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L'anno della morte di Ricardo Reis

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Ricardo Reis è uno dei tanti nomi ("eteronimi", appunto) con i quali Fernando Pessoa, massimo scrittore portoghese del Novecento, firmava le sue opere. A questo puro nome José Saramago, con un'invenzione vertiginosa - che è l'omaggio, ma anche la dolce resa dei conti, di un grande nei confronti di un altro grande del passato prossimo - dà un corpo, e una storia, e un vissuto. Lo fa tornare da Rio de Janeiro a Lisbona nel 1935, anno della morte di Pessoa, e lo fa morire un anno dopo, giusto in tempo perché possa visitare la tomba del suo creatore.
Ma in quell'anno, il 1936, non muore soltanto Ricardo, che non è mai nato: comincia anche a morire la grande civiltà europea, che Pessoa aveva onorato, e che ora pare soccombere nella morsa nazifascista di Salazar, Franco, Hitler e Mussolini, con la tragedia della guerra di Spagna a segnare un sanguinoso destino di catastrofe. L'eteronimo sopravvive al suo fattore per un tempo breve, ma sufficiente per fargli commiserare il genio sprecato, l'anacronismo di un altissimo umanesimo dato in pasto a un'epoca di mostri.
E Saramago, in questa sofferta elegia, ritrova la felicità di un'affabulazione tanto ricca quanto dolorosa, in un miracolo di stile che riesce a far coincidere un vastissimo corredo di evocazioni liriche, di intimistiche nostalgie, di scavi abissali fino alla radice del senso dell'esistere, con la durezza adamantina della denuncia politica, con un impegno etico e civile vieppiù esaltato dalla singolarità del contesto: la Psiche, la Cultura e la Storia, per una volta, si danno felicemente la mano.

350 pages, Hardcover

Published July 24, 2002

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About the author

José Saramago

308 books16.5k followers
José de Sousa Saramago (16 November 1922 – 18 June 2010) was a Portuguese novelist and recipient of the 1998 Nobel Prize in Literature, for his "parables sustained by imagination, compassion and irony [with which he] continually enables us once again to apprehend an elusory reality." His works, some of which have been seen as allegories, commonly present subversive perspectives on historic events, emphasizing the theopoetic. In 2003 Harold Bloom described Saramago as "the most gifted novelist alive in the world today."

https://en.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%...

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Displaying 1 - 24 of 24 reviews
Profile Image for Simona.
976 reviews228 followers
April 10, 2013
Non è mai facile per me raccontare ciò che Saramago è in grado di regalarmi e darmi, ma questa volta cercherò di valicare il confine delle emozioni e essere più razionale possibile per parlare di questo libro.
"Qui dove il mare è finito e la terra attende" si narra la storia di Ricardo Reis, uno degli eteronimi dietro cui si cela la figura di Fernando Pessoa. Saramago introduce la figura di Ricardo Reis presentandoci un medico-poeta che ha vissuto per ben 16 anni in Brasile e che giunge sulle coste del Portogallo scendendo dall'Highland Brigade, la nave che lo porta a casa. Una figura di carne e di sentimenti, di pensieri, di emozioni, di amore,che valica i confini del tempo per entrare nella storia, nel mito.
E mentre il mondo continua a rotolare (vedi la guerra di Spagna), Ricardo Reis alias Fernando Pessoa è il faro che illumina, non solo il Portogallo, ma anche il mondo intero.
Profile Image for Evi *.
395 reviews308 followers
August 23, 2024
DA PORTOGHESE A PORTOGHESE: PRENDI DUE PAGHI UNO
Accade che finisci un libro e non hai voglia o non sei nello spirito o fa troppo caldo ma soprattutto non trovi il tempo per farlo... sto benedetto commento e.... non è che lo si debba fare per forza e, comunque vada, si prosegue sempre a leggere altro, perché senza leggere non si potrebbe vivere...
Poi accade che a volte, non sempre, quando e solo se c'è la giusta ispirazione si riprende il libro non commentato, e sebbene siano trascorsi pochi giorni è come se fossero passati mesi o anni, siamo già in un diverso orizzonte di letture: nuovi personaggi, epoche, stili, lingue e linguaggi; e allora bisogna fare un triplo salto carpiato e rituffarsi all'indietro laggiù... a Lisbona nel punto più a ovest dell'Europa

