Pierino Angelo Carmelo "Piero" Chiara (Luino 1913 – Varese 1986) è stato uno scrittore italiano, tra i più noti della seconda metà del XX secolo.
Piero Chiara was an Italian writer. He was born in Luino, on Lake Maggiore (northern Italy) into a family of Sicilian origin. Sought by the Fascist milice during World War II, he fled to Switzerland in 1944. He returned to Italy two years later, starting the activity of writer.His most famous work is La stanza del vescovo of 1976, which was turned into a film by Dino Risi soon afterwards. He died in Varese in 1986.
Questo è un volume postumo, compilato dal suo fedele esecutore testamentario Federico Roncoroni, selezionando i contenuti di più voluminose cartelle di note. Sono divise per anno, dal 1970 al 1985 in cui morì; e variano da osservazioniestemporanee, a brevi aforimi, a racconti di qualche pagina: spesso episodi della sua vita: molto belli gli incontri con poeti (Quasimodo, Sinisgalli, Cattafi) e pittori (il caro amico Viviani, di cui è l’illustrazione in copertina, e l’ottimo Franco Gentilini, usato per le copertine di diversi libri in edizione Mondadori), ma anche i ricordi (due di questi brani erano già stati presentati in Casa per casa, la vita). Sono gli anni del massimo successo per l’autore di Luino, quando dai suoi romanzi, spesso ristampati, vengono finalmente tratti anche film di successo; lontani sono i decenni di incertezza, prima come cancelliere, poi durante la guerra con i progetti di emigrazione, poi la vita da poeta negli anni Cinquanta.. eppure non sembra un uomo soddisfatto: ha solo compiuto sessant’anni, ma da buon conservatore non sopporta la contestazione e nessuna delle novità degli anni ’70; in più si toglie molti sassiolini dalle scarpe satireggiando i critici letterarii, che forse hanno tardato troppo ad apprezzarlo, oppure l’hanno etichettato come “autore d’evasione”.. Chi ha apprezzato i Controcorrente di Montanelli apprezzerà senz’altro anche il Nostro; a tutti gli altri, consiglierei questo volume solo dopo che avranno conosciuto le sue opere più importanti. Pur dopo aver letto numerose sue opere, anche di ricordi, restano diversi misteri su quest’uomo apparentemente così semplice, che si presenta così limpido: perchè non parla mai della moglie, del figlio, della sua seconda compagna? di come abbia vissuto negli anni Cinquanta, avendo abbandonato prima della guerra gli impieghi in Tribunale (compaiono frequentemente amicizie artistiche come l’incisore Cesare Viviani e molti poeti, accenna a compravendite d’arte; lui stesso scriveva poesie nei Cinquanta)? Possibile che non citi mai (se non una volta, di sfuggita) un autore politicamente ai suoi antipodi ma che come lui incarnava il piacere del narrare, senza rifuggire dagli aspetti sordidi della vita, e in quegli stessi anni era pure al vertice del successo, Alberto Moravia? (sarà perchè, come spiega qui in un gustoso brano, almeno dai tempi di Orazio nessuno scrittore parla mai dei suoi contemporanei..). E non stiamo a domandarci cosa ci facesse nelle logge massoniche..