Sto leggendo questo libro con la mera disposizione di colei che ignora.
Questo piccolo saggio viaggia con me da più di 25 anni, con la costanza di un amante respinto, nel silenzio che permea da sempre il passato.
Poi arriva il momento in cui, nel vociare attorno a te, immerso quest'anno nel verde e nel vento, hai bisogno di leggere di come le cose nacquero, di immaginare il Tempo non Tempo delle origini, di come l'uomo abbia raccontato a se stesso la Creazione del mondo, nelle varie culture sparse per la Terra, tra somiglianze e differenze.
Perché solo se si conoscono le origini di tutto si può trovare rimedio a tutto.
Ah, si potesse davvero!
Riattualizzare inizio e fine in un 'eterno ritorno', scrive Eliade, indagando mito cosmogonico e mito d'origine e con le origini....la fine.
In ogni campo, nell'arte soprattutto, con la nascita di nuovi linguaggi. Sulle e dalle 'macerie' del vecchio, nascono nuove forme di pensiero non solo artistico, come la psicoanalisi. Facile no? (persino troppo) immaginare il perché: sì, anche perché gli artisti sono per lo più nevrotici, ma soprattutto per il loro coraggioso 'mettere fine a...', reinventando e reinventadosi.
Smetto qui il mio commento. C'è molto di più in questo libro, molto, ma non ne scriverò oltre.
Alla fine, solo io capirò cosa ha rappresentato (avrei voluto usare 'significato') infilarlo in ogni valigia, in ogni zaino, ogni volta. Ed è una cosa alla Freud: quasi in disuso.