dove il mare finisce e la terra comincia

quando in una fredda sera d'inverno, sferzata dalla pioggia e dal vento il Dottor Ricardo Reis il dottore poeta, non lo sa neppure lui se è più medico o poeta insomma - comunque chiunque esso sia - torna dal Brasile, dopo sedici anni di assenza e sbarca sul Tago al molo di Alcantara, nella sua città natale.
Perché torna a Lisbona?

Il lettore non lo saprà mai ufficialmente o lui non lo dirà mai, e la polizia del dittatore portoghese Salazar che nel frattempo è salito al potere perché in Europa soffiano venti di guerra e di totalitarismi, sospetta da parte sua loschi tentativi rivoluzionari.
Ma a Ricardo Reis ufficiosamente la morte di Fernando Pessoa avvenuta in quell'anno del 1936 era sembrata una ragione più che sufficiente per riattraversare l'Atlantico a ritroso, dopo sedici anni di assenza, a dare l'estremo saluto nel piccolo cimitero dove Pessoa riposa.

E infatti l'ombra di Ferdinando Pessoa aleggia su tutto il romanzo perché Saramago, oltre a scrivere un'opera bellissima, intende fare un omaggio al suo insigne connazionale.
Ma una recensione su Saramago non dovrebbe essere una recensione su Pessoa.
Ma Ricardo Reis fa da contraltare a Pessoa perché, come risaputo, è uno dei suoi tanti "eteronimi" la moltitudine di io in cui l'identità del poeta portoghese si è parcellizzata e che non si riesce ad afferrare mai perché il tutto è sempre più difficile da cogliere rispetto alle singole parti.
Ricardo Reis è l'uomo delle scelte non fatte, sempre bloccato nel non amare Lidia perché le differenze sociali sono una barriera insormontabile, ma anche incapace di rendere possibile l'amore spirituale per Marcenda ospite saltuaria dell'albergo dove Reis soggiorna, ché Reis non ha nemmeno l'energia di mettere radici e trovare casa, inetto a riprendere la sua attività di medico.
E Saramago e Pessoa e Ricardo Reis e il romanzo.... tutti sono ugualmente fusi, si confondono contagiati dal virus di una malinconia costante, che è più di una saudade lusitana, da diventare profonda solitudine che non è tanto il vivere da soli bensì il non essere, soprattutto, capaci di far compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro noi stessi.

Pessoa autore che (mi) inquieta e spaventa con la sua inquietudine esistenziale, autore che non ho ancora mai avuto il coraggio di affrontare direttamente in prosa, benché lo abbia fatto in poesia, leggendone alcune liriche.
Arrivare a Pessoa via Saramago, avvicinarglisi alla lontana per gradi mi è sembrato una discreta manovra letteraria.
Profile Image for Gabriele.
162 reviews136 followers
April 29, 2016
Il 30 novembre del 1935 morirono, nello stesso giorno, cinque fra i migliori scrittori portoghesi. Con la scomparsa di Fernando Pessoa non venne infatti solo a mancare la sua figura, ma anche quella dei suoi quattro "eteronimi", ovvero i quattro nomi d'arte che, in alternativa al suo, Pessoa utilizzò per firmare alcune delle sue principali opere letterarie: Álvaro de Campos, Alberto Caeiro, Bernardo Soares e Ricardo Reis.

