Dalla fine degli anni sessanta ai primi anni ottanta il paese è attraversato da sommovimenti profondi che coinvolgono le economie e le culture, le produzioni e i consumi, i soggetti sociali e gli immaginari collettivi. Il sopraggiungere del miracolo economico e delle speranze riformatrici del centro-sinistra e il rifluire successivo di entrambi; l’esplosione del movimento studentesco e dell’«autunno caldo», gli anni cupi della «strategia della tensione» e la «stagione del cambiamento» che sembra annunciarsi con il voto del 1974 sul divorzio e che è destinata a declinare all’indomani stesso del suo apparente trionfo, dopo le elezioni del 1975-76. Infine, il delinearsi della «crisi della Repubblica», in anni che vedono un’offensiva terroristica senza paragoni in Europa e l’evolversi di processi profondi di degenerazione delle istituzioni e della politica. Una ricostruzione fatta attraverso le fonti più i quotidiani e i periodici così come i rapporti di prefetti, polizia e carabinieri conservati nell’Archivio centrale dello Stato; i dibattiti che attraversano partiti e movimenti ma anche i film, le canzoni, la letteratura, i programmi televisivi.
Completo e dettagliato ma allo stesso tempo estremamente scorrevole. Per quanto per certi aspetti e ricostruzioni l’approccio sia un po’ datato e pur non essendo sempre condivisibili le interpretazioni dei vari fenomeni spicca per l’affrontare temi spesso sottovalutati o non pienamente affrontati nelle opere di così ampio respiro (consociativismo, corporativismo, posizione del PCI)
Il punto di vista di Crainz è pessimistico: in questa sua "storia d'Italia" degli anni '60 e '70 emergono molto più i lati negativi e degenerativi che quelli positivi della traiettoria del paese. Si può quindi dire che il saggio di Crainz sia troppo "unilaterale" ma d'altronde di saggi che hanno decantato lo sviluppo italiano di quei decenni ne sono piene le biblioteche. Lo storico friulano decide invece di andare dentro le pieghe dei grandi avvenimenti (il '68, "l'autunno caldo", "la strategia della tensione") ma di non dimenticare, e anzi dare maggior risalto, alle micro-criticità dello sviluppo "senza governo" (dai problemi del dissesto idro-geologico alle dispute nella magistratura, dalle riviste liceali ai primi fermenti del femminismo, dalle lotte dei braccianti del sud ai grandi titoli della musica e del cinema). Ne viene fuori un grande affresco di quell'Italia che fu, denso come densi furono quegli anni di fermenti e contraddizioni. Particolarmente da apprezzare la scelta di coniugare continuamente documenti d'archivio e punti di vista dei maggiori giornalisti dell'epoca: un fare storia che fa dialogare il lavoro archivistico con quello delle impressioni prodotte sul presente dagli osservatori di quei giorni.