Nel primo pomeriggio del 2 marzo di tre anni fa persi in un sol colpo due incisivi. Erano quelli che mi servivano per pronunciare il mio nome". Così inizia il nuovo romanzo di Starnone. Il protagonista è un cerebrale, ansioso, innamorato geloso, padre amorevole, con un forte Edipo; quand'era piccolo sua madre lo portava dal dentista, adesso non c'è nessuno che ve l'accompagni. Il luogo è una Roma d'autunno. Il tempo è il nostro, tempo delle nevrosi quotidiane. Una storia di denti, mascelle, labbra e ganasce e di dentisti, odontoiatri e cavadenti. Ma anche una storia di amori, mogli, figli, amanti e rivali.
Domenico Starnone (Saviano, 1943) è uno scrittore, sceneggiatore e giornalista italiano.
Ha collaborato e collabora a numerosi giornali (l'Unità, Il manifesto per cui è stato redattore delle pagine culturali) e riviste di satira (Cuore, Tango, Boxer), con temi generalmente improntati alla sua attività di insegnante di liceo.
Ha scritto con costanza su Linus, negli anni '70-'80.
Ha lavorato anche come sceneggiatore; film come La scuola di Daniele Luchetti, Denti di Gabriele Salvatores e Auguri professore di Riccardo Milani sono ispirati a suoi libri.
Il suo libro maggiormente apprezzato, Via Gemito, ha vinto il Premio Strega nel 2001.
Sergio Rubini è il protagonista, di spalle il dentista-mostro interpretato da Paolo Villaggio, e la sua assistente Angela Goodwin nel film del 2000.
Lettura faticosa. E visione faticosissima dell’omonimo film di Salvatores, forse il suo più sperimentale e rischioso, il più inquieto e visionario, simbolico e onirico. La fatica non nasce da queste caratteristiche, ma deriva dall’oggetto indicato dal titolo: i denti. Per me dopo questa scena la parola denti è associata a dolore e tortura: https://www.youtube.com/watch?v=2xBJE...
Ciò nonostante ogni sei mesi mi siedo su quel genere di poltrona e mi lascio mettere in bocca mani che reggono quel genere di strumenti. E non ripenso al bel film di Schlesinger, all’orrido nazista interpretato alla grande da Laurence Olivier, evito di concentrami sullo smarrimento impotente e le urla di Dustin Hoffman, e recito un mantra lungo il tempo che rimango seduto.
Nel primo pomeriggio del 6 marzo di tre anni fa persi in un sol colpo due incisivi. Erano quelli che mi servivano per pronunciare il mio nome. Avevo detto a Mara: “Basta, non ti voglio vedere più”. Lei aveva risposto non con le parole ma con il posacenere. E quel lancio di posacenere si porta via i due giganteschi incisivi del protagonista io-narrante che gli hanno rovinato la vita sin dall’inizio: perché erano abnormi nella bocca di un bambino. E anche in quella di un adulto: ma non era certo col lancio di un posacenere che sperava di liberarsene.
Il dolore in bocca si trasferisce a me lettore, vivo come fosse il mio. Bravo Starnone, o lingua che batte dove il dente duole? Un po’ l’uno e un po’ l’altra, decido salomonicamente. Per questo borghese “piccolo piccolo”, geloso ossessivo (è proprio per rispondere a un ennesimo raptus di gelosia che Mara gli spacca i denti), professore di filosofia, inizia un viaggio urbano da dentista a dentista, dove si sprigionano scene spesso grottesche. Viaggio che diventa anche percorso nella memoria: attraverso le situazioni odontoiatriche che vive, il protagonista “Oico” riaccende il ricordo della sua infanzia, il legame strettissimo e mai risolto con la madre, che morì quando lui era tredicenne.
