"A quei tempi le persone sparivano a migliaia, senza ragione apparente. Sparivano ambasciatori, amanti di capitani e ammiragli, proprietari di imprese che facevano gola ai generali. Sparivano operai all’uscita dalla fabbrica, contadini che lasciavano i trattori col motore acceso, morti che erano stati sepolti il giorno prima e le cui tombe venivano trovate vuote. Sparivano bambini dal ventre delle madri e sparivano madri dalla memoria dei figli. Alcuni ammalati che arrivavano in ospedale a mezzanotte, la mattina dopo non c’erano più. Capitava spesso che dai supermercati uscissero donne disperate, in cerca dei figli perduti tra i buchi neri degli scaffali. Alcuni, pochi, sarebbero riapparsi molti anni dopo, ma non erano gli stessi. Avevano altri nomi, altri genitori, e una storia che non era più la loro."
Argentina, anni settanta. Emilia, figlia di uno dei capi della Giunta Militare al potere che fa scomparire "chi dissente", subisce la scomparsa di suo marito Simón, che ha idee incompatibili con quelle della classe dirigente del Paese; finisce quindi nel "purgatorio" deidesaparecidos.
"Un desaparecido è una incognita, non ha identità, non è né vivo né morto, non c'è. E' un desaparecido. Non ripetete mai più questa parola, continuò. Non ha fondamento. Pubblicarla è proibito. Che scompaia e venga dimenticata."
A Emilia tocca il peso maggiore, la pena dell’attesa del marito che non ha visto morire e che per lei non può che essere vivo. Molti le dicono di aver visto il suo cadavere torturato, ma lei non ci crede per lei è semplicemente scomparso, prima o poi ritornerà.
Il libro è un continuo susseguirsi di flashback, di salti temporali che rendono il racconto quasi irreale, a partire dall'incipit:
“Sìmon Cardoso era morto da trent’anni quando Emilia Dupuy, sua moglie, lo incontrò all’ora di pranzo nella saletta riservata di Trudy Tuesday.”
Lo scrittore è bravissimo a mescolare tra loro realtà e finzione, storia e romanzo. E la descrizione di Emilia che cerca ovunque il suo Simón invano, che lo sogna ogni notte, contrastata da una famiglia e una società che negano anche solo l'idea della scomparsa è terribile. In effetti la storia romanzata è una risposta di Martinez ad un regime che di fatto, giorno dopo giorno, "inventa" la realtà.
Simón sembra riappare un giorno a Emilia in un ristorante che non esiste più, giovane come l’ultima volta in cui si sono visti, per riprendere la loro vita insieme proprio dove si era interrotta. Questo incontro immaginario, con la sua calma, la naturalità, l'assenza di lacrime e la sua illogicità è tremendo, a metà strada tra la fantasia e una improbabile e inspiegabile realtà.
Il libro è perfetto, in equilibrio tra romanzo, realtà e storia e fa riflettere e indignare, molto. Non conoscevo bene la storia dei desaparecidos argentini, prima della lettura. Una storia poco nota forse perché difficile da quantificare e oggetto di pareri molto discordanti tra loro. Più di trentamila persone che sparirono senza nessun cenno, senza nessun responsabile, senza nessuna menzione. Semplicemente, dissero, se una cosa sparisce, forse è perché non è mai stata lì.
Magnifici anche i titoli dei capitoli, ripresi da versi del Purgatorio di dante in linea con il contenuto dei capitoli stessi.
"La Chiesa cattolica credeva che il purgatorio fosse il luogo dove le anime imperfette si purificavano, per poter entrare in paradiso. Si insegnava ad accettare i tormenti come un atto di amore nei confronti di Dio, e tutte le forme si penitenza e castigo erano il purgatorio. Prima era così, ora no. Il purgatorio è un’attesa di cui si ignora la fine."
Il marito scomparso è un'anima nel limbo, nel purgatorio. Non può ritornare, non può trovar pace.
Una situazione terribile, descritta magnificamente in un libro inquietante.