Limonov - nome d'arte che evoca il suono della parola russa "granata" - ha attraversato cinquant'anni di storia europea: dalla fuga dall'URSS negli anni Sessanta all'avvicinamento al KGB, dalla fondazione nel 1993 del Partito Nazional Bolscevico alla partecipazione alla guerra dei Balcani a fianco dei "fratelli serbi". Incarcerato per tre anni per associazione a banda armata, nel 2002 raccoglie, in forma di inquietanti racconti autobiografici, ricordi sparsi tra il Mar Nero e Venezia, tra un bagno turco di Mosca e una spiaggia di Nizza. Ricordi legati dall'acqua che li trascina e li unisce in un unico fiume della memoria.
Limonov is the leader of the unregistered National Bolshevik Party (NBP). Limonov served two years in prison for illegaly purchasing weapons.
Limonov's works are noted for their cynicism. His novels are also memoirs, describing his experiences as a youth in Russia and as émigré in the United States
Autobiografia acronologica e asincrona di un eccessivo, debordante, egocentrico, narcisista. Disgustoso quanto basta, poetico quando meno te lo aspetti, misogino nove volte su dieci quando parla delle donne, tecnicamente pedofilo (a cinquantacinque anni ha una relazione con una sedicenne che, sottolinea più volte, non dimostra più di undici-tredici anni), romantico in controtendenza quando il suo sguardo spazia sulle rovine geopolitiche dell'ex Unione Sovietica - La Russia non doveva lasciarla andar via questa terra [il Tagikistan], doveva tenersela stretta, non fosse altro per un fatto estetico. Anche solo perché qui nei laghi vivono pesci del genere e cresce il melograno, frutto complicato, come celle d'alveare serrate a pugno, piene di pungente sangue rosso. - ignorante che indigna con i suoi commenti sulla storia di Roma o sulla Fontana di Trevi (che definisce (…) niente di speciale. Una costruzione acquosa, vischiosa, ossidata.) o sugli italiani (che accusa di lavarsi troppo poco, al pari dei francesi!), ma che dimostra di conoscere la storia antica meglio di quanto potrebbe sembrare e che si commuove e riflette di fronte alla gelida imponenza della Piazza della Libertà e della fontana a specchio di Char'kov, Ucraina (Una piazza infatti è un grande luogo vuoto, come può essere un simbolo?) o allo stagno maleodorante e infestato dagli insetti di Tjuren'ka nel quale si tuffava quand'era poco più che bambino.
Il pretesto narrativo, il filo conduttore, per Limonov che nel 2001 scrive dal carcere-fortezza di Lefortovo a San Pietroburgo, dove è stato rinchiuso in seguito a una condanna a quattro anni con l'accusa di terrorismo (ne sconterà solamente due durante i quali scriverà ben otto libri della sua impressionante produzione letteraria), è l'acqua: che sia di mare, di fiume, delle fontane, o degli aryk (cioè i canali), di laghi stagni e paludi, o dei bagni turchi siberiani o dell'Altaj o persino del carcere, o semplicemente pioggia, poco importa, tutto concorre a evocare un ricordo, a permettere al dissidente e oggi oppositore di Putin (ma anche amico di Arkan ai tempi della guerra dell'ex Jugoslavia), esule a Parigi New York e persino a Ostia nei primi anni Settanta, di raccontarsi, di autoincensarsi, di esaltare se stesso e il Partito Nazional-Bolscevico del quale è fondatore e massimo rappresentante, di rammentarci continuamente le sue doti di poeta e letterato, di giornalista e politico combattente e perseguitato (è in carcere a causa di alcuni artcoli pubblicati su LImonka, il suo giornale), dei rischi e delle avventure che continuamente ha corso nella sua esistenza vissuta in bilico fra la figura di soldato - Mi piacciono i soldati. Non ne ho mai fatto mistero. Io stesso sono per metà rivoluzionario e per metà guerriero. - e quella di bohémien. Quanto alla sua scrittura e alle sue qualità artistiche, reali o presunte (certo è che qualcuno in Francia piuttosto che negli Stati Uniti lo ha sempre pubblicato e ha dato spazio alla sua voce riconoscendogli lo status di artista) ci ricorda Wikipedia.org che quando nel 1990 ebbe inizio la sua collaborazione con i giornali di lingua inglese a Mosca "Living Here" e "The eXile", Limonov chiese ai redattori di preservare il suo "terrible Russian English style", accorgimento che, l'editore italiano ci conferma, è stato adottato anche per la traduzione in italiano.
