Dannunzianesimo di risulta. Spacciato per sperimentalismo dallo stesso autore nella prima di copertina (nella prima di copertina della primissima edizione Sugar.Co). a distanza di quasi 60 anni, si vede che questo è uno sperimentalismo, invecchiato ancora prima di nascere. Le poche valutazioni e le pochissime recensioni (tutte strapompose e stringate.. che ammettono la presenza del genio o di un fantomatico mistico) in giro (non solo su goodreads) non possono che essere dei suoi fan sfegatati. Bene, nel bene e nel male, con le sue comparsate televisive anticipò il bipolarismo social, che ora ci devasta. Capisco che tra lui e i critici che detestava, molto spesso i "cretini", per citare un aggettivo in cui l'autore-situazione-personaggio anela così tanto ad essere in questo divertissement, erano i critici, ma anche ammesso (e non ci sono secondo me forti dubbi) che Davico Bonino lo fosse in quantità industriale, Bene, a mio avviso non era questo genio che credeva di essere, almeno nella scrittura (e nel cinema) e scrivere una sorta di "Il fuoco" o "Forse che si forse che no", a babbo morto, non ti fa nè scrittore, nè tantomeno scrittore sperimentale (con tanto di autocitazione) in un periodo in cui le sperimentazioni erano ben altre (nella scrittura) e non certo lo riproposizione di D'Annunzio in stile e contenuto. Per quanto riguarda il Bene-macchina attoriale a teatro lascio agli esperti di teatro. Citando Sciascia: a ciascuno il suo. Il voto due e non uno, lo lascio per certo fascino decadente, che traspare soprattutto "nell'incontro" con la santa e con l'adolescente, in parte col frate bestemmiatore Ma sa già tutto di letto dannatamente (per usare un aggettivo al Bene caro) altrove. Nevvero? (altra locuzione alla Bene).