Nel rapportarsi all'era antica e nell'indagarla e divulgarla, dopo i tentativi del Settecento e dell'Ottocento di nascondere con grande imbarazzo la sessualità altra di greci e romani (altra anche rispetto alla nostra più recente) siamo passati a una superficiale celebrazione odierna di un'antichità vista come più inclusiva, più libera, magari persino da prendere a modello in vista del futuro che verrà. Se il primo approccio, negazionista e censorio, è sicuramente sbagliato, forse qualcosa da correggere c'è anche nel secondo.
Anche perché, come si capisce dalle pagine del libro e come viene ulteriormente ed esplicitamente ribadito nelle sue conclusioni, parliamo di uno spazio geografico e temporale così esteso da comprendere una grande varietà di atteggiamenti sociali rispetto alla sessualità umana, un succedersi mutevole di diverse griglie antropologiche che andavano a determinare l'accettabile e l'inaccettabile, il lecito e l'illecito, e infine il legale e l'illegale.
Una vera e propria grammatica delle relazioni, perché è la grammatica, con più o meno elasticità, con tutte le sue regole e le sue piccole e grandi tirannie, ciò che va a decidere il dicibile e l'indicibile, con la condanna, per chi si pone al di fuori di essa, dell'incomprensibilità.
E la grammatica sessuale dell'antichità, diversamente da quella odierna, nonostante tutto ancora figlia del cristianesimo, che ragiona secondo la contrapposizione tra eterosessualità e omosessualità, si imperniava invece lungo l'asse attività e passività, elaborando il suo discorso soprattutto intorno alla sessualità maschile, condannando come esito quella femminile a un'invisibilità con poche eccezioni (tra esse brilla ovviamente quella della poetessa Saffo).
Pur funzionando con regole diverse dalla nostra, e pur mutando queste regole anche nell'antichità nei tempi e nei luoghi, anche le grammatiche di greci e romani, anche le loro griglie antropologiche, andavano a imporre inevitabilmente un conformismo più o meno rigido a cui tentava di sfuggire l'inevitabile varietà di società che, almeno dall'invenzione dell'agricoltura in poi, si sono fatte sempre più popolose e quindi complesse.
Dalle tante testimonianze riportate nel libro emerge vivido il confronto dialettico, che può anche farsi aspro, disperato o mortale, tra i diversi dettami che le collettività cercano di imporre a se stesse nei varî momenti della Storia, e le esigenze individuali di uomini e donne, giovani e meno giovani, che sono sempre più ricche, variegate e particolari di quanto il conformismo sia disposto ad accettare.
Se nell'antichità il concetto di orientamento sessuale, oggi invece reputato fondamentale per la definizione individuale e sociale, era poco noto o comunque poco utile all'interno dei paradigmi relazionali dominanti (che, ripeto, funzionavano lungo l'asse sessuale passività/attività), questo non significa che all'epoca esso non esistesse: semplicemente doveva trovare altre forme entro cui farsi largo e sopravvivere con maggiore o minore fortuna a seconda dei secoli.
L'autrice, nelle sue conclusioni, sottolinea ripetutamente e giustamente come anche i tempi antichi, forse più aperti da certi punti di vista rispetto alla morale cristiana che poi avrebbe trionfato, esigevano comunque il loro prezzo a chi, per sua natura o preferenze, non si sentiva a proprio agio con ciò che la griglia antropologica di allora permetteva o esigeva. Lo scontro tra individuo e collettività era presente allora come oggi, un gioco con regole senz'altro diverse, anche molto diverse, ma che produceva comunque dei vincitori e dei perdenti.
Oggigiorno si sta compiendo, tra luci, ombre e tante contraddizioni, un enorme sforzo culturale che vuole mettere in primo piano la scelta e la condizione individuali, in cui la socialità dia spazio a ogni tipo di modalità di vivere (o anche non vivere) il proprio essere sessuale, sentimentale, relazionale, e questo a prescindere dalle esigenze collettive (che solitamente sono le esigenze delle maggioranze dominanti numericamente o culturalmente). Se è sempre difficile valutare se una società sia più o meno "libera" di un'altra, stante anche la scivolosità del concetto stesso di libertà, forse ora si sta procedendo nella direzione giusta... anche se la strada da compiere è ancora molto lunga.
Confrontarsi con modalità altre di vivere e pensare la sessualità, cioè coi modi diversi in cui ciò è stato fatto nel tempo e nello spazio, è sempre utile perché permette di interrogare nel concreto e a fondo, di esaminare da punti di vista sino a prima impensabili, la validità dei dettami sessuali in vigore sino all'altro ieri od oggi, e permette di chiedersi cosa vogliamo costruire nel futuro in questo àmbito.
Questo libro, estremamente informato, intelligente, pacato, aperto a ogni confronto, quasi mai giudicante o inutilmente barricadero, è senza dubbio un ottimo contributo all'impresa.