Quei due incisivi esagerati sono stati la manifestazione più evidente di quello che “Oico” sviluppava dentro: senso di inadeguatezza, di insicurezza, di sconfitta (e in effetti “Oico” tanto vincente non appare mica), incapacità di ribellarsi. Ora che gli mancano i denti davanti è fisicamente dichiarata la sua incapacità di afferrare e ‘mordere’ la vita che viene da lontano. Tra situazioni nel presente e ricordi del passato, tra nero e grottesco, l’io narrante s’avvita e scende sempre più giù fino al puro autolesionismo, al masochismo. Fino alla scoperta finale che le zanne perdute rivelano e che si potrebbe interpretare come il segnale della speranza di una chance di ripartenza, di rigenerazione.
O marido da Ferrante (a dedicatória é para ela: Anita) escreve bem, isso é inquestionável. Mas essa história não me pegou, achei muito longa a saga dos dentes. Claro, trechos muito bons sobre ciúmes, obsessões e memórias, mas achei um livro bastante distante em termos de qualidade dos outros três que li dele.
Assim como o protagonista de "Dentes", também perdi meus incisivos em um acidente. O livro bateu então um pouquinho mais forte pela identificação extrema com todas as questões de autoimagem, traumas e idas torturantes a inúmeros dentistas e especialistas. É engraçadíssimo, entretanto.
Ho amato Denti di Starnone. C'è qualcosa di morboso, di fastidioso fino all'ultimo. Poi capisci. L'orrore, il susseguirsi dei dentisti, il sangue sputato nel lavandino. La vita, questo è, un malessere continuo. Sospetti continui su Mara e Micco, una famiglia che hai dimenticato, la preoccupazione dei denti e dei figli, e se poi mi somigliano? Dio ce ne scampi. Cos'altro manca? Una Roma uggiosa, che pare trasparente, selciati tutti uguali e una madre che avevi e che ti dava speranza. Adesso, chi c'è? Solo il sorriso, la dentatura, il tuo viso. E non sai a chi darlo.
a agonia do protagonista me inundou durante a leitura. faz parte do brilhantismo de starnone. para mim demasiado engraçado - näo me dou bem com ironias e chistes por não entendê-los. problema meu.
Domenico Starnone è un'anima affascinante. Lo immagino come un uomo saturo di vita, ormai entrato nell'ottava decade, che ne ha viste e ne sa raccontare. I titoli dei suoi romanzi sono secchi, a volte monosillabi, in grado di infuocare la curiosità rimanendo sul confine dell'interpretazione personale.
"Denti" è un libro di tutti.
Il protagonista è un insegnante di mezza età, pressoché depresso e incredibilmente anestetizzato dalla vita. I denti sono da sempre il suo tormento, non che chiave nevrotica del romanzo per interpretare la vita. Pensieri, flashbacks, ricordi del passato, traumi mai affrontati e ora ripescati. Il protagonista ama sentire il peso del dolore per dare motivazione ai suoi errori: ama lamentarsi e un po' meno curarsi. E' un uomo solo che ha sempre sguazzato nella solitudine, non per volontà sua, ma che ha compromesso la sua capacità di gestione dei sentimenti e delle emozioni. Perennemente insoddisfatto, capace di mandare tutto all'aria per un pelo nell'uovo, costantemente alla ricerca di nuovi stimoli perché convinto che la vita non gli sorrida, e se con i suoi denti forse è meglio così.
Dai denti da latte a quelli della maturità: la vita cambia irreversibilmente e l'invulnerabilità dei primi si perde nel grottesco dei secondi. Detesta se stesso, talmente da avere paura di rivedersi nei suoi figli: "I figli oltre a rifarci il corpo, rifanno le ragioni della nostra sofferenza".
Incapace di amare e di essere amato, costantemente in lotta con se stesso e con gli altri, non è in grado di allontanarsi dalla tossicità dell'amore perché forse nessuno gliel'ha insegnato. Sua madre, l'unico amore che abbia mai provato, morboso e infantile, nel quale continua a rifugiarsi scrivendo parole destinate a ciò che rimane di lei; amore che non ha provato neanche per quella donna, forse la tua nemesi, madre dei suoi poveri figli, tradita e imbrogliata, che però continua a chiamare moglie.
