Siglo XXI recupera una obra fundamental en la historiografía moderna incluida en la clásica Historia Económica Mundial que dirigiera Charles Wilson, de la Universidad de Cambridge. Georges Duby, afamado medievalista, hila en este magnífico libro los principales datos conocidos sobre las condiciones ecológicas, demográficas y tecnológicas que van a marcar el desarrollo económico de la sociedad medieval europea. Entendido no como un compendio sino como un estudio jalonado por reflexiones que constantemente estimulan los interrogantes y la profundización en los temas desarrollados, Guerreros y campesinos supone una invitación a sumergirse en el corazón del momento medieval para descubrirlo y comprenderlo. Siglo XXI publicó este libro en 1976 y ahora presenta esta nueva edición prologada por la historiadora Esther Pascua. Clásicos para el siglo XXI es un conjunto de textos reeditados a partir del fondo bibliográfico de Siglo XXI España y reunidos con la idea de familiarizar al lector con las convenciones modernas sobre el pasado y sus maneras de conocerlo. Son piezas clásicas en la medida que circularon como modelos universales que emular, como ejemplos de la «manera apropiada de investigar el pasado y manejar el presente. La colección no aspira sin embargo a recuperarlos como referentes atemporales, sino como marcas historizadas de recreación de lo real. Y es que, a través del diálogo entre viejos autores y nuevos prologuistas, Clásicos para el siglo XXI invita a buscar el «tiempo perdido» de unas obras que son iconos de los cambios ontológicos, epistemológicos y metodológicos experimentados durante las últimas décadas en la creación y comunicación del conocimiento histórico.
Questo saggio è fondamentale per la comprensione del MedioEvo ed in particolare per quei secoli che spesso attirano poca attenzione. Sono sempre stato attirato dai periodi più oscuri e fumosi della nostra storia, quelli di cui sappiamo davvero poco (data la scarsezza delle fonti), ma che nascondono in sè le origini di ciò che siamo. Quindi, ho molto gradito la lettura di questo denso e accurato testo di Duby, attentissimo al problema delle fonti e sempre preciso nel dichiarare fino a dove possiamo spingerci con le ipotesi sulla nascita dell'economia quale la conosciamo.
Il libro affronta la questione con una divisione in periodi (Le basi - I profitti della guerra - Le conquiste contadine - Il decollo) focalizzandosi sugli elementi cardine dei rivolgimenti storici: la divisione in classi, i progressi tecnici, il ruolo delle guerre e invasioni, il commercio, la moneta, la terra, il servaggio.
Come in ogni saggio storico di valore, vi sono parecchi concetti interessanti che ignoravo (non essendo molto competente in materia) e che mi hanno colpito: - dal punto di vista dell'attrezzatura agraria, sappiamo meno dell'Alto Medioevo rispetto al Neolitico. - le attività economiche dei secoli prima del Mille erano basate su una strana dualità: spogliare/saccheggiare/sfruttare e allo stesso tempo donare/offrire/dare. Un sistema basato su alterne aggressioni che si combinavano a mutue offerte, in cui (contro-intuitivamente) il maggior fermento economico di scambi e accumulo di ricchezze avviene alle frontiere e nelle zone più esposte alla guerra piuttosto che nell'entroterra isolato e immobile. - la moneta ha avuto un ruolo marginale e scarso nei primi secoli, ma la sua diffusione diviene la chiave dell'espansione economica e sociale che avviene dopo l'anno 1000. Notevole il fatto che l'abbandono della moneta d'oro in favore di quella d'argento segnali una espansione economica in cui la moneta non è più un elemento di un tesoro (un gioiello), ma un mezzo per rendere gli scambi di valore più facili e flessibili. - l'accumulo di tesori è segno di un economia arcaica e bloccata, in cui le ricchezze non circolano e non danno frutto. - la nascita del commercio come attività eccezionale, sostituto del saccheggio, con i primi mercanti molto simili da avventurieri di dubbia moralità e dediti a qualcosa di strano ed ingiustificato. - un esempio meraviglioso di "eterogenesi dei fini": le seconde invasioni (dei Vichinghi a Nord, dei Saraceni a Sud, degli Ungari a Est) sono state causa di una spinta in avanti dell'economia e della società, permettendo una rottura della ingessata signoria sugli uomini, stimolando lo sviluppo tecnico militare (alla base dei progressi civili in agraria e manifattura). - dopo l'impatto delle seconde invasioni, le popolazioni europee si sono riprese anche adottando le stesse tecniche di saccheggio, distruzione e spogliazione dei popoli confinanti (i Germanici contro gli Ungari; Genovesi e Pisani agendo da pirati contro le colonie saracene in Sardegna, sulle coste africane; gli spagnoli nella Reconquista contro i decadenti staterelli arabi). La prospettiva economica rappresentata nella società del tempo dall'ordine cavalleresco è quella del saccheggio per vocazione professionale e del consumo per pratica d'uso. - la peculiarità dell'Italia già nel Medioevo, con un anticipo di crescita di produzione e di uso delle riserve di argento in anticipo rispetto ad altre zone; un dinamismo economico legato ad una espansione demografica anch'essa in anticipo; uno sviluppo di libertà urbane e borghesi subito intenso senza antiche tare relative al fatto che amministrare e contare fossero attività "non da signori" fino al fatto di poter usare il termine "capitalismo" per l'atteggiamento italiano verso il denaro: queste furono le motivazioni per cui l'uscita dal MedioEvo avvenne in Italia prima di tutto. - il fatto che lo sviluppo di borghi e città e l'indipendenza e libertà dei cittadini non avvenne a scapito dei profitti dei signori: così come l'espansione agricola fu favorita dai signori quando capirono che essa aumentava la loro ricchezza, così il commercio e le altre attività urbane li resero ancora più ricchi. (Almeno finchè l'abitudine al consumo, allo sperpero, alle donazioni finirono per indebitarli). - la possibilità di fissare una data abbastanza precisa (il 1180) come momento in cui si apre l'età degli affari in Europa e in cui la storia economica europea ha una svolta fondamentale.
