"Era felice al vento, lo accoglieva in ascolto. Era di quelli che afferrano una frase dove gli altri intendono solo un chiasso." Mosè, primo alpinista, è in cima al Sinai. Inizia così il suo corpo a corpo con la più potente manifestazione della divinità. E con questo verbo la divinità crea e disfa, benedice e annulla. Dal Sinai che scatarra esplosioni e fiamme, vengono scandite le sillabe su pietra di alleanza. Nell'impeto di un'ora di entusiasmo un popolo di servi appena liberati si sobbarca di "Faremo e ascolteremo". Luogo di appuntamento è il largo di un deserto, dove la libertà è sbaraglio quotidiano. Notizia nell'antico Ebraico, madrelingua, le parole della nuova legge sono rivolte a un tu maschile. Le donne guardano con tenerezza gli uomini commossi e agitati. Il dito scalpellino che scrive in alto a "Anokhi", Io, è il più travolgente pronome personale delle storie sacre.
Upon completing high school in 1968 Erri De Luca joined the radical left-wing movement Lotta Continua. After the organization's disbandment he worked as a blue collar at the Fiat factory in Turin and at the Catania airport. He also was as a truck driver and a mason, working in job sites in Italy, France and Africa. He rode relief convoys in Yugoslavia during the war between 1993 and 1999.
He is self-taught in several languages including Ancient Hebrew and Yiddish.
De Luca is a passionate mountain climber. A reclusive character, he currently lives in a remote cottage in the countryside of Rome.
Although he never stopped writing since he was 20, his first book is published in 1989, Non ora, non qui (Not now, not here). Many more books followed, best sellers in Italy, France and Israel, his work being translated and published in Spain, Portugal, Germany, Holland, USA, Brazil, Poland, Norway, Danmark, Romania, Greece and Lithuania. He has himself translated several books of the Bible into Italian like Exodus, Jonah, Ecclesiastes, Ruth, and explored various aspects of Judaism, as a non-believer.
In France, he received the France Culture Prize in 1994 for Aceto, arcobaleno, the Laure Bataillon Award in 2002 for Tre cavalli and, also in 2002, the Fémina Étranger for Montedidio, translated in English as God's Mountain. He was a member of the jury at the Cannes Festival in 2003.
Erri De Luca writes regularly for various newspapers (La Repubblica, Il Manifesto, Corriere della Sera, Avvenire), and magazines.
Prendendo spunto da Mosè e dalla sua scalata al Sinai, De Luca ci parla, in una sua personalissima trasposizione, del mondo delle Sacre Scritture contraddistinto da persone e luoghi che rendono ancora più sacra l'atmosfera. Si racconta di Mosè primo alpinista in cima al Sinai, in una terra sacra, unica in cui tutto sa di religiosità, di sacro, di immacolato, di misterioso dove la bellezza, la natura si fonde con il territorio e la storia dei popoli che viaggiano verso una unica luce, che è quella della libertà. La storia della salita di un uomo caparbio, forte pronto a tutto pur di andare incontro alla libertà, la sua e quella di un intero popolo.
Come al solito, grandi spunti di interesse vivo, e una parola evocativa, interessante. Come al solito, l'occhio attento su un personaggio enorme, che chiunque tratterebbe con le pinzette, per paura di bruciarsi. La sensibilità adamantina, che consente invenzioni e proiezioni di fantasia davvero sorprendenti. Poi il costante dialogo tra una lingua essenziale, ieratica, mistica ed evocativa, quale l'ebraico antico, e una lingua viva, duttile, che può farsi scolpita. Quella di De Luca per gli antichi testi sacri è una magnetica attrazione, che dà sempre frutti saporiti. L'unica perplessità, ritrovarsi di fronte a un autore che (legittimamente, sia chiaro) comincia a essere ripetitivo; a fare un po' il verso a sé stesso.
La storia di Mosè e dei dieci comandamenti, la storia di un uomo che sale, sale verso la vetta delle montagne e verso il suo dio, che gli comanda di liberare un popolo e di condurlo verso la libertà, con lui, dio, che diventa guerriero e terrorista per il suo popolo. E le parole divine spiegate in poesia ed etimologia, per consegnarle il peso e il valore. Peso e valore sempre stravolti dai troppi interessi umani. Non c'è come un'ateo per tradurre il linguaggio di dio, che diventa lingua viva invece che veicolo di scambio e di odio.
Ho avuto il piacere di approcciarmi a questa lettura per puro caso, cercando un testo breve e confidando nello stile di De Luca che conoscevo unicamente da 'I pesci non chiudono mai gli occhi'. Di conseguenza non sapevo di cosa 'E disse' trattasse, non sapevo che lo scalatore senza nome comparso nella prima pagina fosse Mosè, Mosè alla guida degli ebrei liberati dall'Egitto - scoprirlo è stato una meravigliosa sorpresa. L'Esodo in sé ha sempre avuto su di me un ascendente particolare; non poteva che averne in misura ancora maggiore nello sguardo insieme delicato e indagatore che l'autore vi rivolge. Un libro bellissimo.
