Io ho contratto un improvviso irreprimibile interesse per l’Istria, la sua storia, in particolare quella novecentesca. Ho cominciato a leggere un libro (di Guido Crainz) e così mi sono imbattuto in questo. Ho superato l’iniziale diffidenza: Anna Maria Mori la ricordo come firma assidua di Repubblica, ma soprattutto sul versante “costume”. Poi, forse anche cinema. Ma soprattutto, articoli di costume.
Ho scoperto che di memoir sul suo passato istriano ne ha scritto più di uno (la Mori è nata a Pola nel 1936 e credo sia venuta via con l’esodo del 1947, che lei definisce primo). Credo che quello suo più interessante sia Bora, scritto a quattro mani con Nelida Milani. Tuttavia ho cominciato da questo.
E mi sono trovato immerso in un cocktail rigorosamente analcolico i cui ingredienti mi sono sembrati: un terzo guida culinaria + un terzo guida turistica + un terzo nostalgia (a cominciare dalla cara mamma, mammina). Ogni tanto un sapore più interessante e peculiare è venuto a galla, ma sempre in modo rapido e quasi per caso. E d’altronde, la gastronomia è varia e spazia da slovena, a croata, a italiana, a austroungarica; il paesaggio è bello, con tutti quei campanili a punta, le case colorate, la costa che ricorda quella norvegese, il mare Adriatico che qui è più verde che mai; e motivi di nostalgia è evidente che ci siano, l’esodo è stato scelta obbligata più che libera, questa è una terra contesa, lacerata.
Ma di Storia per queste pagine ne passa pochina.
PS Nel segno della madre è un libro di Anna Maria Mori pubblicato nel 1992 nel quale intervista tredici donne protagoniste della vita culturale e politica italiana, chiedendo loro di ricordare e di interrogarsi sulle loro madri.
Termino questo libro proprio nel giorno del ricordo. Ancora e sempre l'esodo degli italiani dell'Istria oggetto di vergognose, odiose e perciò insopportabili strumentalizzazioni. Come se l'Istria, come dice Anna Maria Mori, dovesse essere sempre guardata da destra o da sinistra. A me è piaciuto infinitamente guardarla e basta. E mi è parsa bellissima....
Anna Maria Mori, esule istriana, torna alla sua terra per raccogliere testimonianze, ricordi, sentimenti, ricette, dolori, amori di chi è rimasto, di chi è dovuto scappare come lei, di chi ha visto la propria famiglia smembrarsi o morire nelle foibe di Tito, in seguito al Trattato di Parigi del 1947.
Ho scoperto una storia di una parte di Italia che non conoscevo e che con molta probabilità non si vuole far conoscere. E oggi non posso che trovarmi d'accordo con Anna Maria Mori: è Istria il vero nome di quel territorio che oggi conosciamo come Croazia.
Leído en septiembre de 2013. Un pequeño ensayo para conocer la región fronteriza de Istria, que se encuentra entre Italia, Eslovenia y Croacia teniendo a Trieste (Italia) como capital simbólica. También es muy recomendable para saber más sobre la historia de Yugoslavia y las Guerras de los Balcanes en los años 90 que dieron lugar a países nuevos como Bosnia-Herzegovina, Croacia, Serbia o Kosovo.
La memoria è importante, così com'è importante tramandare e ricordare il passato recente, dare voce a chi la voce è stata tolta. Un buon mix di generi in questo libro, un po' diario di viaggio, un po' memoria storica, guida turistica, ricettario... una miscela che ben si adatta alla varietà culturale della terra istriana.
Difficile catalogare questo libro: autobiografia, diario storico, ricettario, guida di viaggio, raccolta di testimonianze, romanzo... Partendo dal racconto di episodi apparentemente secondari e futili, l'autrice ci conduce mano nella mano all'interno della sua terra, facendoci vedere i bellissimi paesaggi che attraversa, conoscere le persone che incontra, sentire gli odori delle pietanze cucinate... ma soprattutto, più la lettura avanza, più ci si rende conto delle difficoltà di chi ha o aveva legami con quella terra, del fatto che le situazioni hanno sempre delle motivazioni più complesse, difficili da districare. Come canta De Gregori: 'la storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere', 'siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo', 'siamo noi queste onde nel mare, questo rumore che rompe il silenzio, questo silenzio così duro da masticare'; 'siamo noi padri e figli'... 'perché è la gente che fa la storia'. Per capire la storia, è quindi necessario conoscere le persone, i luoghi, gli usi e costumi della quotidianità. Questo libro parte proprio da lì, per raccontarci egregiamente un pezzo di storia troppo sottaciuto.