SimoG - per RFS
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Ciao Fenici, oggi vi parlo del nuovo libro di Jean-Christophe Grangé, uno scrittore che amo molto e di cui ho letto praticamente tutto. Ormai parecchi anni fa (sigh…) trovai in libreria I fiumi di Porpora, attratta dal titolo misterioso, lo acquistai e divorai subito. Il protagonista era un tostissimo commissario di polizia, Pierre Niémans, coinvolto in un’indagine allucinante in una cittadina universitaria vicino a Grenoble. Nel 2000 ne uscì anche il film, con un fenomenale Jean Reno come attore principale. Non ci poteva essere scelta più azzeccata, sono praticamente identici! Quando ho iniziato L’ultima caccia, ho scoperto con stupore e mia somma gioia che uno dei personaggi era proprio quel Niémans che pensavo avesse fatto una brutta fine nel primo libro. Sono passati anni, ho trovato il mio eroe un po’ acciaccato e invecchiato, ma sempre in grado di regalarmi forti emozioni. Dopo il grave incidente subìto non è più nel servizio attivo ma è stato assegnato all’istruzione delle nuove reclute. Ma il brutale omicidio di un miliardario, a seguito di una battuta di caccia nella Foresta nera, richiede il suo intervento. Affiancato dalla sua allieva Ivana Bogdanovi
parte per Friburgo come rappresentante della polizia francese, per collaborare con i colleghi tedeschi in questo delicatissimo caso, dato che il delitto è stato compiuto nei territori francesi dell’Alsazia, ma la vittima e i vari sospettati sono germanici. Ivana è legata da un profondo affetto per Niémans, incaricata di fargli da spalla e di tenere a bada il suo caratteraccio.
“Ivana Bogdanović.
La numero due del duo.
Il meglio che gli fosse capitato da quando era riemerso dal nulla.”
(Tratto dal libro)
L’omicidio di Jürgen von Geyersberg, rampollo di un’altisonante famiglia tedesca, ha risvolti veramente agghiaccianti, le mutilazioni subite dal cadavere fanno pensare che l’assassino sia un adepto della caccia, e non una qualsiasi, ma della pirsch, ovvero la caccia alla cerca. Questa ha origini antichissime, è un combattimento quasi corpo a corpo con l’animale. Nel libro viene descritta ampiamente, quasi con poesia, e, benché faccia fatica ad accettarlo come sport, capisco come questo tipo di caccia possa affascinare Niémans, che utilizza praticamente lo stesso concetto per stanare gli assassini. I protagonisti della vicenda sono molteplici, tutti delineati in modo magistrale; la sorella della vittima, Laura, è uno dei personaggi più controversi e ambigui che incontriamo durante la narrazione. Donna bellissima e ricchissima, affascina subito il nostro commissario con le sue doti di cacciatrice e la sua spettacolare collezione di armi. È devastata dalla morte del fratello, a cui era profondamente affezionata, ma potrebbe essere l’assassina? E quale sarebbe il movente?
Incontriamo anche il comandante Kleinert, capo della polizia tedesca, che resta ammaliato da Ivana e quindi, anche se titubante, accetta di far collaborare i due poliziotti francesi alle indagini.
Un personaggio forse marginale, ma che mi ha divertito tantissimo, è la vecchia tata dei due ricchi fratelli: un incrocio tra Wonder Woman e la signorina Rottermeier, una volta che i ragazzi sono cresciuti si è trasferita a lavorare in un centro benessere.
“Ripartì verso il fondo della sala, poi tornò sui suoi passi sferzando a destra e sinistra le spalle dei pazienti. Con una tata del genere non stupiva che Jürgen fosse diventato un patito del sadomaso: squadra che vince non si cambia”
(Tratto dal libro)
Vi assicuro che la visita di Ivana a questa SPA per interrogare Frau Loretta merita da sola la lettura del libro, a me ha divertito un sacco!
Come in ogni opera di Grangé anche qui troviamo, infatti, alcuni momenti esilaranti, alcuni ricchi di dolcezza e altri pieni di puro terrore, con descrizioni agghiaccianti. I cavalieri neri emersi dalla seconda guerra mondiale insieme ai loro cani infernali mi hanno procurato una notte di incubi! Il libro è scritto benissimo, con una narrazione incalzante che non ti permette di abbandonare la lettura. Non è per i deboli di cuore ma merita veramente di essere letto. Mi ha fatto entrare in un mondo a me praticamente sconosciuto, mi ha incuriosito e interessato verso nuovi argomenti che di mia volontà non avrei mai approfondito, lasciandomi culturalmente più ricca.