risultando così di difficile se non impossibile comprensione per un lettore medio interessato all'argomento.