Non so bene per quale motivo, ma a un certo punto leggendolo ho pensato a Bukowski, a quel poco che ho letto di Bukowski, e poi ieri, a lettura conclusa, ho trovato questo articolo nel quale Limonov brevemente si racconta (ancora una volta, ma in maniera decisamente più organica) e fa cenno proprio alle accuse di plagio nei confronti di Bukowski che gli sono state fatte e al suo incontro con Lou Reed, e mi viene da pensare che non è del tutto sbagliato credere che Limonov abbia assorbito e voluto riproporre, alla sua maniera, quella figura di poeta maledetto che unita agli ambienti punk e di avanguardia letteraria frequentati a New York a metà degli anni Settanta, alla figura dell'esiliato povero e perseguitato, e a quella del combattente spregiudicato, hanno generato la sua grezza poetica, l'istintualità programmata del narcisista e dell'autore che abbiamo davanti ai nostri occhi.
Ecco, penso che tutti questi, uniti alla possibilità di guardare da un punto di vista inusuale una fetta di Storia che ci è contemporanea ma estranea e molto vicina quanto lontana, siano motivi per decidere di leggerlo, ma anche, naturalmente, gli stessi validi motivi per scegliere di fare l'esatto contrario. Per quanto mi riguarda, per mettere un po' di ordine, leggerò anche "Limonov" di Emmanuel Carrère.
«Circa due terzi della città erano annoverati tra gli edifici di particolare rilievo artistico: case di legno, grigie e nere per il tempo. Fazzoletti, pellicce, colbacchi: tutto come in un museo. E soprattutto questo concentrato di antichità sotto un cielo blu scuro diurno, denso come colla. La temperatura era -32 gradi.»
Siamo in Siberia, e le mie sono tre stelline molto abbondanti, grezze ma pur sempre stelline.
“El libro del tiempo”, dirían de esta narración que expone lo torrencial de la vida. Eduard Limónov se autobiografía en el suelo pelado de Ostia, recordando el arrabal de la infancia; entre el viento feroz de Crimea “cuando los literatos eran poco comunes”; en el Pacific Grove de Los Ángeles, cuando era la estrella de congresos de editores; en el lugar de “discreto abandono” en Bretaña donde vivió Gauguin y en el que se codearía con cineastas; en Sochi, entre las olas del Mar Negro, abrazado a uno de los grandes mafiosos rusos; en el Sena, pasando cientos de días dichosos, “huidizos como espejismos”; entre las aguas del río Kubán chapoteando junto a Zhirinovski, líder del ultranacionalista Partido Liberal Democrático ruso; en Moldavia, pensando en disparar cómo fuese una ráfaga con su fusil sobre el espacio desde donde saliera una bala; en la cárcel de Lefórtovo tras ser acusado de conspiración y ser el ideólogo del ilegalizado Partido Nacional Bolchevique. Siempre con mujeres a las que amó como si fuera un “esteta prendado de una estatua manierista”. Y al final caminaba junto a cada una de ellas, sepultando “lo nuestro”… Excesivo, manipulador, temerario, palpitante, extraterrestre. Presentía las palabras como una amenaza. “Y solo allá, en la puerta real, sabedor del misterio, un niño lloraba porque nadie volvería”…
"Hay dos preguntas que persiguen a los sujetos excéntricos como Limónov: ¿quién es realmente? y ¿dónde se encuentra el límite entre la realidad del ser y el personaje? Si bien Limónov no parece necesitar las exageraciones propias de las biografías para resultar extravagante, sorprende encontrar en estas memorias todo lo contrario. Hay en ellas una humanidad impropia de los relatos sobre enfants terribles, una sinceridad en las anécdotas que revela lo que se esconde tras sus decisiones vitales: simpleza, esencia de cualquier acto humano, aunque en su biografía ésta resulte más evidente y contradictoria por la impulsividad característica del autor.
En El libro de las aguas Limónov no alimenta el mito, aunque tampoco habla con humildad, y es esa falta de decorado, la sinceridad de la palabra, la que nos acerca, por fin, a este distante personaje. Escrito ante las miras cortas de una celda en la que esperaba encontrar la muerte, nos presenta un recorrido de su propia vida, donde lo importante no es él, sino lo externo, su relación con las mujeres, las guerras y la naturaleza acuática. Todo esto, por supuesto, sin un ápice de filantropía, acentuándose así esa contradicción que le es propia." Itziar Romera
La única acción de este verano me la están dando las lecturas de Limónov. “El libro de las aguas” son unas memorias escritas desde su encierro en prisión sobre el año 2000. La cronología da saltos constantemente. Él mismo dice: “Estos recuerdos míos pueden abordarse desde cualquier página y leerse en cualquier sentido. Flotan en la eternidad y carecen de extensión, puesto que son partículas disueltas en su magma”.
