Ermanno Rea non è uno storico; non è un politologo; non è uno storico delle dottrine politiche, e neanche della Chiesa.
E' un giornalista, nato nel 1927, i cui libri generalmente sono inchieste su casi di rilievo, come quello della scomparsa di Federico Caffè o "La dismissione", su come sono state smantellate le acciaierie di Bagnoli.
Questa premessa per dire che i suoi limiti in quest'opera sono proporzionati al coraggio e alla passione dimostrati nell'affrontare un tema enorme e complesso. I limiti si vedono qua e là, ad esempio nell'introdurre il concetto di "democrazia bloccata" - notoriamente riferito alla cinquantennale esclusione del Pci, dopo gli accordi di Yalta, dal novero delle possibili forze di governo italiane, indipendentemente dal suo peso elettorale - all'interno di un’opera che parla dei danni fatti all’Italia dalla Controriforma, e in particolare in riferimento a un ragionamento di tutt'altro genere, ovvero la svendita della legalità in cambio del consenso nel Sud Italia.
Rea, però, non è un ingenuo. E neanche un anticlericale di positivistica memoria. Ha l'ardire di spaziare da una tesi all'altra e da un campo all'altro. I meriti, in questo saggio così ibrido e così poco specialistico, ci sono eccome. È un libro che approfondisce la falda inquinata del legame Stato-Chiesa in Italia nei suoi mille rivoli e rivoletti:
- la storica, perdurante e vergognosa protezione dei poteri forti agrari del Sud e della malavita organizzata (non un solo mafioso è mai stato scomunicato, anzi, mentre gli anatemi si sono sprecati per divorzio, aborto etc.);
- la persistenza nella cultura pubblica italiana del dannosissimo istituto della confessione, mutuato dalla Santa Inquisizione;
- la distruzione della concezione libera, non necessariamente laica, ma spiritualmente libera, dell’uomo, che era stata la più grande invenzione del Rinascimento italiano;
- il rilievo potenziale, e storicamente negato, del pensiero di uomini come Giordano Bruno, Campanella, l’hegeliano Bertrando Spaventa;
- le conseguenze dell'Unità d'Italia per il sud, così negative da invogliare ad accogliere la tesi secessionista-sudista dell'economista Ruffolo;
- Machiavelli, i machiavellici nascosti, i machiavellismi di oggi; ...e potrei continuare.
Ognuna di queste voci è una martellata pesantissima sulla storia del nostro Paese. In definitiva mi sentirei di raccomandare questo saggio vivacissimo ed estremamente stimolante non tanto ai laici, che troveranno nuovi spunti sì ma anche molte conferme alle loro idee, bensì - e non credo di essere provocatoria - ai cattolici italiani, affinché misurino la distanza tra il Cristianesimo delle origini e la Chiesa italiana, quella tra l'Italia e l'Europa, quella tra Rinascimento e Controriforma.