È proprio quest'ultimo che cinquant'anni dopo viene ripreso da José Saramago per "L'anno della morte di Ricardo Reis": lo scrittore portoghese omaggia il letterato più conosciuto del suo Paese rendendo protagonista del romanzo quel suo eteronimo, Ricardo Reis, portoghese emigrato in Brasile e rappresentante il lato più classico della letteratura occidentale. Nella storia di Saramago sarà lui, unico fra gli eteronimi a non avere una data di morte, a tornare a Lisbona all'indomani della scomparsa di Pessoa. In una Europa oramai prossima alla seconda guerra mondiale, lentamente cercherà di riprendere la normalità di una vita che oramai pensava di essersi lasciato alle spalle, percorrendo i suoi ultimi mesi di vita fra incontri con lo spirito di Pessoa e avvenimenti ben più terreni, come l'amore diviso fra una povera cameriera e una giovanissima ragazza malata. A far da contorno è però la guerra, sempre più incalzante, tanto che sarà essa a prendere negli ultimi capitoli la scena, abbandonando al nostro eteronimo uno spazio sempre più marginale.

Il libro di Saramago è, appunto, un omaggio a Pessoa, e come tale va affrontato. Per chi Pessoa non lo conoscesse, "L'anno della morte di Ricardo Reis" risulterà un libro quasi indigesto e incomprensibile. La lentezza della narrazione e lo stile sembrano anch'essi ricalcare certi libri di Pessoa: "L'anno della morte..." è un libro principalmente "contemplativo", con diverse digressioni filosofico-letterarie, e non la storia avvincente che qualcuno si potrebbe aspettare. Anche il lungo finale, dove protagonisti sono i cambiamenti nella scena europea prossima all'arrivo del nazifascismo, riporta all'opera di Pessoa e a quanto l'autore, scomparendo quattro anni prima dello scoppio della guerra, ha lasciato con le sue opere letterarie. Saramago purtroppo non riesce a sostenere tutto il peso di un omaggio del genere: alcune immagini in questo libro rimangono vivamente impresse nel lettore, ma non è stato facile, almeno per me, leggerlo tutto di seguito, proprio per la pesantezza di alcune parti e per una trama che sembra spesso immobile, incapace di evolversi insieme al personaggio. Sono tre stelle e mezza, ma potrebbero diventare quattro a una lettura più coscienziosa.
Profile Image for Domenico Fina.
292 reviews90 followers
September 30, 2017
Il libro di Saramago che ho più amato. Quello in cui la sua propensione alla parabola o alla chiave paradossale (distopica) lascia spazio e si scioglie alla vita, seguita con minuzia, passo passo.
Profile Image for blue solange.
77 reviews8 followers
Read
November 9, 2024
Che dire, uno dei libri più faticosi che abbia mai letto… sicuramente molto più faticoso del mio fascinoso incontro con Pessoa.