“E disse” Erri De Luca ci parla di Mosè, il primo alpinista, Mosè che è solo lì in cima al Sinai e riceve le tavole con i comandamenti. Mosè un uomo sofferente, un capo carismatico, in poche pagine De Luca ci trasporta in un mondo lontano, noi lettori ci troviamo con Mosè e leggiamo le parole di Dio. Parole che comprendiamo che sono attuali, che forse conosciamo ma che spesso non mettiamo in atto. Si nota che Erri De Luca ha studiato l’ebraico e da lì che traduce per noi le parole di Dio,
Questo piccolo librino, mi è piaciuto molto, l’autore mi ha trasportato li, insieme alla donne che sorridevano e che comprendevano prima degli uomini la parola della divinità, e il finale è così vero, così giusto che fa comprendere il credo di De luca consigliato se amate la sua scrittura.
In questo libro, Erri De Luca romanza e commenta la scrittura dei dieci comandamenti. Il dito di Dio scolpisce la pietra e segna un popolo oltre la vita di Mosè. È molto bello l'inizio, ma la parte sui dieci comandamenti (quasi tutto il libro) è forse poco romanzata. Il commento e le riflessioni sembrano rendere la lettura un po' celebrale e un po' meno coinvolgente.
Trovo lo stile di scrittura ben fatto, anche quando il testo sembra essere meno romanzato. Consiglierei questa lettura soprattutto a chi vuole scoprire i dieci comandamenti con occhi nuovi.
È un testo complicato secondo me, a dispetto della brevità del libro. L'idea è carina, sviluppata nel momento in cui Mose si trova a ricevere le tavole della legge sul Sinai. Quindi l'elemento religioso caratterizza tutta la storia. La lettura è difficile perché De Luca riporta tantissimi vocaboli appartenenti alla lingua ebraica; di conseguenza l'etimologia la fa da padrona. Ma secondo me non è uno dei libri più riusciti di De Luca.
Dopo il percorso de “le Dieci Parole” di don Fabio Rosini che ha cambiato il mio modo di vivere i Dieci Comandamenti e dopo aver letto “Nel nome della Madre” mi aspettavo che questo libro ne seguisse il filone, mi aspettavo di più; forse una prospettiva nuova. Non so. Ho faticato a stare dietro a tutte quelle metafore, soprattutto all’inizio, a mio modestissimo parere hanno caricato troppo il testo ed il risultato è un’inevitabile pesantezza...
Un libro che mi ha colpito nella prima parte, evocando la vicenda di Mosè senza mai nominarlo, ma che mi ha convinto meno nella seconda in cui si fa commento della voce di roccia dei Comandamenti. Sicuramente leggere De Luca resta un piacere per la sua lingua scelta di parole capace di evocare immagini con forza.
Primo approccio a De Luca, e ammetto che durante la lettura pensavo che questo sarebbe stato il mio primo e ultimo libro di questo autore. Poi dopo le prime 30-40 pagine si inizia ad entrare nello spirito del libro, che comunque solo a tratti � appagante e ispirato. Per il resto proprio no. Bello l'outcipit finale.
Mosè il primo scalatore, dopo una permanenza di settimane nel Sinai torna dal suo popolo e consegna al suo popolo le tavole della legge. Una scrittura quasi poetica che rende profonda e intensa la narrazione, ma non leggera.
Qual è il motivo che spinge qualcuno a inerpicarsi, a scalare le vette? Forse Mosè, il primo rocciatore della storia, ha capito che “una cima raggiunta è il bordo di confine tra il finito e l’immenso”, più che un traguardo “è uno sbarramento”. Si è soli e si urta il recesso di una nuova solitudine, la Divinità alla quale ci si accosta contendendo una punta di spillo, uno stretto sedile. Occorre tutta la perizia di un uomo per non precipitare, per riuscire a respirare, a muoversi. Lassù si vede tutto, ciò che è vicino e ciò che è lontano, si riceve la controprova, la conferma di quanto sia piccola la terra abitata, “un palmo di mano spalancata”, affrancata dalla presenza degli uomini che non si vedono. Ci si trova al momento della creazione, non sembra ancora giunto il 6° giorno.
L’incontro con l’Indicibile lascia il segno, tutto il resto è dimenticato. La memoria classificante, la facoltà di attribuire alle cose un nome qui difettano, non c’è significante che possa trattenere ciò che è in sé compiuto, che possa sussistere di fronte alla divinità quando ti si rivolge direttamente. E’ un soffio che si sparge intorno, non può appartenere a nessuno. Che cosa può mai registrare la mente davanti alla Totalità se non un Nulla? Il Nulla esiste e non esiste nello stesso tempo, nella misura in cui diviene artefice dell’inganno di sensi che non esso nulla ha o avrà mai a che vedere.
