Fin dal suo arrivo sull'isola di Alba, il principe Imriel de la Courcel ha dovuto lottare: per conquistarsi il rispetto della popolazione locale, per vincere la diffidenza dei nobili di corte, per non soccombere alla disperazione dovuta alla lontananza da Sidonie, il suo grande amore perduto, cui ha rinunciato per sposare Dorelei mab Breidaia... Eppure anche un matrimonio combinato può regalare lampi di felicità; quando la moglie gli annuncia di essere incinta, infatti, il cuore di Imriel si accende di gioia e di speranza. Sentimenti che però non hanno nessun valore per Berlik, lo stregone del misterioso popolo dei Maghuin Dhonn, convinto che un giorno quel bambino distruggerà il regno di Alba. Così, in un atto d'inaudita ferocia, Berlik uccide Dorelei e il figlio che lei porta in grembo. Sconvolto, Imriel trova nella vendetta l'unica ragione di vita e, non appena viene a sapere che lo stregone è fuggito dall'isola, raduna un manipolo di guerrieri albani e si lancia al suo inseguimento. Sebbene il viaggio si riveli ben presto difficoltoso ed estenuante, il principe non ha nessuna intenzione di arrendersi, nemmeno quando scopre che Berlik si nasconde a Vralia, una terra selvaggia e pericolosa, dove l'inverno non ha mai fine e i boschi celano oscure insidie...
Jacqueline Carey (born 1964 in Highland Park, Illinois) is an author and novelist, primarily of fantasy fiction.
She attended Lake Forest College, receiving B.A.'s in psychology and English literature. During college, she spent 6 months working in a bookstore as part of a work exchange program. While there, she decided to write professionally. After returning she started her writing career while working at the art center of a local college. After ten years, she discovered success with the publication of her first book in 2001.
Currently, Carey lives in western Michigan and is a member of the oldest Mardi Gras krewe in the state.
Quanto invece segue nel secondo libro, è continua sfortuna, una peggiore dell’altra che, più che ostacolare Imriel nella sua ricerca di vendetta per il torto subito, non fanno altro che abusare della capacità di sopportazione del lettore. C’è un numero esiguo di disavventure che chiunque potrebbe accettare prima di perdere il senso della ragione e affidabilità, e purtroppo Imriel nel suo passato e presente ne ha collezionate talmente tante da rendere goffe le nuove avversità in cui s’imbatte ancora una volta, pagina dopo pagina. I giochi d’amore, che fanno da pilastri narrativi della vicenda, sono prima affrontati fino ad uno struggimento reale di abnegazione, per poi collassare in una vendetta che porta alla conoscenza di nuove culture, nuovi dilemmi religiosi e nuove difficoltà, anche se coronate da una piccola rivincita personale che, finalmente, vede la luce in un amore corrisposto e non più celato. La storia tutto sommato non è male. La scrittrice riesce ad articolarsi bene nei suoi continui spostamenti narrativi, ma assumendo, in questa avventura in particolare, un’accelerazione fin troppo presente. Come si suol dire, troppa carne sul fuoco rischia di bruciare e, sfortunatamente, l’unico consiglio che esprimerei verso il protagonista sarebbe quello di essere esorcizzato dalla sfortuna che lo perseguita come la celeberrima "nuvola di Fantozzi". Ora che, perciò, parte degli ostacoli sentimentali sono andati persi, chissà cos’ altro si chiederà a questo protagonista sfortunato. Purtroppo temo altre disavventure e dure prove di potere e di amore. Alla Carey non si può chiedere di meglio se non di stare a vedere quello che ha in serbo per noi lettori.
C'è un maledetto punto di trama che avevo visto arrivare lontano un miglio dal libro precedente che ho odiato cordialmente, senza contare che il discorso delle previsioni del futuro fa acqua da tutte le parti e ciò non è accettabile.
Ma mannaggia la miseria il resto è bello. (In più ho shippato mailissimo Imriel/Maslim)
Secondo volume della seconda Trilogia di Terre D’Ange (diviso in due parti nell’edizione italiana, fatto sul quale sorvolo, tanto il mio pensiero è già stato più volte chiarito), rispetto al precedente il mio giudizio si può riassumere in: siamo sulla strada giusta, ma si può fare meglio.
Parlare di questo libro senza fare spoiler è un po’ difficile, non solo perché è il secondo di una serie, ma perché questa serie è troppo legata alla precedente: perfino fare il nome del protagonista può essere considerato uno spoiler. Farò del mio meglio per scrivere un commento che possano leggere tutti.