Chapeau Saramago, capace di creare un periodo lungo una pagina e passare dalle somme sfere della politica ai convenevoli degli inquilini con una mezza virgola stentata; c’è anche della poesia, quindi davvero non biasimo nulla di quest’opera… ma questa volta alzo le mani.
Profile Image for Fiby Balloni.
14 reviews
June 21, 2025
adesso ho voglia di andare a lisbona, preferibilmente uggiosa, stare in un hotel e non fare altro che passeggiare di notte e leggere libri mentre dialogo con il fantasma di uno scrittore morto
Profile Image for Mita.
89 reviews65 followers
October 27, 2012
Avevo scoperto Saramago con “Memoriale del convento” ed era stata una rivelazione, mi aveva affascinato e conquistato, vuoi per la bellezza della storia vuoi per lo stile così particolare. Quando lessi per la prima volta “L’anno della morte di Ricardo Reis” rimasi abbastanza delusa. Non ero riuscita a ripulire la mente dagli echi del Memoriale e inconsciamente continuavo a cercare nelle pagine del libro le storie di Baltasar e Blimunda, senza ovviamente trovarle.
Per questo adesso, volendo rendere omaggio a quello che forse in questo momento della mia vita è il mio scrittore preferito, ho ritenuto giusto, quasi doveroso, piuttosto che andare a cercare qualcosa di nuovo, riprendere in mano questo libro che probabilmente per una mia inadeguatezza, o perché letto in un momento sbagliato non avevo apprezzato a pieno e rendergli giustizia.
Ed ho avuto ragione, perché la rilettura mi ha fatto scoprire un altro libro meraviglioso di quelli da mettere tra i D.O.C.G. completamente diverso da quello che ricordavo, non poi così lontano dal Memoriale di come mi fosse sembrato la prima volta, anzi quasi un suo completamento ideale.
Giorni fa, a tavola con mio figlio parlavamo proprio di questo. Anche lui ha letto e amato molto il Memoriale e ad un certo punto mi ha chiesto di cosa parlasse il libro.
“Parla della molteplicità dell’uomo,” gli ho risposto “delle sue incoerenze, delle sue ambiguità e delle sue debolezze; della morte che si insinua a poco a poco nella vita, della paura dell’oblio; parla dell’amore, dell’incapacità di amare, e della difficoltà a riconoscere e accettare i sentimenti, i propri, ma anche quelli degli altri; parla della sopraffazione del “potere” sul popolo, dell’annientamento della libertà degli individui, della cecità e delle contraddizioni della Chiesa; dell’ assurdità delle classi sociali, dell’uguaglianza tra uomo e uomo e tra uomo e donna. Parla della vita… insomma parla un po’ di tutto!”
Lui mi ha guardato e con un mezzo sorriso mi ha detto “E secondo te il Memoriale di cosa parlava, della costruzione di un’abazia forse?”
Profile Image for Fabio Pinna.
87 reviews1 follower
January 29, 2020
Non tutti gli autori sono per tutti; non tutti i libri sono per tutti. Senza dubbio, José Saramago non è per me e non potrei esserne più dispiaciuto. Il libro è un tributo del premio Nobel a Fernando Pessoa, attraverso la personificazione di Ricardo Reis (un personaggio dello stesso Pessoa): attraverso i due, Saramago ci fa camminare nella Lisbona del 1936 durante l'epoca di Salazar. Questa meravigliosa idea cozza terribilmente con lo stile di scrittura di Saramago che - e qui entra il mero gusto personale, la soggettiva sensibilità - ho trovato frustrante, snervante. Periodi lunghissimi che saltano di palo in frasca, un vero e proprio flusso di coscienza in cui devi faticare per ripescare e "mettere in ordine" descrizioni e dialoghi, mai veramente esplicitati. Non tutti gli autori sono per tutti e la vita è troppo breve per stare dietro ai voli pindarici di Saramago.
Profile Image for Freca - Narrazioni da Divano.
