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Un eremo non è un guscio di lumaca

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Adriana Zarri decise nel 1975 di imprimere una svolta «radicale» alla sua vita monastica e di abbracciare l’eremitaggio. Intraprendendo una scelta di vita che privilegia la solitudine e il silenzio. Quello che con questo racconto di esperienze, ricordi e riflessioni di vita contemplativa, vuole offrirci è una particolare, concreta e umana idea di monachesimo. Una scelta di solitudine può essere infatti un luogo fecondo di incontro, il silenzio contemplativo può essere un modo di parlare più forte e meglio a tutti ed essere un luogo dove racconto e realtà convivono e si contaminano, dove «lo studio e la riflessione sono impastati di vita». Nel libro, Adriana Zarri illustra via via diversi aspetti della sua vita: dalle circostanze che l’hanno spinta verso questa decisione, all’organizzazione pratica della casa e delle sue giornate, al rapporto con la natura e il ritmo delle stagioni, alla relazione con il mondo secolare e i mezzi di comunicazione, alle paure e pericoli che nascono da una vita simile, agli animali che le fanno compagnia. Agli incontri con amici, scrittori e intellettuali, che vengono a trovarla e a discutere con lei. Ma ogni argomento, anche il più umile e quotidiano, è trattato con bonaria e umanissima ironia (e autoironia). E soprattutto diventa lo spunto per una riflessione sulla meditazione e sul silenzio necessario affinché ognuno possa trovare la sua voce: perché «occorre avere del silenzio un concetto vitale e non formale. Lo stormire degli alberi, il canto degli uccelli, lo scroscio dell’acqua non lo rompono. Neanche la musica lo rompe: lo rivela; perché il silenzio è come il bianco: non è un’assenza di colore, è la somma di tutti i colori, riassunti e unificati, quasi messi a tacere nella candidezza. Così il silenzio contiene ogni possibile parola». Adriana Zarri ci offre pagine lucide e poetiche che diventano universali, ci offre la storia di una storia che, come nel “Pane di ieri” di Enzo Bianchi, parla, ancora una volta, a tutti.

268 pages, Hardcover

First published January 1, 2011

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Adriana Zarri

24 books1 follower

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Pietro De Bellis.
6 reviews2 followers
January 4, 2026
Leggere Adriana Zarri è stato incontrare finalmente la maestra che aspettavo.
Profile Image for Svalbard.
1,141 reviews66 followers
December 4, 2020
Adriana Zarri, me la ricordo per averla vista, tanti anni fa, in televisione, e per aver letto suoi articoli su qualche giornale. Diceva cose sensate, persone che conoscevo la apprezzavano molto, sapevo che era una persona molto religiosa e spesso in feroce rotta di collisione con l’ortodossia della chiesa, ma non ho mai approfondito il discorso. Poi non se n’è sentito più parlare; morta nel 2010, evidentemente la sua figura è stata rapidamente archiviata. Non volontariamente, penso, nessuno si è preso la briga di agire nei suoi confronti una damnatio memoriae; più semplicemente, si è passati ad altro. Quasi fortuitamente, mi è capitato tra le mani questo suo libro. Non è uno dei suoi trattati religiosi, che non ho letto e credo che difficilmente leggerò (sempre che anche quelli non mi capitino fortuitamente tra le mani). Questo, è semplicemente una serie di appunti e di riflessioni legate alla sua permanenza nel suo eremo, come lo definiva lei, la cascina del Molinasso dalle parti di Ivrea, dove trascorse molti anni coltivando la terra, allevando animali, pregando e ospitando persone che volessero condividere la sua vita per qualche giorno. Tutto bello, tutto interessante, tutto per certi versi seducente. Ma c’è qualcosa che non mi ha convinto fino in fondo. Ci ho pensato. Non è la sincerità delle sue scelte e dei suoi sentimenti, quella è fuori di ogni ragionevole dubbio. Non è il fatto di essersi messa contro la chiesa e la sua ortodossia con una feroce critica “dal di dentro”, questo se mai è grandemente meritorio. Non è nemmeno il fatto di definirsi “eremita” per una scelta di vita che non sembra aver molto in comune con quella dei padri del deserto (la sua cascina era vicina ad altre cascine, non lontano da un paese che lei raggiungeva in auto; mancava l’energia elettrica, ma aveva il telefono – a filo, all’epoca i cellulari erano al di là da venire – e in ogni caso nessuno le avrebbe proibito di cercare un “eremo” cablato alla rete elettrica; se avesse voluto veramente cercarsi un eremo lontano ore di cammino e senza strade che la congiungessero a qualsiasi aggregazione umana avrebbe potuto cercarlo agevolmente, senza andare troppo lontano, in qualche località sperduta dell’Appennino). Non è il fatto di dare una veste mistica e religiosa a cose che tante altre persone hanno fatto e fanno, il mitico “ritorno alla terra”, alla natura e alle cose semplici e vere, che a volte va bene, altre no, ma nel concreto può essere una cosa tanto bellissima quanto normalissima. È l’atteggiamento che ho trovato piuttosto irritante. Un po’ alla maniera di Tiziano Terzani, mi ha infastidito, come mi infastidisce sempre, la pretesa di aver capito tutto e di additare la via, la verità e la vita ai poveretti che vagano nell’oscurità non del peccato, ma dell’ignoranza. Ovviamente, lei non pretendeva che chiunque mollasse tutto e se ne andasse a vivere in campagna, coltivando l’orto e allevando galline e conigli (che poi ammazzava e si mangiava, sia pure con disagio e sensi di colpa). Ma, come dire, un certo qual senso di saccenza e di sentenziosità l’ho percepito piuttosto palpabile. La preghiera, la meditazione, la riflessione mistica sono cose bellissime, ma non sono poi questa cosa così speciale, così diversa, che fa così tanto la differenza. E in ogni caso sono scelte legittime, ma non vedo in cosa e perché debbano essere superiori, ad esempio, alla scelta di chi preferisce strafarsi di sport, passare la notte a fare nightclubbing o vedersi film e concerti a ripetizione (vale ovviamente il discorso dell’uso, dell’abuso e della dipendenza. Ma, attenzione, anche la preghiera e la meditazione possono dare dipendenza. E non in senso metaforico, bensì legato all’autoproduzione di quelle sostanze fisiologiche che altri stimolano per via chimica o sensoriale). Curiosamente, la visione della Zarri viene un po’ smontata anticipatamente nella lunga prefazione al libro scritta da una sua amica, Rossana Rossanda. La simpatica comunistaccia, sua coetanea, la ricorda con simpatia ma anche senza farle sconti (il libro fu pubblicato subito dopo la sua morte), e soprattutto offre immediatamente una chiave di lettura che pesa pesantemente su tutta la narrazione successiva: l’esperienza del Molinasso finì malissimo. Talvolta la Zarri era stata visitata da ladri e rapinatori, ma l’ultima volta le andò peggio, perché fu aggredita e legata, venendo liberata solo due giorni dopo dalla postina. La Rossanda racconta ancora che alla sua amica venne offerta ospitalità in una comunità per tossicodipendenti, ma non fu un’esperienza particolarmente positiva, lei non era una madre Teresa o un don Ciotti, non aveva dimestichezza e attitudine alla comunanza col disagio (in questo la capisco benissimo). Le venne infine offerta un’altra cascina, meno isolata della precedente, e qui mise in piedi un ulteriore eremo, ancora meno… eremitico ma certo più sicuro, dove trascorse i suoi ultimi anni.
Profile Image for Laura Gotti.
594 reviews610 followers
October 29, 2024
Io sono sempre convinta che i libri non entrino per caso nella mia vita. Nella vita di ciascuno.

