A sette anni dalla prematura scomparsa di Tommaso Labranca torna, per la prima volta in versione cartacea, la rivista Labrancoteque, un omaggio all’ingiustamente dimenticato scrittore e autore televisivo che per primo ha conferito una dignità intellettuale al concetto di “trash”, finendo per diventare uno dei suoi più strenui difensori e cultori. Ma Labranca è stato anche un acuto osservatore del carosello umano che ha popolato gli ultimi vent’anni, con tutti i suoi protagonisti: intellettuali fintamente engagé, esperti di marketing in vacca, situazionisti dello spettacolo, artisti concettuali, coatti e neoproletari, fino a scagliarsi contro quella mafietta editoriale, con i suoi ducetti, che non lo ha mai accolto nei suoi salotti, proprio perché lui, come diceva qualcuno, era solo un “esperto di cazzate”, ma era anche a suo modo schivo e scontroso, votato, per natura, all’isolazionismo. Labrancoteque, egozine autoprodotta artigianalmente da Tommaso Labranca nell’arco di un decennio, fu una sorta di diario/confessione in pdf, circolato a suo tempo quasi clandestinamente, e che ora vede la luce in versione cartacea, dove attraverso aneddoti, interviste, ritagli di giornale, piccole note, riflessioni alte e basse, riusciamo a scoprire tutte le ossessioni di Labranca, tutto il suo percorso intellettuale, i suoi drammi esistenziali, i rancori covati ma anche i suoi grandi amori e le sue passioni.
Come scrittore ha pubblicato tra i numerosi libri Andy Warhol era un coatto (Castelvecchi 1994), Charltron Hescon (Einaudi Stile Libero 1999), Neoproletariato (Castelvecchi 2002) e Il piccolo isolazionista (Castelvecchi 2006). Attivo autore televisivo, ha inoltre condotto per due anni una originale rassegna stampa mattutina su Play Radio.
La veste grafica, per quanto accattivante, rende a volte un po' difficoltosa la lettura. Ma Labranca è un patrimonio culturale che va diffuso e tutelato, quindi tutta la mia stima a chi ha il coraggio di farlo, nella speranza di ulteriori iniziative.