395 reviews23 followers
September 6, 2021
Quando conosci un po' Saramago sai che ti conquisterà, che avrà qualcosa da dirti che non è prevedibile anche quando credi di aver letto tanto riguardo un argomento, però che ti sconvolga ancora una volta alzando sempre più l'asticella con il suo lavoro per me è stato decisamente inaspettato: credevo che Caino e il vangelo secondo Gesù Cristo fossero irraggiungibili come livello, eppure mi ha spiazzata ancora una volta.
Se amate Pessoa non potete non leggere questo libro, Saramago infatti parte dalla filosofia dell'autore per costruire un mondo sull'orlo del baratro, per descrivere un mondo che non c'è più, che va disintegrandosi in una frana via via più veloce, dissolvendosi apparentemente come non fosse mai esistito ma che siamo invitati a riscoprirlo seguendo Ricardo Reis che cerca Pessoa, ormai defunto.
Interessante usare un alter ego che sopravvive di un anno al suo creatore per prolungare come un lascito il pensiero di Pessoa, un'ultima ombra che si estende fino ad esaurirsi come l'Europa umanista universalista che scompare nel nazionalismo e nella guerra, frammentata e sempre più flebile. Perché il crollo degli ideali europei uccidono anche l'eredità dei suoi intellettuali, una visione pessimistica di Saramago ma noi che leggiamo abbiamo comunque la speranza di poter recuperare e ricostruire, ripartire, rimettere insieme i pezzi: essere dei questuanti per quanto sia difficile trovare l'impalpabile che sembra venire ineluttabilmente spazzato via da qualcosa in cui non ci si riconosce.
Profile Image for Valentina Capaldi.
Author 8 books17 followers
Read
March 3, 2016
Ho abbandonato “L’anno della morte di Ricardo Reis” a tre quarti.
Di solito Saramago mi piace molto, ma per questo romanzo ho fatto proprio una gran fatica.
Il problema, secondo me, è che per un portoghese questo libro è stupendo, o quanto meno per uno che conosca bene tutta l’opera di Pessoa.
Dato che io non sono portoghese (non sono mai nemmeno andata in Portogallo) e non conosco tanto Pessoa ho capito metà delle cose che ho letto.
Comunque è un romanzo interessante, che ha in sé tutta la genialità e la filosofia pratica di Saramago.
Ricardo Reis è uno degli eteronimi di Pessoa.
Un eteronimo è molto più di uno pseudonimo; è una sfaccettatura della personalità del poeta.
Pessoa ne utilizzò diversi nella sua carriera letteraria, inventando per ognuno di essi una vita, con data di nascita e di morte, tranne che per Ricardo Reis.
Medico portoghese emigrato in Brasile, non si sa in quale anno egli morì.
Saramago se ne appropria e lo fa tornare a Lisbona nel 1936, anno della morte di Pessoa.
Qui egli vive per un po’ in un albergo, intrecciando delle relazioni sentimentali con una delle cameriere e con un’ospite della struttura, salvo poi trasferirsi in un appartamento suo per riprendere la sua professione.
La cosa curiosa è il fantasma di Pessoa che se ne va in giro per le strade della città, comparendo ogni tanto a Ricardo. Dico che è curioso perché sono l’uno l’altro, rendendo tutto sommato questo un romanzo che parla di Pessoa più che di Reis, anche se Saramago riesce a dare un involucro perfetto di carne e sentimenti a questo personaggio altrimenti etereo.
Sullo sfondo c’è il 1936, il che vuol dire la guerra in Libia, l’avvento della dittatura franchista in Spagna, il fascismo in Italia e il nazismo in Germania.
Un libro da leggere con calma (forse non era il momento giusto per me) con quel pizzico di realismo magico che caratterizza questo autore.
Profile Image for Giulio Minniti.
147 reviews8 followers
May 20, 2025
RICARDO REIS E IL FANTASMA DI PESSOA

