I cinque protagonisti di questi racconti si ritrovano tutti a fare i conti con un tempo che sembra non avere inizio né fine, corrente di un fiume che conduce alla foce e alla sorgente. Il ricco e ormai vecchio industriale che inscena una beffarda ritirata dalla vita; il maestro di musica che dopo tanti anni rivede il proprio allievo in un incontro di ambigua ed elusiva crudeltà; il viaggiatore che, nella piccola e assopita cittadina di Krems, mosso da una coincidenza apparentemente insignificante, scopre il non tempo della vita e dell'amore in cui tutto è presente e simultaneo; il vecchio scrittore ospite d'onore di un premio che misura la propria estraneità al mondo e ai riti della letteratura; e infine il sopravvissuto della Grande Guerra e della grande stagione culturale della Trieste absburgica e irredentista che osserva le riprese di un film dedicato a una vicenda della sua giovinezza e di quella dei suoi amici stentando a riconoscere sé stesso e i propri compagni nei gesti e nelle battute degli attori che li interpretano. Ironicamente crudeli, malinconicamente sobri, i cinque personaggi sembrano a poco a poco attutire l'intensità delle loro esistenze, sfumando la distinzione tra finzione e realtà, con la consapevolezza che anche «le pagine invecchiano come le cose fanno orecchie d'asino, si sgualciscono, avvizziscono. Come la mia pelle».
Claudio Magris was born in Trieste in the year 1939. He graduated from the University of Turin, where he studied German studies, and has been a professor of modern German literature at the University of Trieste since 1978.
His most well known book is Danubio (1986), which is a magnum opus. In this book Magris tracks the course of the Danube from its sources to the sea. The whole trip evolves into a colorful, rich canvas of the multicultural European history.
He's translated the works of Ibsen, Kleist and Schnitzler, among others, and he also published essays about Robert Musil, Jorge Luis Borges, Hermann Hesse and many others.
Densi e profondi questi cinque racconti di Magris, nei quali cinque “vecchi” fanno i conti con la vita trascorsa, sospesi in una dimensione in cui il tempo si dilata per poi restringersi improvvisamente, facendo coincidere per un istante passato e futuro. Trieste appare di sfuggita, col suo reticolo di strade e di palazzi che nascondono il mare. Alcuni dei protagonisti sono arrivati nella città da villaggi dell’impero austro-ungarico, quando ancora non esistevano frontiere e non si pensava che l’impero potesse disgregarsi. La Storia si affaccia nei ricordi, col suo fardello di tragedie e speranze. La fine di un’epoca, la speranza di una vita nuova, di un nuovo Eden, che sfocerà in un’altra guerra e negli orrori dell’Olocausto. Sono uomini come tanti, la cui esistenza ha preso strade diverse, giunti all’età del rendiconto. C’è il Custode, che si sente più leggero dopo aver venduto quasi tutto per chiudersi in una portineria dalla mattina alla sera. È il suo modo di invecchiare, nella beata solitudine della guardiola da cui osserva la vita. C’è il Maestro, che ha ormai rinunciato a tradurre in musica la sensazione di solitudine evocatagli dal mare, visto per la prima volta a Trieste, dopo aver abbandonato le sue montagne. C’è l’oratore del racconto che dà il titolo alla raccolta, che immagina un amore mai vissuto con l’aiuto di una telefonata fatta, a sessant’anni di distanza, a una compagna di scuola vagheggiata, ma mai conosciuta. C’è il vecchio scrittore del racconto il Premio, la cui vita è racchiusa in una stanza: una poltrona, uno scaffale di libri. C’è l’uomo dell’ultimo racconto, che rivive la propria esistenza attraverso due filtri, il romanzo scritto da un amico e il film che ne viene tratto. La storia raccontata e poi filmata, congela la vita, cristallizzandola in anni ormai lontani, ignorando quello che è stato dopo. È una storia ormai vecchia, perché, in fondo, anche i libri invecchiano.
Sono di parte....come triestina e come grande amante del Maestro ( vedi foto avatar 😉) , però la mia valutazione è veramente di cinque stelle ; anche se il mio preferito rimane sempre Danubio !
İtalyan yazar Claudio Magris ile tanışma kitabım oldu Krems'te Bükülü Zaman. Doğru bir yerden mi başladık, kendisini iyi tanıyabildim mi emin değilim. Bu kadar minicik bir kitaptan (58 sayfa) beklenmeyecek denli yoğun öyküler içeriyor eser. Zamanın biçimsizliğine (yahut yeniden biçimlendirilebilirliğine mi demeli?) dair öyküler demek doğru olacaktır sanırım. 5 minik öyküde de ana karakterlerimiz yaşlarının da verdiği bir nostalji duygusu eşliğinde geçmişi hatırlıyor ve anlatıyorlar.
Bağımsız gibi gözüken 5 öykünün bağlantılandığı nokta tüm öykülerin asıl kahramanı diyebileceğimiz zaman. Zamanın akışkanlığına ve doğrusal olmayışına dair bir öykü olan Krems'te Bükülü Zaman'ın kitabın ismi olarak seçilmiş olması bu açıdan da anlamlı.
Dediğim gibi, epey yoğun metinler bunlar, ağır ağır okunmalı, dikkat istiyor. Bilinç akışı tekniğiyle yazılmış hepsi, bu anlamda da bildiğimiz konvansiyonel öykü anlatımından uzak.