Interpretare la vita attraverso i denti di quest'uomo è stato splendido, oltre che tremendamente interessante: come si vive quando si rompono gli unici denti utili per pronunciare il tuo nome? come si vive ormai senza identità e senza possibilità di esprimere con parole la tua sofferenza? ormai considerato un buffone, senza denti e senza dignità. "Denti" è un romanzo in cui tutti possiamo trovare noi stessi. Il continuo peso della vita, orrida, straziante, morbosa e dolorosa; ma anche benigna, perché "quando ci si sente amati" - di un amore tossico e fittizio che però ci soddisfa, che crediamo di meritare - "non c'e malessere che tenga".
"Antes de crescer – falei – acreditava que as formas de minha vida seriam inexauríveis, um depósito de maravilhas, um milagre depois do outro. Hoje um deus me convidaria pra jantar, amanhã outro, para conversar de tudo um pouco. De noite, as deusas me ofereceriam suas camas graciosamente, assim o escuro não me causaria mais medo, e a serpente gelada nunca me morderia enquanto eu colhesse morangos, e a erva venenosa não me envenenaria, e a convexidade do mundo em precário equilíbrio jamais cairia em cima de mim. Quantas lorotas que pareciam verdadeiras, quantas ficções verbais que duram mais que a verdade."
todos os dias acordo pensando que é impossível que este homem não tenha nenhum laço com elena ferrante. as descrições, manias e análises parecem ecoar no universo de cada um com certa similaridade entre os dois. neste, finge-se pouco que ele não a conhece — é, inclusive, à Anita que o dedica.
queria ter gostado mais, mas deu pro gasto quando se trata de uma leitora com certo pavor de dentes
Quando o protagonista e narrador de “Dentes” é atingido por um cinzeiro arremessado pela namorada durante uma discussão, lá se vão os dois incisivos de cima. O que sai então das gengivas do homem (não sabemos o nome dele) não é somente sangue, mas uma torrente de memórias, inseguranças, medos e frustrações que estavam escondidas nas profundezas daquela arcada.
Começa assim não só uma peregrinação por dentistas duvidosos, mas também por lembranças ligadas aos dentes – sempre descritos como imensos e desproporcionais – que, de certa forma, moldaram a história daquele personagem.
Publicado em 1990, esse é o terceiro livro publicado por Domenico Starnone. Aqui, temos uma trama parecida com Laços: um homem abandona a mulher e os filhos para viver com a amante. A estrutura, porém, é mais simples, mas tão inventiva quanto o romance mais famoso do escritor.
Eu gosto muito da escrita de Starnone: acho clara, objetiva, mas ainda assim sagaz. E em “Dentes”, a narrativa parece vir carregada de significados. Os dentes quebrados, a procura por um dentista de confiança, a dificuldade da pronúncia e os ciúmes da namorada… tudo parece ter um sentido denotativo e conotativo para demonstrar não só o que aconteceu com esse homem, mas quem ele é.
E acompanhar essa torrente de sangue e memórias, pra mim, foi bastante interessante. Aos poucos você vai construindo o psicológico e emocional desse professor de italiano, montando a arcada do sujeito como um quebra-cabeça odontológico.
Já adianto de cara: “Dentes” é um livro daquele tipo angustiante, com várias passagens de dor. Só não é do tipo que a gente abandona no meio porque seu protagonista, narrador em primeira pessoa, descreve seus sentimentos, pensamentos, obsessões, medos, memórias, fantasias e outras agruras de uma forma muito leve, muuuuito rápida também, quase sempre autoirônica.
Assim começa o livro de Domenico Starnone:
“No início da tarde do dia 6 de março de três anos atrás, perdi dois incisivos numa tacada só. Eram os que me serviam para pronunciar meu nome. Tinha dito a Mara: ‘Chega, não quero te ver nunca mais’. Ela respondeu não com palavras, mas com o cinzeiro. Agarrou-o pela borda de repente e golpeou meus dentes, com bitucas e tudo. Depois foi chorar no quarto.”