Questo titolo, di cui non sapevo niente, rimbalza nei miei incontri fortuiti un po' troppe volte per non essere un segno. E nella mia biblioteca è disponibile. Lo trovo nella sezione 'religione e spiritualità' e penso di essermi sbagliata, tutte cose lontanissime da me, io reginetta della razionalità, poco spirituale (la meditazione non vale, la faccio solo per il respiro). Ne leggo un paio di pagine in piedi allo scaffale e lo porto via.

Ne esco, un paio di giorno dopo, arricchita e grata. Ho letto della banalità del bene, delle stagioni che si alternano quando il caldo e il freddo davvero cambiano la tua vita. Ho letto di povertà e di gioia del donare. Ho letto di silenzi pieni di parole. Ho letto di paure, di preghiere, gatti che si addormentano sul cuscino. Ho letto di scelte di vita diverse, quasi impossibili, ma mai esaltate, decantate ma, al contrario, raccontate con la gioia delle cose semplici.

Non sapevo niente di questa teologa, scrittrice, monaca laica, se non per qualche vago ricordo annebbiato di Famiglie Cristiane a casa di nonna, ma ero troppo piccola per capire davvero.

Mi è piaciuto avvicinarmi a un mondo così lontano da me, forse in un momento in cui ne avevo bisogno, mi ha dato molto e molto mi ha colpito.

'A chi chiede 'a a cosa serve' (la preghiera) bisogna dire, scandalosamente, che non serve a nulla; come non serve a nulla l'amore, l'arte, la bellezza'.
Profile Image for Paolatrevi.
49 reviews
October 28, 2023
Non per tutti. Il libro mi è stato consigliato da un bibliotecario che me lo ha fatto presente subito. L'ho preso in prestito come una sfida e, soprattutto all'inizio, ho pensato di abbandonarlo: un po' complicato, ho pensato, ma, forse, ero io l'impreparata, mi sono detta, e ho proseguito. Con piacere ho scoperto questa donna (scrittrice, giornalista, teologa) i suoi pensieri, le sue riflessioni, la sua fede. È probabile che legga altro di suo.
37 reviews
May 16, 2019
Un racconto privato fatto di sentimenti e di pensieri. Un dolce invito a seguirla e vedere concretamente i suoi ultimi anni di vita.
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