El libro está dividido en todas las aguas en las que se bañó: mares, ríos, estanques, lagos y bahías, fuentes, saunas y baños, lluvia, aryk y huracán. “El caso es que, allá por 1972, había hecho la promesa de bañarme en todas las aguas que me pusieran por delante. Y lo que hacía era cumplir esa promesa”.
Encontramos pinceladas de la vida del autor desde sus diecisiete años: peleas con sus parejas, contrabando de cosas prohibidas por el Código Penal ucraniano (no especifica para cubrirse las espaldas o para aumentar el misterio), enfrentamientos armados en países en guerra, una experiencia cercana a la muerte (por aproximarse demasiado al mar pues no todos los mares están hechos para el bañista), ciudades en ruinas, una naturaleza salvaje “capaz de poner firme a cualquiera”…
El libro parece una enumeración de recuerdos, imágenes y nombres de distintos lugares y épocas que conforman una imagen bastante fiel del autor. Al menos, bastante fiel a cómo quería ser visto y recordado. “Escrutar el lejano horizonte es muy saludable para la vista y para los delirios de grandeza. Si quieren un consejo, y sin profundizar demasiado: ¡mimen sus delirios de grandeza! Hagan lo posible para cultivar todo aquello que los distinga de los demás. No les hace falta alguna acabar confundiéndose con toda esa aburrida gentuza”. Como siempre Edichka, generando amor y odio al mismo tiempo.
Лимонову удалось объединить в себе практически все пороки XX века. Он непреклонный имперец, расист, сексист и любитель девушек, годящихся ему в дочери. Нет сомнения в том, что сегодня он бы воспевал войну в Украине и восхищался видом разгромленных и разрушенных городов, как неоднократно делает на страницах этой автобиографической книги. Однако можем ли мы судить о качестве литературного произведения лишь по мерзости его автора? Можем ли переносить заблуждения его жизни на результат его же трудов? Думаю, любому здравомыслящему человеку ответ будет очевиден. Время устроено таким образом, что, спустя годы, подробности личной жизни, убеждения и заблуждения составляют интерес преимущественно для искусствоведов. Для читателя, а шире – для потребителя искусства, важным остается только качество, сияние которого невозможно подделать, скрыть или затмить. Искать же святых среди деятелей искусства – вещь наивная и контрпродуктивная. Великие таланты зачастую и великие грешники. Измеряя искусство лишь порочностью его автора, однажды рискуем оказаться в пустых музеях, галереях и библиотеках. Пустых либо заставленных произведениями высокоморальной бездарности.
istantanee della vita di Eduard Savenko filo conduttore l'acqua per lo più si tratta di ricordi sparsi di donne immagini che hanno in comune uno sguardo impietoso e una efficace quanto concisa didascalia la prosa è accattivante i ricordi affascinanti, anche quelli più pesanti che riguardano le sue amicizie più impresentabili e persino quelli in cui parla male dell'Italia, lo scrittore è un egomaniaco malato di inquietudine, ma forse è questo che lo rende interessante...
