Pirandello cominciò a pubblicare su giornali e riviste molto presto. Nel 1922, visto il successo, progettò una raccolta unica, "Novelle per un anno": 365 novelle, quanti sono i giorni dell’anno. Tuttavia il disegno rimase incompiuto: ne rimangono 246, raccolte dall’autore in 15 volumi, i cui titoli sono: "Scialle nero", "La vita nuda", "La rallegrata", "L’uomo solo", "La mosca", "In silenzio", "Tutt’e tre", "Dal naso al cielo", "Donna Mimma", "Il vecchio Dio", "La giara", "Il viaggio", "Canderola", "Berecche e la guerra", "Una giornata". Il Novelliere di Pirandello si distanzia parecchio dalla tradizione novellistica classica: le novelle non seguono un ordine, non esiste un filo logico che le unifichi. Tuttavia esse riflettono la Weltanschaung pirandelliana, frantumata, precaria e relativizzante, priva di senso ed in cui la comunicazione è un continuo misunderstanding. L’ambiente e i temi, apparentemente veristici, spaziano dalla realtà della provincia siciliana alla piccola borghesia urbana, romana soprattutto.
Luigi Pirandello; Agrigento (28 June 1867 – Rome 10 December 1936) was an Italian dramatist, novelist, poet, and short story writer whose greatest contributions were his plays.
He was awarded the 1934 Nobel Prize in Literature for "his bold and ingenious revival of dramatic and scenic art"
Pirandello's works include novels, hundreds of short stories, and about 40 plays, some of which are written in Sicilian. Pirandello's tragic farces are often seen as forerunners of the Theatre of the Absurd.
Il gruppo di racconti qui riuniti, originali per idee e svolgimento, scritti in un italiano scarsamente inquinato da regionalismi, non mi ha del tutto coinvolto emotivamente: ci sono racconti bellissimi nella loro grande tragicità altri che mi hanno lasciato freddo come se fossero esercizi di stile; grande inventiva, per carità, ma considerando che è il mio primo approccio a questo grande della letteratura mondiale, il mio entusiasmo iniziale si è via via smorzato.
Forse è anche possibile trovare un filo unitario che si dipani per tutte queste novelle di Pirandello, o almeno per molte di esse: lo straniamento di molti personaggi, il sentirsi fuori posto nella società o nella natura. Per le proprie idee, come Petix, l’assassino di “La distruzione dell’uomo” o come il professor Lamis, l’intellettuale isolato che in “L’eresia catara” si trova a far lezione, senza accorgersene, in un’aula vuota. Ma probabilmente trovare questo filo sarebbe fatica sprecata: le novelle rimangono molto diseguali tra loro, alcune faticose e un po’ esteriori, altre veri e propri colpi di genio. La cosa migliore è dunque entrare in profondità nelle novelle che ci parlano di più, e portare via da quelle un’impressione che rimanga con noi. Due novelle mi hanno colpito particolarmente: “La fede” e “Lontano”. “La fede” è centrata su un giovane sacerdote in crisi di vocazione, Don Angelino, che ha deciso di lasciare il sacerdozio per una fede diversa, più severa e più sofisticata della antica fede sacerdotale. È tormentato: da un lato nutre rispetto per l’anziano sacerdote che gli ha insegnato tutto, don Pietro, dall’altro sente che non può più accettare i vincoli della vecchia “morale sacerdotale”. Proprio allora arriva zia Croce, una povera vecchia contadina si presenta implorando una messa per il figlio lontano, che da tanto tempo non dà più notizie di sé. Porta offerte umili al tempio: due galletti, poche mandorle e noci, e qualche lira. Don Angelino è colto da un’ira morale e da un profondo disgusto per le forme vane ed esteriori della fede tradizionale, e rifiuta le offerte della donna: le offre di celebrare la messa, ma la invita a tenersi l’offerta, come se quel tipo di fede non valesse nulla. Alla vista della disperazione della vecchia, che piange per la sua fede offesa, Don Angelino è sopraffatto da un rimorso improvviso: sente la durezza del suo atteggiamento, giusto in astratto, ma in quel momento volgare e gratuito. Per la prima volta comprende che la fede — quella reale, semplice, disperata — non si misura col rigore teologico o con l’austerità, ma con la solidarietà e la pietà. Un’altra novella notevole – per estensione quasi un romanzo breve – è poi, secondo me, “Lontano”. È la storia di Gleen, un marinaio norvegese che viene abbandonato in Sicilia, malato di tifo e in fin di vita. In Sicilia viene accolto e curato, si salva, e finisce anche con lo sposare la figlia del vecchio pescatore che lo aveva accolto, don Paranza. Ma Gleen rimane comunque un estraneo, in quel contesto, un forestiere della vita. Fin dai giorno della sua luna di miele, Gleen resta incantato e insieme turbato dalla natura siciliana e dalle condizioni misere dei contadini: tutto gli appare eccessivo, violento, quasi disumano. La moglie lo guida come un bambino tra fichi d’India, olivi contorti, grotte, ma lui si sente sempre fuori posto e fuori chiave, lontano dal sistema di segni culturale e naturale che costituisce il suo nuovo ambiente. In quel momento Gleen non lo sa ancora, ma questa estraneità così pirandelliana sarà il suo modo di vivere per tutto il resto della sua vita. Le descrizioni della natura siciliana sono in questa novella straordinarie, non tanto per la loro bellezza, ma per il loro essere sovraesposte e allucinate. È una Sicilia vista con gli occhi attoniti e nordici di Gleen, una Sicilia esotica e straniante. Ad esempio:
La marna infuocata, colpita dal sole cadente, splendeva bianchissima mentre il mare, d’un verde cupo, di vetro, presso la riva, s’indorava tutto nella vastità tremula dell’ampio orizzonte chiuso da Punta Bianca a levante, da capo Rossello a ponente.