Proprio perché gli uomini non sono uno ma numerosi, ciascuno avrà modo di cogliere un segno, chi uno, chi un altro, mai la totalità della Rivelazione. Adonài invece è uno (“Anokhi”, Io), unico in grado di sopportare la propria solitudine e questo è bene non dimenticarlo: “Un uomo che esiste per se stesso si compara alla divinità” e per questo, forse, di divinità ce ne sono molte.
Uno che va per monti è un vagabondo E raccontare Mosè è per Erri De Luca un po’ come raccontare se stesso: tra le tante figure bibliche che ci ha presentato in altri suoi scritti, questa è forse quella che gli è più congeniale, in cui ritrova la sua anima di scalatore, di solitario sugli abissi ai confini della terra. Procede lenta la lettura, quasi faticosa, con un ritmo che si adatta al passo di montagna, alla pienezza dei contenuti, e permette la riflessione delle pause. ( Staccava sillabe di soffio seguendo il ritmo di una musica in testa). Erri si muove con abilità e coraggio nelle traduzioni dell’ebraico, sapendo cogliere con sicurezza significati nuovi, a volte perfino audaci, ma sempre confortanti... E mi è occorso un secondo passaggio su quelle stesse parole per gustarle in maniera più sciolta e piena. Ma val la pena allora tornare su quelle tracce, soffermarsi su certi passi, e andare poi a risentire il ricordo di quella musica della Creazione che improvvisamente si fa silenzio…
[...] anche in questo libro, possiamo denotare quella sorta di amalgama tra passato e presente, a cui però si aggiunge, anche se solo in minima parte, il futuro delle generazioni a venire: infatti, come una luce intermittente nella notte, i personaggi di E disse dimostrano la loro preoccupazione riguardo al modo secondo cui gli eredi della loro popolazione interpreteranno e vivranno gli avvenimenti narrati da De Luca. È mia opinione interpretare questi salti temporali, per la cui celerità sorprendente di presentazione al lettore egli stesso si sente quasi come un pesce fuor d’acqua, sottolineino il legame intrinseco e forte tra i tre tempi, passato presente e futuro, come se questi ultimi fossero legati da un filo invisibile, sottile e quasi fragile da una parte, indissolubile e robusto dall’altra. [...]
Non que ce livre soit mal écrit, mais il est dommage qu'il ne soit que gloses et paraphrases du texte biblique. Pour un lecteur averti de l'Ancien Testament, rien de nouveau sous le soleil, on s'ennuit. Pour une personne peu familière avec celui-ci, et non hébraïsante, les échos ne peuvent se faire, et l'hermétisme s'interpose, notamment à cause des termes hébreux pas toujours traduits. En somme, j'ai eu l'impression de perdre mon temps. À la place, lisez votre Ancien Testament et/ou un bon commentaire biblique, c'est bien plus intéressant et édifiant. Une plutôt bonne plume malgré ce, mais l'écriture ne perce pas, se bornant à de l'exégèse flottante.
Non sono una fan di De Luca perché conosco pochissimo (ho letto solo "Tu, mio" prima di "E disse") e non posso quindi giudicare la sua opera. Questo libro mi é stato regalato e devo dire che all'inizio ero riluttante, non mi interessava leggere un libro su una storia biblica, soggetto a cui son abbastanza refrattaria. E invece leggere questo libro é stato un vero piacere, lo stile é delicato e poetico, gli spunti di riflessione molteplici e a volte piuttosto complessi (almeno per me) e l'interpretazione della vicenda e del significato dei 10 comandamenti (con anche riferimenti alla traduzione dall'ebraico) é originale e "seducente".
Erri De Luca conferma la capacità di addentrarsi, da ateo, nel cuore stesso della spiritualità delle grandi religioni monoteiste. E ci regala un ritratto inedito, umano e verosimile di un Mosè amante della montagna e chiamato a portare agli uomini dieci leggi che, se esaminate con l'occhio scevro da sovrastrutture cattoliche, appaiono ben diverse e più umane dei dieci comandamenti che tutti conosciamo.
In verità stavolta Erri mi ha un po' deluso, probabilmente la mia sconfinata superficialità mal si accorda alla sua profondità d'animo, ma questa versione delle tavole della legge mi ha addirittura annoiato a tratti, nonostante la brevità del tutto. Forse andrà meglio con il prossimo libro, specialmente se dal Sinai si sposta verso una maggiore attualità...
La riflessione esegetica sulle Tavole della Legge stordisce per complessità, ritmo e bellezza espressiva. De Luca, tuttavia, comincia a fare del misticismo ebraico un filone compositivo e questo - confesso - un poco (ma anche tanto) mi disturba.
Al di là di entusiasmi troppo perfetti per guide, regole e terre promesse in cui non mi sono mai ritrovato, ci sono immagini potenti e sensazioni di verità e necessità perdute che vale la pena provare leggendolo.