Eduard Limonov è una figura interessante e controversa. Dissidente sovietico, rifugiatosi in occidente dove intraprese la carriera di scrittore, fortemente critico anche del modello occidentale, tornato in Russia dopo la caduta dell’URSS, Russia dove ha unito alla sua carriera di scrittore anche quella di politico, fondando un partito che paradossalmente si richiama ad alcuni valori fondanti di quella Unione Sovietica dalla quale fuggì da giovane. Nel corso della sua vita ha sperimentato la fama, la gloria ma anche la guerra, volontario in Jugoslavia a supportare le milizie serbe, la protesta antiregime e il carcere per attività sovversiva. Una specie di D’Annunzio, simile a lui nel narcisismo e nell’intreccio fra arte e politica, ma che a differenza dello scrittore abruzzese, che diceva “Ah perchè non son io co' miei pastori?” ma poi se ne stava rintanato nei salotti romani o nella villa sul Garda, sembra aver scelto ogni volta la strada, la decisione più difficile (il che non la rende automaticamente giusta, intendiamoci) Un personaggio a suo modo affascinante, pur con elementi obiettivamente inaccettabili come il maschilismo o l’amore per la guerra. Ma esposti in maniera davvero talmente franca e schietta, quasi ingenua, da non darti quasi la possibilità di incazzarti. Questo libro non è né un saggio, né una vera e propria opera di narrativa. Sono una serie di pensieri e di ricordi, raccolti durante la prigionia in carcere, e scritti in modo volutamente disordinato e seguendo come filo conduttore fiumi, laghi, fontane e terme delle città e campagne dove è stato. Ricordi nei quali rievoca persone ed episodi che lo hanno accompagnato, con il consueto narcisismo e disprezzo per l’occidente, a volte motivato (mi ha colpito una osservazione, che ne rispecchia una mia che avevo fatto anni fa, sulla bruttezza e omologazione architettonica e urbanistica delle periferie europee), più spesso no. Una lettura che comunque ho trovato di estremo interesse e che ho affrontato e concluso molto volentieri.
Читая Книгу Воды, всю дорогу не покидает ощущение, что именно по живительному глотку Лимонов этой книгой и тоскует. Текст получился сдавленным, кажется, что оказался в жару на городской площади, и ни вправо, ни влево — и нет ей ни конца, ни края. Очень подмывало бросить, но всё же разбросан по тексту тенёк, в котором можно передохнуть и вспомнить, за что ценишь прозу Лимонова.
Приведу здесь один из отрывков:
"Об Атлантике. Омывая Бронкс, Квинс, Манхэттен и Бруклин, Атлантика, конечно, на этих берегах загажена. Но тем не менее она Величественна. Я всегда буду помнить холодный ветер Атлантики, когда я добрался туда на южную оконечность Манхэттена к Баттери-парку. Это был февраль 1976 года, я был одет в теплое рваное пальто, подобранное мной на Лексингтон-авеню на помойке. Я был намеренно грязен, голоден и пьян. Я принял решение стать бродягой, жить на мерзлых улицах Нью-Йорка и посмотреть, что произойдет. Я стоял на серых плитах и смотрел в ночь на Атлантику. Я понимал, что происходит нечто грандиозное. Затем я повернулся и сзади себя увидел две освещенные коробки Мирового торгового центра. Как Яркие Галактики, как огромные аквариумы, поставленные на попа. Совсем неуместно меня посетил тогда приступ мании величия. Я ощутил себя иным, свежим и всемогущим. На самом деле именно приступ мании величия и был мне необходим. Меня засыпало снежной крупой и невыносимо хлестало свирепым зимним ветром. Но уже 4 марта я сидел на крыше отеля «Winslowe» и пытался загорать. Вглядываться в дальние дали полезно для глаз и для мании величия. Вообще мой совет - пестуйте свою манию величия! Всячески культивируйте свое отличие от других людей. Нечего быть похожим на эту скучную чуму. На южной оконечности Манхэттена, там, где можно ее увидеть, на пирсах под мостками Seaport вода Атлантики несет на себе грязную дерьмовую пену, щепки, бумажные тарелки, пятна бензина, хозяйственный мусор. Смотришь и хочешь туда прыгнуть. Правда, если прыгнешь, можешь и не выбраться оттуда."
Eduard Limonov è un personaggio poliedrico la cui vita e opera riflettono in modo significativo le turbolenze politiche e sociali della Russia del XX e XXI secolo. La sua eredità? Beh, è tanto ambigua quanto lui: un cocktail complicato di talento letterario e scelte politiche che definire controverse è un eufemismo. È stato un po' di tutto per tutti: scrittore, poeta, dissidente, politico, estremista e, perché no, provocatore a tempo pieno.
E poi c’è il "Libro dell’acqua", pubblicato nel 2002, una raccolta di ricordi autobiografici che ci mostra un Limonov sorprendentemente riflessivo. Sì, proprio lui, lo stesso Limonov che amava far infuriare il mondo con le sue ideologie e azioni discutibili. In questo libro, però, emerge un lato diverso: più meditativo, quasi vulnerabile. Usando l'acqua in un flusso atemporale come riflesso delle sue esperienze, Limonov esplora diversi temi esistenziali parlando di vita, amore, libertà e guerra, uomini e donne, offrendo spesso un raro scorcio di profondità e umanità che è difficile associare all’immagine pubblica di un personaggio tanto divisivo. Se da una parte è facile disprezzare il personaggio (se lo si conosce), dall’altra si può trovare un certo fascino nell’uomo che, almeno in gran parte di queste pagine, sembra alla ricerca di qualcosa di più profondo, sincero e universale.