“Fernando Pessoa chiuse gli occhi, appoggiò la testa sullo schienale del divano, parve a Ricardo Reis che due lacrime gli spuntassero fra le palpebre, potevano anche essere… effetti di luce riflessa, lo sanno tutti che i morti non piangono. Quel volto nudo, senza occhiali, con i baffi leggermente cresciuti, …, esprimeva una grande tristezza, di quelle senza conforto… D’improvviso, Fernando Pessoa aprì gli occhi, sorrise, Pensa un po’ che ho sognato di essere vivo…”
“L’anno della morte di Ricardo Reis” sembra essere nato da una scommessa: quella di scrivere un romanzo che ha per protagonista un non-personaggio, un eteronimo (quello con cui Fernando Pessoa scrisse alcune delle sue odi), quindi un semplice nome, il quale viene rivestito per l’occasione da Saramago di fattezze e connotati umani, a cui viene dato un corpo e una vita autonoma, indipendente dal suo creatore; un personaggio che, per di più, nelle quasi cinquecento pagine del libro non fa nulla di rilevante, bighellona inoperoso per le strade di Lisbona, fa sporadici incontri, scrive poesie, legge giornali. Si tratta, a ben vedere, di una duplice scommessa: perché è un romanzo costruito narrativamente sul vuoto anziché sul pieno (senza cioè un vero centro di interesse, se non quello legato alla morte enunciata dal titolo) e, in secondo luogo, perché abbina il massimo di irrealtà (lo sdoppiamento di Pessoa-Reis) con il massimo di realtà (la cronaca meticolosa degli avvenimenti del 1936). La cosa non deve però sorprendere, giacché sono proprio questi motivi a fare de “L’anno della morte di Ricardo Reis” un romanzo perfettamente saramaghiano. Infatti, la missione dello scrittore portoghese è sempre stata quella di dare ad anonimi e misconosciuti personaggi (siano essi contadini dell’Alentejo o soldati impegnati in un assedio) un volto, un passato, una storia. Si pensi a “Tutti i nomi”, in cui il protagonista si prefigge assurdamente di rintracciare e fare la conoscenza della donna la cui scheda anagrafica (rappresentante la spersonalizzazione per eccellenza, quella burocratica che riduce gli individui a meri nomi) è finita per errore nell’archivio dei decessi. Secondariamente, Saramago cerca in quasi tutte le sue opere di partire da dati reali (la costruzione del convento di Mafra, l’assedio di Lisbona occupata dai Mori, ecc.) per inserirvi una vicenda puramente fantastica, persino con divagazioni surreali (come nel caso del “Memoriale del convento”).
Leggendo “L’anno della morte di Ricardo Reis” si giunge ad effetti stranianti. Saramago rovescia il rapporto tra Pessoa (l’autore) e Reis (il personaggio), dando una concretezza inoppugnabile di vita autentica al secondo (attraverso la registrazione minuziosa e diaristica dei suoi atti, incontri e pensieri) e trasformando il primo (già morto quando Reis, nel dicembre del 1935, ritorna in Portogallo dal Brasile) in un personaggio di fantasia, impressione accentuata dal fatto che egli appare solo in veste di fantasma (tra l’altro, nel corso del carnevale, Reis incrocia un uomo travestito da morte e immagina cosa Pessoa, interrogato, potrebbe rispondergli alla domanda se dietro la maschera c’era proprio lui; qualche pagina dopo, quando Reis incontra “realmente” lo scrittore defunto, questi ripete, parola per parola, quanto Reis aveva poco prima pensato: segno forse che è Pessoa ad essere un’invenzione della mente di Reis, e non viceversa?). In questa ottica, “L’anno della morte di Ricardo Reis” è un’opera quasi esistenzialista, che si interroga tra le altre cose, anche se mai direttamente, sull’identità (gli “innumerevoli” che “vivono in noi”), sulla labilità del concetto di individuo (la vita che trapassa gradualmente nella morte senza un confine netto e inscindibile che le separi, come nel bellissimo finale), sulla solitudine (è indimenticabile la figura di Pessoa, spettro annoiato e triste che vaga per Lisbona in cerca di compagnia, sospeso “fra una memoria che tira e un oblio che spinge”, che non è più vivo ma pare abbia portato nell’aldilà tutti i fardelli della vita) e sul destino (la sterile saggezza cui approda Reis è sapere quello che accadrà e non fare nulla per cambiarlo, apatico e inutile spettatore dello “spettacolo del mondo”).
Per contro, l’impressione già citata che il romanzo di Saramago non parli di nulla di importante, ma sia tutt’al più la cronaca minimalista di un’esistenza vissuta nella dimensione soggettiva della coscienza, è contraddetta dal continuo, stringente parallelo con la realtà storica. Allo stesso modo in cui di Reis seguiamo gli insignificanti pensieri e i ripetitivi gesti quotidiani, così di quest’ultima emergono piccoli dettagli, frammenti di un puzzle che sappiamo, col senno del poi, che andranno a comporre lo scenario drammatico della Seconda Guerra Mondiale, ma che la versione dei giornali e della propaganda dell’epoca minimizza e annacqua in una visione stolidamente ottimistica e patriottica, non consentendo di coglierne tutte le straordinarie e irreversibili implicazioni politiche. Come il mondo del ’36 va ignaro verso la tragedia bellica, così Ricardo Reis si incammina senza saperlo verso la sua fine. La consapevolezza che il lettore ha (per esperienza storica del passato da una parte e per via del titolo del romanzo dall’altra) che i giorni della pace e quelli del suo protagonista sono contati carica quindi già a priori di senso quegli avvenimenti, quei pensieri e quei gesti che all’apparenza senso non hanno, convalidando così, mediante questo stratagemma narrativo, la straordinaria bravura di uno scrittore che non fa mai un libro uguale al precedente (qui addirittura usando un periodare molto più breve del solito) e che pure rimane sempre inconfondibilmente se stesso.
