Romanzo dall'ambientazione davvero particolare.
Negli storici ambientati sul suolo inglese si è abituati ad una particolare invasione di cui si parla e scrive tanto, quella dei Normanni del 1066 quando con la battaglia di Hastings i Sassoni vennero conquistati.
Ma c'è stato un periodo, mezzo secolo prima, in cui quei Sassoni, poi vinti, sono stati i conquistatori, vincitori su di un altro popolo, precedente come insediamento, quello dei Britanni. Che è esattamente il periodo storico in cui Il principe di Britannia è collocato, un'epoca poco nota, ma affascinante per scoprire risvolti della storia inglese poco conosciuti, un confronto culturale tra due tradizioni, una cristina di stampo romano, depositaria dell'eredità culturale romana derivante dall'invasione, organizzata in villaggi e clan e dall'impronta tipicamente agricola e che ha in Re Artù il suo esponente più famoso, ed una arrivata in seguito, quella dei sassoni appunto, conquistatori pagani e guerrieri di tradizione nordica, residenti in villaggi di legno.
In questo libro le differenze tra le due e il loro convergere verso un unico popolo è esplorata molto bene, forse la parte migliore e più interessante. Come spesso accade, anche se c'è un vincitore, è dalla commistione di più culture che ne nasce una, migliore, più forte, pendendo da entrambe come viene fatto dire molto bene a Niniane, una nuova società figlia di entrambi come, metaforicamente, nel libro è figlia del matrimonio tra lei, principessa celtica e britanna e Cewlin il guerriero sassone che sbaraglia l'esercito del fratello di lei.
La conoscenza di oggi ci dice che questa ragazza aveva visto distante. Lo si può riscontrare in tanti aspetti: dalla successiva cristianizzazione dei sassoni che abbandonarono gli dei del nord fino alla struttura sociale della nobiltà inglese che fino ad oggi ricalca ancora la loro dove la terra viene conquistata, assegnata ad un nobile e da essa gestita tramite contadini e braccianti. La ricchezza di terre determina l'importanza del nobile.
Questa parte per me è quella che dà la sufficienza al libro, è ben scritta, ricca di curiosità e informazioni, non pedante e noiosa come accade in altre narrazioni.
Per contro la storia d'amore è quella che ho apprezzato di meno, l'ho trovata abbozzata e poco approfondita, è subordinata sempre ad altri racconti e relazioni che hanno molto più spazio. Si passa molto tempo, per esempio, ad approfondire la relazione tra Cewlin e l'amico Sigurd, di nuovo tanto ad analizzare i sentimenti di Sugurd verso la moglie dell'amico... e quasi zero se non qualche scaramuccia coniugale a parlare di Cewlin e Niniane. Si sono sposati per forza, ma cosa li ha fatti innamorare? Si sono innamorati?
Se la parte di Niniane non è approfondita ma almeno esiste, quella di Cewlin è completamente assente: il bretwalda è fedele alla moglie, ma da quello che mostra l'autrice la considera più un portafortuna che altro e questa considerazione non mi basta per eleggere il loro matrimonio a "grande storia d'amore" perchè uno si aspetta qualcosa di diverso, qualcosa di più.
E' e resta un buon romanzo storico, appassionante tra vari momenti della vita del re del Wessex non molto famoso ma sicuramente vittorioso, curioso e interessante dal punto di vista dell'ambientazione, molto ben studiata e riferita. Storicamente accurato senza pedanteria.
Promosso, ma senza brillare.