Questo libro ha sicuramente le sue qualità ed è un’opportunità per capire meglio le complessità di un uomo che ha vissuto tutto, ha fatto scelte spesso coraggiose e ha affrontato la vita come una lunga battaglia. Da leggere senza pregiudizi (se si riesce), con un atlante o un mappamondo a portata di mano, non tanto per seguire i capitoli, ma per tracciare i movimenti dell’acqua in tutte le sue bizzarre avventure.
Non voglio dire che ha uno stile di scrittura mediocre.. Ma non è quello che mi aspettavo di trovare da un personaggio decantato così punk e provocstore. Carrére mi ha portato alla scoperta di questo personaggio. Ma la penna di Carrére è di gran lunga superiore e valorizza, molto più di quanto sappia fare Limonov stesso, i suoi lati più interessanti. Ad ogni modo, è davvero un personaggio controverso. Fascistello incazzato e inviperito, poser fino alla nausea, narcisista e secondo me anche bugiardo. Sindrome da cazzo piccolo, nel 2024 lo definirei un po' cuck e un po' incel. Al limite della pedofilia, o forse scrive certe cose disgustose per provocare emozioni forti nel lettore, ma io forse non lo capisco questo suo stile. La cosa che mi ha dato fastidio più di tutto, comunque, è il suo odio per l'Italia. Ogni singolo ricordo sul nostro Paese si trasforma in acque puzzolenti, brutti ricordi, sporcizia, italiani che non si lavano e altre descrizioni non vere. Soprattutto dell'architettura italiana è evidente che non ne capisse un cazzo.
In sintesi? Un coglione, ma c'è ancora qualcosa che me lo rende simpatico. Il libro l'ho odiato a tratti ma voglio leggere ancora i suoi primi due libri per decidere se Limonov lo schifo o se questa è solo una fase.
Encerrado, desde una celda, Limonov realiza un repaso desordenado de su vida a través de las aguas que la atravesaron: mares, ríos, lagos, fuentes. Desmesurado y fanfarrón, como no podía ser de otro modo, afirma no reconocerse en el libro de Carrere y nos regala un montón de momentos —con predominancia de guerras y mujeres, una existencia basada en la violencia y sexo— donde intenta explicar quién fue.
De esta manera, el adalid del nacional-bolcheviquismo lo mismo utiliza estas páginas para deslizar reflexiones amorosas —«Existe un delito, un crimen contra el amor vivo. Porque el amor vivo se quiere pleno y no tolera la competencia de amores difuntos»— que se vale de ellas para soltar sin embozo que «las rusas, en su gran mayoría, son gordas y provincianas».
Entretenidísima autobiografía de alguien que se inventó un personaje y supo mantener su creación hasta el final.
Un uomo in prigione racconta della propria vita accadimenti che hanno l'acqua come sfondo. Acqua dei mari, dei fiumi, dei laghi, degli stagni e delle paludi, delle fontane e dei bagni e della pioggia e finisce con l'uragano. Ma il protagonista è lui, con le sue ambizioni, con le sue miserie e con le sue crudeltà e con i suoi amori e le sue perversioni e con l'orgoglio smisurato di uno che in qualche modo ce l'ha fatta a dispetto delle umili origini e delle umiliazioni patite, un uomo che ha sfidato il destino e si sente vincitore, pur vivendo rinchiuso in carcere. Il suo riscatto lo affida alla scrittura, la veste di scrittore penso che sia l'aspetto di sè che più lo appaga. In fondo si vive per raccontarla, lui la sua vita l'ha raccontata in tutte le sue opere.
"Betsy tenía dos imponentes tetas suecas. Nos gustabamos el uno al otroy aún hoy, meditando el asunto en mi celda de la fortaleza de Lefórvoto, me rwprocho no haberme casado con ella."
Mi padre tiene la misma edad que Eduard Limónov y os aseguro que no ha tenido una vida tan interesante. Creo que he contribuido a ello.
"Yo era el tipo de rusoque describen los libros, aunque apenas existan en la vida real: con aire de aventurero colonial diligente, ágil y despierto. Férreo, inclemente, atrevido y fácil de tratar. No tan plúmbeo como la mayor parte de los rusos."