Partiamo dai punti di forza, che poi sono quelli di tutti i libri precedenti: per prima cosa il worldbuilding. Adoro questa reinvenzione dell’Europa e delle sue culture, è fatta benissimo ed è ricca di elementi credibili e dettagliati. Mi piace molto anche che in ogni romanzo si esplorino aree e società diverse, così da avere sempre qualcosa di nuovo da scoprire.
La scrittura di Carey è scorrevole e ben bilanciata nell’alternanza tra narrazione e dialoghi. Non è particolarmente elaborata, ma è curata bene e si adatta al contesto. Inoltre, considerando la lunghezza dei romanzi, è un bene che non sia troppo pesante.
La trama di questo volume mi è piaciuta più del precedente, anche se in molti aspetti è davvero dolorosa. Il protagonista è cresciuto e migliora, anche se sembra che per la storia che davvero vorrei leggere dovrò aspettare il terzo. Mi sarei aspettata che tutta la trilogia desse più peso al passato e soprattutto alle origini del protagonista, invece per ora restano un po’ messe da parte, relegate ai suoi tormenti interiori, ma non affrontate direttamente. In generale comunque la trama è interessante, anche se forse nella parte finale alcuni capitoli si trascinano un po’: una sforbiciata qua e là non avrebbe fatto male.
Il punto più debole, che per me rende (almeno per ora) questa trilogia inferiore alla prima è il tema della sessualità. Nella trilogia di Phèdre era un punto di forza, ben inserita nella trama e imprescindibile data la natura della protagonista. C’era originalità e varietà nella descrizione delle scene di sesso, che non risultavano mai fuori luogo o ridicole. In questa nuova saga la frequenza e il dettaglio usati nella prima trilogia non sarebbero più necessari, basterebbe molto meno a rendere l’idea: le scene sono ripetitive e a volte un po’ esagerate, con qualche descrizione al limite del cringe. Ammetto però che io sono molto critica e non è facile farmi apprezzare le scene di sesso senza farmi sghignazzare come un’adolescente o farmi pensare che siano state inserite solo per attirare l’attenzione su quello che nella nostra ipocrita società è un argomento tabù e quindi soggetto al fascino del proibito. Osservando il libro con un po’ più di distacco, in questo volume l’autrice ha calcato un po’ meno la mano rispetto al primo e comunque la trattazione è migliore della maggior parte di altri libri che (purtroppo) ho letto.
Ci sono troppi emo in questo libro. O meglio, ce n'è uno che vale per quattro, più vari ed eventuali (come Conor, il suonatore di cetra, il quale fra l'altro ha anche il ciuffo nero liscio che gli ricade sul viso). Non ho mai avuto un grandissimo feeling con il protagonista. Sta gradualmente diventando meno mammola di quanto fosse all'inizio, ma proprio non si riesce ad andare oltre il "compio atrocità perché sono costretto, e non vedo l'ora di tornare a casa a collezionare fiori secchi e scrivere sonetti elisabettiani". A parte il fatto che lo trovo incoerente. Non riesco a vedere la necessità di rincorrere uno fino in culo al mondo per ucciderlo, se poi non provi un minimo del rancore necessario. Né dell'arrivare alla vendetta "con il cuore umile". E sì, avrei preferito di gran lunga la scena classica con il cattivo che muore irredento e il protagonista che urla la sua furia al cielo. Questa uccisione del nemico in silenzio ed odore di santità è, ehm, un coito interrotto. E un cazzone superstizioso e arrogante come Berlik non meritava semplicemente una rapida decapitazione. E sto detestando anche la controparte, Sidonie. Se Imriel soffre di questi patemi d'animo ricorrenti e che tuttavia non hanno influenza coerente sulle sue azioni, Sidonie sembra una psicopatica anaffettiva e depravata con le reazioni a cortocircuito. Che palle, questa eterna sicurezza di sé unita al fisico da dominatrix. Voglio dubbi, perdindirindina. Speriamo che le arrivino dei casini nel seguito, così vedremo forse un po' incrinata questa sicumera. Insomma, non sono mai contenta :-D però va detto che non sarei così pretenziosa se non sapessi che la Carey, quanto a respiro epico ed approfondimento dei personaggi, è davvero capace del massimo. A certi autori non ha nemmeno senso chiedere cose simili.