84 reviews1 follower
June 25, 2021
Titolo: L’anno della morte di Riccardo Reis
Autore: Josè Saramago
Pagine 400
Dello stesso autore ho letto “viaggio in Portogallo”, “cecità”, “la caverna” mentre per quanto riguarda questo romanzo storico, occorre come trovare la giusta chiave di lettura, il protagonista è rappresentato da una persona immaginaria alla quale si attribuisce una propria autonomia capace di sapere abilmente interpretare identità fittizie che sono nella mente di Fernando Pessoa non un genio ma molti, considerato uno dei maggiori poeti del 20 secolo, con i diversi eteronomi di Alvaro de Campos, Alberto Caeiro, Bernardo Soares ma in particolar modo viene trattata la figura di Ricardo Reis, un uomo risecchito, brizzolato di 44 anni nato a Porto, celibe di professione medico che decide di fuggire dalla rivoluzione del 1919 per stabilizzarsi a Rio De Janeiro in Brasile dove vi risiede per 16 anni fino al momento in cui avverte l’imminente arrivo di una nuova rivoluzione in Brasile e anche per il sopraggiungere di un telegramma che indica una morte annunciata del suo amico Pessoa che si palesa come un fantasma con il quale intrattiene dialoghi politici di vita e di morte. Il ritorno in patria avvenne con la nave a vapore Highland Brigade, dalla stazza di quattordicimila tonnellate, della Regie Linee Inglese utilizzata per attraversare l’atlantico fra Londra e Buenos Aires, spola sulle vie del mare, risale il flusso per attraccare ad Alcantara in Portogallo. Tra i tanti passeggeri della nave una volta sbarcato il nostro protagonista si trova a vagare per le strade inzuppate dalla pioggia accompagnato da un facchino che gli porta i bagagli al quale chiede come mai ci fossero delle navi da guerra nel porto gli risponde causa il mal tempo e le hanno rimorchiate e sono ormeggiate nella darsena della marina e la risposta da parte della classe subalterna arriva tranquillizzandolo. Decide di prende un taxi per una destinazione non ben definita lasciando all’autista la scelta dell’albergo lungo il fiume cosi arriva all’Hotel Braganca dove viene ben accolto da Salvatore il curioso direttore al quale gli racconta una bugia, quella di fermarsi il tempo per concludere un affare. Con Lìdia la cameriera-amante dell'hotel con la quale intrattiene momenti di intimità spostando tutta la sua attenzione a Marcenda la figlia del notaio, alla ricerca di una certa borghesia aristocratica interpretata dal notaio Sampaio. Torna a trovarlo il suo amico e poeta Fernando Pessoa, indossando ancora l'abito in cui era stato sepolto sei settimane prima, una presenza, non ben definita allo specchio, con un tempo ben stabilito oltre la quale non si torna indietro. Il protagonista di questo romanzo vive in un periodo storico davvero particolare il 1936 in cui l’esercito del dittatore Salazar si allea per marciare a fianco dei fascisti dei nazisti dei falangisti che assiste alla guerra di Etiopia e alla guerra civile spagnola. Filosofia, poesia, amore e destino secondo il punto di vista di un alter ego che ha ottenuto un permesso ormai scaduto ed ecco affiorare le riflessioni che si basano su vita e morte.
E’ un libro che offre moltissimi spunti di riflessione e di osservazioni di sé e degli altri. Le proprie scelte sono giuste? Il vivere le emozioni oppure definirle e non riuscire ad esternarle, una grande mole di idee e ideali di amori e di cura e di morte. Spazia in un arco di tempo ben definito dove si suppone un’angoscia e la drammaticità uniche. Essenziale comprendere che in questo romanzo si parla dell’arte della vita, della verità della poesia della filosofia tra il destino e l’amore. Ne consiglio vivamente la lettura.
Profile Image for Mudita.
95 reviews
September 1, 2025
Una lettura intensa, da centellinare: non è solo un romanzo, ma quasi un dialogo continuo con la morte, con la memoria e con l’identità. Saramago, con la sua prosa avvolgente che alterna momenti di riflessione altissima a lunghi passaggi più cronachistici, riesce a far rivivere Ricardo Reis, l’eteronimo di Pessoa, e lo mette in una Lisbona malinconica, piena di ombre storiche e di fantasmi letterari.
Saramago si riconferma un maestro nel capovolgere i confini tra realtà e finzione, tra creatore e creatura, e in questo gioco letterario emerge la grande riflessione sull’essere umano: siamo tutti, in fondo, costruzioni fragili della memoria, del linguaggio, del desiderio.
Recensione
E' un altro libro straordinario di un grandissimo autore, una storia profonda e malinconica.
La riflessione esistenziale e il gioco letterario tra Pessoa e i suoi eteronimi mi hanno colpito particolarmente: un dialogo affascinante tra un autore defunto e una creatura che non è mai realmente esistita, eppure cammina tra le strade di Lisbona.
Il lato storico-politico, pur interessante, sul finale mi è parso un po’ troppo diluito e ha rallentato la mia lettura, ma resta comunque un’opera memorabile.
Saramago ci ricorda nuovamente quanto sottili siano i confini tra realtà e finzione, vita e morte, memoria e oblio.

