Il pianto antico, la lamentazione mediterranea e precristiana sui defunti, è il tema cruciale su cui Ernesto de Martino mette alla prova l’efficacia delle categorie interpretative elaborate nel Mondo magico. L’esistenza dell’uomo primitivo è perennemente in bilico tra l’affermazione di sé e della propria presenza e l’universo in cui è costretto a vivere, dove tutto congiura per l’annullamento e la dissoluzione. La morte di una persona cara e necessaria è l’evento che può provocare il tracollo della instabile bilancia. Ma proprio sull’orlo del rischio estremo l’uomo primitivo impara a difendersi: nasce il controllo rituale del patire, il pianto collettivo. Il rito – e le molte tecniche di cui si sostanzia – può percorrere tutta la tastiera della disperazione, ma appunto in forma controllata. E l’uomo è restituito alla vita, mentre la presenza assillante del morto è trasformata in un’ombra protettrice. Questa nuova edizione del testo demartiniano è preceduta da una introduzione di Clara Gallini, che intende contribuire all'attuale ripresa di studi che -non solo in Italia - stanno concorrendo alla ricomposizione storico-critica di uno dei maggiori intellettuali del Novecento.
Ernesto de Martino (1908-1965) cercò di introdurre lo storicismo crociano nello studio delle società primitive, a partire però da una comprensione del mondo magico in cui si fa sentire l'influsso della psicoanalisi e dell'esistenzalismo europeo. Professore di storia delle religioni all'Università di Cagliari dal 1959 alla morte, de Martino è autore tra l'altro di Sud e magia (nuova ed. Feltrinelli, 2000), La terra del rimorso (nuova ed. Il saggiatore, 1996), Furore simbolo valore (Feltrinelli, 1980) e La fine del mondo (nuova ed. Einaudi, 2002).
Ernesto de Martino (1 December 1908 – 9 May 1965) was an Italian anthropologist, philosopher and historian of religions. He studied with Benedetto Croce and Adolfo Omodeo, and did field research with Diego Carpitella into the funeral rituals of Lucania and the tarantism of Apulia.
Ernesto de Martino was born in Naples, Italy, where he studied under Adolfo Omodeo, graduating with a degree in philosophy in 1932. His degree thesis, subsequently published, dealt with the historical and philological problem of the Eleusinian Gephyrismi (ritual injuries addressed to the goddess) and provides an important methodological introduction to the concept of religion. Clearly influenced by reading Das Heilige by Rudolf Otto, de Martino preferred to emphasize the choleric nature of the believer, overturning the German scholar's thesis and making it capable of being applied to relations with gods in polytheistic religions and spirits in animist religions.
Attracted by the ideological stance of the regime, for several years de Martino worked on an essay interpreting Fascism as a historically convenient form of civil religion. However, the attempt was insubstantial and the work, still unpublished, was gradually rejected by the author, who subsequently approached left-wing ideas and after the war became a supporter of the Italian Communist Party. At this time, which we now call the "Neapolitan" period, lasting until 1935, de Martino fell under the spell of the personality and work of an archaeologist who was particularly open-minded concerning the ancient history of religions.
De Martino has also been a very charismatic mentor and teacher. From 1957 to his death he taught ethnology and history of religions at Cagliari's University.
Se da una parte tutta la ricerca genealogica dell'ascesa e decadenza del lamento funebre che affonda le proprie radici (battuta non voluta) nel lamento vegetale (ovvero, i canti e i riti che facevano agli albori dell'agricoltura gli uomini durante la fase del raccolto) è sicuramente interessante, ciò che colpisce veramente è l'umanità che emerge. Leggendo delle contadine lucane, dei boscaioli rumeni, degli antichi, sperduti, uomini attaccati solo per un miracolo di Dio (o forse per la sua pigrizia) alla vita, si prova tutta la loro angoscia e vuoto di fronte all'orrore della Morte. Di fronte all'incomprensibilità della Morte. Se, veramente, l'uomo è l'unico essere vivente a essere cosciente della Morte, propria e altrui (altrui, cioè, doppiamente propria), allora questa consapevolezza non può che gettarlo nella follia emotiva, se non arginata. Da qui, la necessità, così profondamente umana, di una cultura che risponda alla Morte, che, cioè, la sappia gestire. Ovvero, che non lasci da solo l'uomo di fronte alla Morte. E questo scudo, che sia il lamento o il riposto cristiano, è, in fondo, il nostro stesso scudo. Perché noi siamo quegli uomini e quella è la nostra Morte.
Un libro affascinante come tutta l'esplorazione antropologica del sud di Ernesto de Martino. Con alcune scoperte meravigliose e inaspettate, come quella che racconta la derivazione di "Maramao perché sei morto?" (che sembra solo una filastrocca non-sense per bambini) dalle strutture del canto funebre (!!!)
"Se infatti ci provassimo a costruire una carta diacronica del progressivo scomparire del lamento fra le plebi rustiche europee noi vedremmo come primi a perderlo furono i paesi e le regioni che piú presto entrarono nell'orbita della rivoluzione industriale e dello sviluppo di una intraprendente borghesia cittadina, e ultimi invece quei paesi e regioni che perpetuarono piú a lungo nella loro struttura sociale rapporti precapitalistici e semifeudali. Cosí una lamentatrice lucana di Valsinni riassunse con inconsapevole esattezza un aspetto non del tutto irrilevante di quel complesso di problemi sociali, politici e culturali che va sotto il nome di questione meridionale quando ci disse che nel suo paese vi erano due modi di patire la morte, quello dei signori che piangono soltanto in cuor loro, e quello dei «cafoni» che si abbandonano al lamento rituale."