Oh what a time to be alive, every chapter is better than the last, Limonov's greatest work. I enjoyed every word and phrase, Life breaths into me and joy comes out. I would read it again if only I could, The way I devoured this book was unforseen. I would do it again and again, it made me break from reality and see things in another way, what a beauty
“Many types of people will have to disappear ... Many people will want to join us. Possibly we will conquer the whole world. People will die young but it will be fun. We will burn the corpses of the heroes.” ― Edward Limonov
Nei miei ricordi sull'acqua, i mari, i fiumi e le fontane non c'è alcun ordine sistematico. Ho cominciato dal Mediterraneo, da Nizza e da Nataša che nuota risoluta verso le boe, senza uno schizzo. Avrei potuto cominciare con il Mar Nero, con la spiaggia di Gudauty invasa dalle erbacce. Questi miei ricordi si possono leggere a partire da qualsiasi pagina e seguendo qualsiasi direzione. Nuotano nell'eternità, non hanno bisogno di dimensioni, perché sono disciolti nell'eternità.
Kartzelan idatzitako memoria liburua. Bertan kontatzen dizkigu Limonovek bere bizitzako abenturak, urarekin erlazionatuta. Batzuetan zeharkatutako itsasoak dira, besteetan bainatutako lakuak, besteetan fusilarekin borrokan ibilitako presa erraldoiak edota neskalagun batekin elkartutako plaza bateko iturria. Handia, Limonov
Si lo que te interesa de Limonov es su faceta de hombre de acción, está es la obra que buscas. Una especie de diarios de un Che Guevara misógino y eslavo.
Ci sono stati momenti di lettura sublime di questo strano libro, in cui l’autore – che ha scritto queste memorie in carcere, dove credo sia tuttora detenuto - racconta episodi della propria vita senza seguire alcun filo logico o temporale, ma semplicemente scandendo ogni episodio con una diversa acqua: prima i mari, poi i fiumi, poi i laghi, le terme e i bagni, le piogge. Limonov si muove nel tempo e nello spazio, lo troviamo ragazzino nelle sua città natale in Russia, poi a Parigi, a New York, in Italia, nelle provincie più lontane dell’ex URSS, seguiamo in ordine sparso le sue vicende artistiche, amorose, politiche e i suoi viaggi avventurosi, e ci perdiamo con lui nelle molte acque toccate: Mediterraneo, Mar Nero, Mar Morto, Danubio, Don, Tevere, Senna e molti molti altri. Un viaggio bellissimo che tuttavia non riesco a condividere fino in fondo. Nonostante Limonov sia indubbiamente capace di scrivere e di descrivere, è anche un personaggio deprecabile, misogino, guerrafondaio, violento, presuntuoso. Un provocatore per vocazione, che predica il caos come forma di vitalità, amico di terroristi e gruppi razzisti, oppositore “da destra” di Putin. E allora la poesia finisce e lascia lo spazio al dubbio: può l’arte giustificare qualunque affermazione? E la mia risposta è negativa.
Davvero incuriosita come molti altri dal bel libro di Carrère, ho scelto di leggere questo libro di Limonov, attirata da fatto che dà un panorama dell'universo post sovietico attraverso brevi sprazzi della sua vita in cui l'acqua è l'elemento caratteristico -fiumi laghi o fontane. D'accordo, è provocatorio, d'accordo si autoincensa perché è sincero e non ipocrita, d'accordo ha tanto da raccontare perché tanto ha vissuto. Però stride troppo con il mio modo di vedere di donna occidentale buonista uno il cui nuovo senso estetico era quello che nasceva sfrecciando per una città bruciata sopra la corazza di un carroarmato circondato da giovani belve con il mitra . E pensare che si autodefinisce l'autore dei migliori libri della controcultura occidentale, d'altro canto per lui è del tutto inutile cercare libri di talento occidentali degli anni '70. Ma se non ci fosse stato Carrère per noi provinciali rimaneva un Carneade qualsiasi.
There's no denying the richness of perception and revived memories here ; it is tempered by his ethnodifferentiated view of his fellow human beings, funny at the beginning but tedious overall, inextricable, anyway, with the mixture of bravado and nihilism. That said, it's the first book of his that I read, and he might be one of few gifted writers of the decaying 20th century. For all his boasting, he never dared to swim in the Seine, he says, which I did.
A big disappointment. I had many doubts about the character since reading the fine Carrere's book but now it seems to me that, even as a writer, Eduard Limonov is not worth much.