Il Risorgimento, fase cruciale di gestazione dell’Italia contemporanea, nella memoria collettiva di molti italiani è percepito come un periodo su cui non è più necessario interrogarsi, oppure, all’opposto, come un dato da rimettere in discussione quanto alla sua epica tradizionale: l’eroico risultato delle gesta di un pugno di audaci – Garibaldi, Mazzini, Cavour… – che spezzarono il giogo straniero finendo immortalati nella toponomastica di tutte le città d’Italia. Ai più, quegli eventi appaiono legati da un percorso lineare quanto ineluttabile. Invece, l’incertezza, l’azzardo, il rischio segnarono tutta l’avventura risorgimentale; molti in Europa, ancora all’indomani della proclamazione del Regno, sarebbero stati pronti a scommettere sul fallimento dell’impresa (e dello Stato). In realtà, le rivoluzioni risorgimentali dal 1820 al 1860 sconvolsero il sistema politico creato dal Congresso di Vienna, avviando tra i ceti dirigenti, e in parte anche tra le classi popolari, quel processo di «costruzione della nazione» che avrebbe gettato le fondamenta dello Stato italiano. Fu un processo che si sviluppò fra mille limiti e difficoltà: la rottura fra moderati e democratici; la presenza dello Stato della Chiesa come fattore destabilizzante dell’unità appena ottenuta; il malcontento sociale, l’instabilità politica, l’endemico stato di rivolta delle campagne; un assetto assai tradizionale dei rapporti di produzione; e non da ultimo la presenza di un sistema economico geograficamente molto squilibrato. Il libro di Lucy Riall restituisce nuova vita a questo periodo chiave della nostra vicenda nazionale, offrendone una dettagliata ricostruzione storiografica che muove da un originale approccio per tematiche: dalla storia sociale dell’Italia preunitaria all’analisi delle ideologie nazionalistiche, dalle dinamiche dello sviluppo economico agli assetti politico-istituzionali dell’ancien régime, fino alle recenti acquisizioni della nuova storia culturale.
Formerly Professor of History at Birkbeck, University of London, Lucy Riall is a professor in the Department of History and Civilisation at the European University Institute in Florence.
Comprehensive, accessible and concise. A perfect starting place for a dabbler in this period, providing one already has a rough grounding in the European landscape of the period.
More than adequate if you need to know the historiography of the subject. Dry and a bit dense, and lots of time given to the revisionists, which means some yawning and head scratching; the revisionists are good at problematizing, but rarely reach any conclusions, other than "as you can see, we can't draw any conclusions..." Not sure how much departure/revision is needed from Gramsci's conceptual framework anyway...
To be honest, I was disappointed in this book. It is basically an 80ish page literature review/historiography of the Risorgimento. As a result, it is quite dry...Riall spends most of the book reviewing scholarly sources on different perspectives of the Risorgimento: government, society, and economic development. However, there wasn't much there in terms of original arguments, which is what I think made it disappointing. And something about the arguments there felt watery. The last two chapters (5 &6) were the most interesting because Riall takes her own stance on things; I especially appreciated her analysis of Mazzini, because most people discount him as an Romantic idealist when he did so much more. But I recognize I have a soft spot for Mazzini. Other parts of this chapter were stronger, and made me want to give it 3 stars instead of 2.
This is a great short introduction to Risorgimento and Italian Unification, which the author clearly distinguishes between. There is a wealth of historiographical information, particularly detailed surveys of the 'revisionist' histories of nineteenth century Italy and what came after. I read this as an introduction to my more general studies in Modern Italian History, and it served that purpose exceptionally well.