Duby scrive in modo preciso, con affermazione sempre supportate da fonti storiche, ricorrendo spesso ad esempi concreti che permettono di comprendere meglio le affermazioni generali fatte. Mi sento di dire che in questo testo si riesce ad avanzare nella comprensione di "come pensavano", passo fondamentale per capire "come facevano". Per esempio, cruciale è questo passaggio: Perché, in tutte le società, molti dei bisogni che governano la vita economica sono di natura immateriale. Essi procedono dal rispetto di certi riti, che implicano non solo il consumo proficuo ma anche la distruzione apparentemente assurda della ricchezza acquisita. Dal momento che molti storici dell'economia hanno misconosciuto il significato di queste credenze, è importante metterle qui in forte rilievo...
E solo in questa prospettiva si possono capire gli strani meccanismi (incomprensibili per noi contemporanei, ormai assuefatti al concetto di capitale, ricchezza, risparmio) che spingevano le azioni di re, ecclesiastici e signori che sperperavano in doni ai poveri, agli amici, alla Chiesa le ricchezze di cui si impossessavano (spesso ai danni degli stessi beneficati): Di tutti i beni che il possesso della terra e l'autorità sugli umili facevano convergere in direzione delle residenze signorili, una buona parte veniva in questo modo ridistribuita fra quegli stessi che li avevano procurati. Era attraverso la munificenza del signore che si raggiungeva un certo livello di giustizia sociale e si riduceva la miseria assoluta a semplice povertà.
It wasn’t until I was almost at the end of the book that it dawned on me that Duby had spoken throughout the book about Europe (without using the word) as if it were almost uniform. He’d written here and there about specific places, as examples, but there didn’t seem to be an awareness of the diversity of Europe in the Middle Ages. It struck me as odd. But for such a short book, perhaps he had to.
Passionant ! Le passage d'une économie de rapine et d'esclavage au début de l'utilisation de la monnaie. Qui va avec le retour de l'écriture, le commerce de longue distance et l'importance nouvelle des villes. Une vue globale.
En este trabajo Georges Duby trata las estructuras que se desarrollaron en la Europa del año 500 hasta el siglo XIII. Duby contempla factores como las fuerzas productivas que desarrollaron la Economía de la Europa de la Alta Edad Media. También toca las estructuras sociales que se formaron en este período como los esclavos, los campesinos libres y los señores. La primera parte del libro además conceptualiza la idea del “tomar, dar y consagrar”. Luego en la segunda parte Duby desarrolla la etapa Carolingia, sus tendencias demográficas, su dominio de la zona y su comercio. Además, los ataques, sus efectos y los centros de desarrollo. En la tercera parte desarrolla más en profundidad la época feudal, sus primeros siglos de expansión y el orden feudal. En esta parte vuelve, pero en mayor profundidad, sobre los campesinos y los señores, así como también al ejemplo monástico.
Si se quiere leer sobre la Edad Media, Duby es la mejor opción para iniciar y por ende, este libro. A pesar de ser su enfoque el desarrollo económico, explica de igual forma este periodo a través de lo social.
George Duby est une légende de l'histoire médiévale française. Depuis tout petit je découvre les nombreuses références qui sont liées à lui et je me souviens avoir lu l'excellent Dimanche de Bouvines. Avec Guerriers et Paysans, c'est une toute autre approche centrée sur les mécaniques et dynamiques du Moyen Âge plutôt que sur les événements chronologiques. Il s'agit donc d'une approche radicalement différente mais incroyablement instructive pour s'imaginer ce qu'était le Moyen Âge.