E così alla fine Imri-lamento si ricongiunge a Sidonie-lussuria. Prima però Imri-bello (si capisce vero che non mi è simpaticissimo?), parte con Urist (il più simpatico del libro) e la guardia di Clunderry alla ricerca di Berlik, il mago-orso che ha fatto secca Dorelei. I maguihn-dohir avrebbero meritato un po’ più di spazio (soprattutto rispetto a quella palla degli habiru e degli yeshuidi). Ad esempio, il figlio tra Morwen e Imri sarebbe stato un interessante nipote di Melisande, sicuramente più di quello che potrebbero generare lui e Sidonie …. Nella caccia Imri attraversa varie avventura, tutte prive della minima importanza e avvincenza (si, lo so non esiste) e con lo stesso livello di coinvolgimento delle previsioni meteo. Poi arriva in Vralia dove il meteo è perlomeno più avvincente, fa quel che deve fare e torna indietro. A quel punto sbucano dal nulla Phedre e Joscelyn (del tutto inutilmente) e tornano tutti in Alba, felici e contenti. La testa di Berlik viene sepolta ai piedi di Dorelei, Imri e Sidonie trombano ripetutamente (ma ci vengono risparmiati i dettagli, visto che ormai ne abbiamo avuti in abbondanza: ma quando è che la frusta sul serio?!) ma papino Drustan e mammina Ysandre ribadiscono che il figlio dell’arcitraditrice Melisande non sarà mai ben accetto come genero. Tag: SGAK (sempre grazie al Kindle)
Commento unico Il principe e il peccato - La sposa e la vendetta
Bello, bello, bello. Questa saga si fa sempre più interessante, tra amori, maledizioni e intrighi in perfetto stile Carey. Imriel è il più adorabile personaggio mai uscito dalla penna di questa autrice (dopo Alcuin, ovviamente) ed è bello vedere come si evolve nel corso della sua turbolenta vita. Ma ho adorato tanto anche Dorelei e Alais, davvero due splendidi personaggi, tenere e risolute. Troppo sofisticata invece la delfina Sidonie, non che mi sia antipatica ma è decisamente troppo "perfetta". Mi piace anche come la Carey ha inserito personaggi vecchi ma ancora tanto amati quali Phèdre e Joscelin, dando loro un ruolo importante nella storia ma senza concentrarsi troppo su di loro. E' una bel modo per mantenere la continuità con la prima saga. Non posso infine evitare di dire che ancora una volta la Carey ha scritto pagine di una intensità incredibile, emozionanti, strazianti, indimenticabili. Aspetto trepidante l'ultima punata della serie!
"Ne il tempo ne la distanza hanno cambiato ciò che provo per te."
Imriel è cresciuto, non è più il piccolo impaurito figlio di Mèlisande. Ha la tecnica di Joscelin e gli insegnamenti di Phèdre. Ha una moglie che lo ama, è il principe di Alba ma, nel cuore, appartiene a Terre D'Ange. Al precetto di Elua... Ama a tuo piacimento. Anche quando l'amore va contro ogni programma politico, quando quello stesso amore provoca la morte di innocenti, ti costringe a sfidare i pari del regno e non solo. E ti porta nel nord più freddo, compagno di viaggio insieme alla vendetta e alla giustizia... Ma è anche lo stesso amore che ti farà tornare a casa, che ti impedirà di cedere o rinunciare... E che, alla fine, ti farà sorridere.
Lo stile della Carey è davvero superbo, la adoro, e amo alla follia il mondo che ha creato, benchè la geografia si rifaccia a quella europea e via discorrendo credo che abbia ambientato le sue avventure in uno scenario davvero unico e particolarmente bello, ricco di particolari e davvero ben dettagliato. Sicuramente ho apprezzato di più la prima trilogia narrata dal punto di vista di Phèdre, anche se credo vivamente che la colpa di ciò sia da attribuire alla casa editrice Nord che dividendo in due ogni volume ha interrotto la storia rendendo a mio parere più difficile affezionarsi davvero a storia e personaggi...
Kushiel's Justice, parte 2 Al solito, meglio della prima parte del romanzo - come al solito i libri della Carey vanno in crescendo e danno il meglio dalla metà in poi. Nonostante gran parte della storia parli di un inseguimento tra la neve, è molto ben scritto e lascia poco spazio alla noia. Imriel mi piace sempre di più, e mi è piaciuto il modo in cui è sono stati trattati i suoi sentimenti contrastanti per la sua sposa e per la donna che ama, mi ha molto coinvolta. Un romanzo molto legato al successivo, in cui tutti i nodi verranno finalmente risolti, ma che non lascia insoddisfatti arrivando all'ultima pagina.
In questi libri, e in quelli della Carey in generale, c'è un particolare modo di raccontare l'amore: così passionale e così travolgente, da indurti a compiere qualsiasi sacrificio per esso. Per fortuna sto leggendo la saga avendo tutti e sei i libri a disposizione, ormai Imriel é un personaggio ben delineato e sto imparando ad amare la sua storia come avevo già amato quella di Phèdre e Joscelin.