Nota-se que estamos diante de um relacionamento cheio de violência, que hoje chamamos de “relacionamento tóxico“. Nas páginas seguinte, acompanhamos como o narrador tenta resolver o problema dos dentes (e a dor absurda que surge dessa agressão), ao mesmo tempo em que nos expõe os ciúmes obsessivos que sente pela amante Mara, o trauma que sente por ser dentuço (sim, o problema com os dentes é muito maior que esse caso do cinzeiro) e outros episódios de sua vida.
Não sei se é um livro que eu leria, pra começo de conversa. Das 176 páginas, umas 175 devem fazer referências ao universo odontológico. Sendo metáfora ou apenas ponto de partida para tratar de outros temas (relacionamentos amorosos, principalmente, mas também familiares), o fato é que as palavras “dente” ou “dentes” aparecem 209 vezes; “dentista”, 93, “gengiva”, 57, “boca”, 227, “língua”, 44, “lábios”, 34… – deu pra entender, né?
Il libro si sviluppa da uno spunto molto interessante sulla memoria stomatologica, ovvero legata alla cavità orale. La storia del protagonista è intervallata da continui flashback, con riferimenti in particolare alla memoria uditiva, spesso sottovalutata.
Quello che non mi ha convinta per niente è il personaggio della ex moglie del protagonista, madre di 3 figli abbandonata e tradita dal marito. Appare in due scene soltanto e ha dei comportamenti a dir poco assurdi. Cito testualmente la prima scena in cui litiga con l’ex marito, urlando e fingendo di strapparsi il cuore dal petto: “Poi ci salì, sul tavolo, battendoci i piedi ritmicamente e dandosi pugni potentissimi sul seno” I casi sono due: o i 3 figli sono stati lasciati sotto la custodia di una madre squilibrata o la descrizione della sua reazione è spropositata. Io propendo per quest’ultima.
La seconda scena la vede ancora una volta arrabbiata con l’ex marito, che ha portato una delle figlie dal dentista prelevandola di nascosto da scuola. Quando tornano la madre è ovviamente sul piede di guerra. Questa è la sua reazione mentre cerca di agguantare l’ex: “Sollevava le braccia a pugni chiusi, poi le abbassava con forza balzando in avanti a piedi uniti, le gambe strette.” Ma chi corre così?
o livro mais difícil do starnone dos que foram publicados no brasil. onirico, surrealista, com atmosfera de vertigem, é como o autor narra a história desse homem que perdeu os dois dentes incisivos. é uma metáfora e uma linha guia para contar a vida de um homem fracassado, que nunca conseguiu processar a morte da mãe e como isso afeta seu relacionamento com as mulheres a vida toda, não só na vida adulta. acho que starnone quer que sintamos compaixão pelos homens da sua escrita, é um escritor que escreve o ponto de vista masculino das histórias, mas não conseguiu nesse aqui se você tem medo de dentista, não leia esse livro
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La metafora dei denti come emblema delle ossessioni e insicurezze umane, la dentizione come tentativo di rigenerazione (reso impossibile da rapporti umani disfunzionali), le atmosfere paradossali e oniriche... Tutto potenzialmente funziona. Ma il libro potrebbe durare 50 pagine, o 20, o 10? In sostanza, è noioso ed è impossibile empatizzare con personaggi così grotteschi.
Ci sono libri maschi, e libri femmine. Come per gli uomini e le donne, ci sono libri romantici e smelensi, violenti e arroganti, noiosi e saccenti. Questo è innegabilmente un libro maschio. E non è decisamente il mio tipo.
Algo entre 2,5 e 3. Dos livros do Domenico que li até agora, achei o mais fraco. Tem cenas emocionantes e muita confusão, mas acho que toda a história do dente e dos dentistas não me conquistou.... preferi as partes dele com os filhos e com a ex esposa e com a Mara.
penso di non aver mai avuto così tanto mal di stomaco durante la lettura di un libro. 175 pagine di smorfie, immagini raccapriccianti che saltano alla mente e dolore.
Me dói dizer que não consegui me conectar. Adorei os outros livros que li dele, mas honestamente acho que o significado desse se perdeu pra mim e quase desisti mil vezes.