Duby démontre donc avec prudence (la prudence est omniprésente dans ses ecrits) que durant les VIIe et VIIIe siècle, il faut s'imaginer un monde où la population est très clairsemée, où la nature représentée par des forêts est omniprésente, où l'homme utilise de très grandes surfaces pour l'agriculture mais dont le rendement est très faible, où les techniques d'agriculture et d'élevage sont peu développées, et par conséquent, où la faim est une compagne perpétuelle. On doit également s'imaginer une société où la mortalité infantile est à hauteur de 40% et touche principalement les jeunes mères, ce qui rend l'essor démographique difficile. Duby note également les inégalités sociales de l'époque, déclarant que les plus riches souffraient moins de la faim et de la mortalité que les moins riches car les premiers exploitaient les seconds afin de produire des surplus pour leur bénéfice. Dans cette optique, Duby mentionne également les différentes catégories d'esclaves (serfs, non libres, etc) avec le commentaire intéressant que l'effet le plus sensible du christianisme sur l'esclavage (qui était déjà pratiqué depuis bien avant l'avènement de cette religion) fut de leur reconnaître des droits familiaux (en plus d'encourager l'affranchissement). Plus loin, il décrit la dynamique des échanges commerciaux, précisant qu'à l'époque il était encore difficile de produire suffisamment de masse numéraire pour les besoins. En conséquence, le troc reste une pratique très courante. Il explique également que la morale chrétienne qui stipulait que nul ne pouvait pratiquer l'usure n'empêchait nullement cette dernière de l'être mais qu'elle permit que la paysannerie de l'Europe médiévale ne soit pas piégée par l'endettement comme l'était celle de l'antiquité ou des pays sous influence islamique.
Lorsqu'il mentionne les attaques Vikings, Duby stipule qu'il faut prendre les sources avec prudence car elles proviennent des premières victimes de ces attaques, les moines. Il indique également qu'au contraire d'être destructrices, ces attaques ont au contraire stimulé la croissance économique et démographique en forçant des migrations depuis les côtes jusque dans des agglomérations, y injectant un dynamisme qui n'y était pas auparavant.
Duby decortique chaque ordre, ceux qui prient, ceux qui combattent, et ceux qui travaillent en précisant que les derniers entretiennent les 2 premiers groupes dans l'oisiveté. Un jugement pas complètement faux mais quelque peu sévère selon moi car Duby est bien mieux placé que moi pour savoir que s'entraîner a faire la guerre et la faire n'est pas une mince à faire, tandis que les religieux ne passent pas leur temps qu'à prier en silence mais bien à produire (écrire ou retranscrire des textes, production agricole, etc.).
Toujours est il qu'à travers son ouvrage, c'est tout un monde que l'on découvre avec l'évolution de ses pratiques et l'essor de son économie. Une lecture particulièrement instructive qui met en lumière certaines dynamiques telles que le changement de culture de largesse vers une culture du profit, une meilleure exploitation de la terre, et un développement des pratiques commerciales.
Book 3 of a short reading course on medieval history, recommended by Norman F Cantor.
I tried, years ago, reading a book on Medieval economy, and got about halfway through before abandoning it. I managed to finish this one, and it was much more of an engaging read than the first one I had a crack at.
The book covers circa the seventh century through to the late 1180's, and represents a sweeping overview of the developing economy, in the long aftermath of the Roman Empire, through to the rise of money and the merchant class and the age of the businessman. The social impact of the economy, and the economic impact of society, was what kept this book from being a dry old chew about crop rotation and agrarian economy, and gave a fascinating view of medieval history from an economic point of view. It also fully acknowledges the gaps in information that a study in this area normally relies on, which is naturally infuriating, but not something that can be helped.
Otro de los esenciales para hacerse una idea del paisaje que debía de ser pasear por los campos y ciudades de la alta y plena edad media; la mentalidad del pueblo, desde el campesino hasta el señor del "ban" pasando por las ordenes, los obispos y los monaguillos religiosas; además de dar una clara, concisa y divulgadora narración de lo que podría ser una tesis doctoral, encerrada en un puñado de fuentes y un montón de conocimiento.
Sin duda puede quedar algo desfasado y en numerosas ocasiones explica hasta el punto al que puede llegar con las fuentes que tiene, lo cual ayuda al historiador y al lector casual saber los límites de la obra. Definitivamente más largo de lo necesario en ocasiones pero habrá que poner una velita cuando eso no pase en el mundo académico. Por el momento, se puede disfrutar de una tesis útil, sencilla y de gran amplitud.
Another specialist living on the taxpayer's expense births a fairy tale based on countless hours speaking with the witnesses and by checking documents burned centuries ago.
Superb analysis that cuts through comparative economic analysis to examine the nature of the economy of the Dark and Medieval era on its own terms. Modern economic terms and thoughts simply do not apply, and th authors shows this, but also the evolution of what DOES matter (as best he can ascertain) and makes a very compelling case throughout.
The biggest problem is perhaps the translation- originally in French, the phrasing of the translation is at times rather difficult to parse and flows poorly.
The insights into the economic behavior under feudalism and the distinct regional differences of the psychology of economic activity is brought out exceptionally well.
Al hablar de la Historia lo primero en lo que pensamos es en una sucesión de hechos en orden cronológico, generalmente una lista de batallas y reyes que poco se detiene en tener en cuenta otras consideraciones. Este es un tratado de historia desde el punto de vista de la economía, escrita por uno de sus pioneros y con un seco estilo académico que ha soportado muy bien el paso de los años.
Only read select chapters that were relevant to my research, but this is an excellent work of history firmly rooted in sound social science. I'll definitely be returning to this text for more information on the topic.