Sospeso tra diario senza cronologia, ricordi, ritratti, illuminate recensioni e sincere stroncature, questo "ritratto dell'autore da cucciolo" è un onesto bilancio del mondo intellettuale spagnolo dell'epoca franchista. L'edonismo mai celato di Umbral non gli impedisce, infatti, di apprezzare (e in egual modo disprezzare) il mondo madrileno che "gira intorno" ai Cafè letterari ed artistici, dapprima come spettatore poi, via via, come significativo interprete. Credo che la letteratura di lingua spagnola, anche più recente, debba moltissimo a questo funambolico giocoliere della parola.