Profile Image for Alberto Palumbo.
317 reviews43 followers
July 14, 2022
⭐️⭐️⭐️ e 1/2. L’ho letto molto a rilento, non tanto per lo stile di Saramago - che ormai ho capito come funziona -, quanto per la stanchezza e il caldo. Inoltre, non lo ritengo il miglior Saramago, sono sincero: comincia a farsi più interessante nella seconda metà; la prima è un po’ monotona. Tuttavia, ho apprezzato i dialoghi fra Fernando Pessoa e Ricardo Reis - eteronimo del poeta portoghese - e il rapporto di quest’ultimo con Mercenda e Lídia. Ricardo Reis vive tutto in maniera fatalista: l’amore, la Storia, la vita sociale. Sa che i suoi giorni sono contati, così come quelli di Pessoa prima di sparire per sempre, ma lo sono anche l’Europa in cui Pessoa è vissuto: l’Europa dei totalitarismi non è più quella in cui hanno vissuto entrambi, e verso la vecchia Europa possono solo provare nostalgia e rassegnazione.
Profile Image for Je.
671 reviews19 followers
February 28, 2019
Saramago si conferma uno dei miei autori preferiti. Il suo sguardo lucido sulla storia, sull'arte e sull'umanità e il suo stile unico ogni volta mi conquistano. In questo romanzo adotta Ricardo Reis creatura di Pessoa per dargli la fine che il suo padre originario non ha potuto regalargli e ne approfitta per raccontarci la fine di un'epoca e di un modo di vivere.
18 reviews
October 5, 2025
Un affascinante ritratto della Lisbona del 1935 e dei venti di dittatura che si stavano allargando a macchia d'olio in Europa. Un uomo non risolto che cerca se stesso in un dialogo costante con Pessoa di cui ne è l'eteronimo. Affascinanti le due donne così diverse e così intense, che rappresentano i poli di una società rigida e ottusa.
Profile Image for Eirion.
595 reviews4 followers
April 19, 2025
Uno dei libri di Saramago che mi è piaciuto di meno.

6. Leggere un libro ambientato in ogni paese che visiterò
(challenge dell'anno 2019)
Profile Image for Andrea Giovanni Rossi.
159 reviews5 followers
April 11, 2025
Con un folgorante espediente narrativo, Saramago rende omaggio alla poesia di Fernando Pessoa e alla struggente bellezza di Lisbona
32 reviews
July 29, 2023
È una poesia lunga come un libro, difficile e bellissima. Nessuno scrive bene come Saramago.
Profile Image for Marty☕️.
96 reviews
March 3, 2024
Ho dato al libro 4/5⭐️ perché non ero abituata all’inusuale scrittura e punteggiatura dello scrittore ma dopo un pò di pagine sono entrata nel meccanismo. In più, speravo in un finale diverso.📚
Profile Image for Bea.
16 reviews
September 5, 2024
some parts may be appear too slow, but it really can catch the desperate atmosphere pre WW2. The novel was also filled with thoughtful dialogues that were interestingly off topic.
Displaying 1 - 24 of 24 reviews

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