Özellikle son öykü olan "Gündüz Dış Çekim - Rosandra Vadisi"ni çok sevdim. Gençliğinde yaşadığı bir hatıra bir arkadaşı tarafından romanlaştırılmış bir adamın, söz konusu romanın filme çekilişi sırasında sete gidip çekimleri izlemesi ve hatırasının kurgusunun kurgusunu izlemesi üzerine; anılara 2 kat filtre uygularsak ne olur, gibi bir soru eşliğinde akıyor metin. Zaten anılar filtresiz midir ki? Değildir bence. Bu tür sorular sordurttu, beynimi güzel didikledi bu öykü.
Oradan bir alıntıyla bitireyim madem: "Kağıt veya sinema, pek fark etmez. Düzeni olmayan, düzeni olamayan her şeyi, -sahi acaba düzeni olmamalı mı?- yılları, dakikaları, hikayeleri, yağmur damlalarını, bir dalganın kırılmasını, pürüzsüz deriyi ve kırışmış deriyi düzene koyduğu için oldum olası yalancı."
Auf nicht einmal hundert Seiten konzentriert Claudio Magris sein Können zu fünf melancholischen Erzählungen über die Zeit. Sie handeln von fünf Menschen, deren Zeit bald abläuft und den Erinnerungen, die ihre Zeit beinhalten. Kaum Handlung ist nötig, so werden die Geschichten zu zeitlosen Reflexionen des Augenblicks. In seinem fortgeschrittenen Alter hat Magris die Reife erreicht, um über jene Phänomene schreiben zu können, die so schwer zu fassen sind. Das ist die hohe Kunst, das Unsagbare und Unwägbare so in Worte zu kleiden, dass von dem, was sonst verborgen ist, wenigstens eine Ahnung zurückbleibt.
Wenn ich Magris lese, befällt mich immer eine Sehnsucht nach Triest, dieser multikulturellen Grenzstadt, die Italien mit dem Balkan und Danubien mit dem Mittelmeer verbindet. Dann sitze ich im Caffè San Marco in der Via Cesare Battisti, versetzt in eine Zeit, in der es schon einmal möglich war, ohne Grenzkontrolle von Prag nach Rijeka zu fahren. Oder in Miramare, im Park des zauberhaften, kitschigen Schlosses, von wo aus ein unberatener, hochherziger Erzherzog aufgebrochen war, um ein zum Sterben verurteilter Kaiser zu werden. Hier plätschert die Zeit in ewigem Murmeln gegen die Steine und löst sich an der gekrümmten Linie zwischen Meer und Himmel ins Leere auf.
C'è un'immagine, nel primo racconto della raccolta "Tempo curvo a Krems" di Claudio Magris, che mi colpisce. Il protagonista è un uomo che ha avuto fortuna nella Trieste del dopoguerra, venuto come tanti dal centro Europa, ora è un pensionato che passeggia per la città, osserva le cose, ricorda vecchi fatti. Nel suo vagare quotidiano preferisce infilarsi per le strade parallele al mare e non in quelle che tagliano in perpendicolare. Non vuole trovarsi faccia a faccia con il grande mare, così, all'improvviso, come accade nella magnifica piazza di Trieste. Vuole solo sentire che c'è, mentre cammina tra palazzi che lasciano filtrare poca luce. Immagine forte per rappresentare la vecchiaia. Che è qualcosa di indefinibile, qualcosa come un gatto sbilenco spaventato, pieno di ricordi, che cerca riparo per non commuoversi.
(5 racconti brevi, su tempo, ricordi, vecchiaia; il primo e il terzo i due racconti più belli).
Leggendo Tempo curvo a Krems di Claudio Magris mi è venuta in mente un’immagine, assolutamente inadatta alla grandezza di uno dei più giganteschi autori viventi. Ma vabbè, tanto qualunque riga mettessi giù sarebbe infinitamente piccola, quindi ok.
Nel ricordo, ci siamo io e MoglieRiccia in macchina. E’ la prima volta che viene in regione, e stiamo tornando da Trieste verso casa dei miei; siamo sulla costiera, potrei indicare esattamente in che punto. La radio (o un suo cd) passa Please, Please, Please Let Me Get What I Want dei The Smiths, io le dico “sempre pensato che questa canzone sia troppo breve per quanto è bella”, lei mi guarda e mi dice “l’ho detto spesso anche io”.
Ecco, andando oltre i miei occhi a cuoricino ammorbiditi dal ricordo, le pagine di Magris sono troppo belle per essere così brevi. Anche quando non hai tra le mani – come in questo caso – una raccolta di racconti piuttosto brevi, hai la nettissima sensazione che le parole, le frasi, i paragrafi dovrebbero tendere all’infinito e regalarti continuativamente quella sensazione di altissima letteratura.
Potrei spiegarvi che nei cinque racconti che compongono Tempo curvo a Krems hanno un ruolo di primo piano la fragilità, l’anzianità, inevitabilmente il tempo che passa e i suoi segni sulla pelle e sul cuore. C’è ambiguità intellettuale e filosofica, poesia, un po’ di autobiografia, profondità, realtà viva e irrealtà. Ma in fondo, importa?
Se volete leggere, leggere davvero, questo qui è per voi.
magris’in iyi bir yazar olduğunu zaten üç beş satırda dahi anlamak mümkün ama iyi bir öykücü mü, bence değil. daha önce de kısa bir metnini okumuştum yazarın ve henüz bir romanına dalmadım. kesinlikle iyi bir romancı olduğunu düşünüyor, hissediyorum ama öyküleri iyi yazılmış olsa da her biri tat olarak ‘roman winzip’ havasında daha çok.
Okunması zor, dikkat isteyen öyküler. Yaşlılığın tükenmişliği ayrı insanların gözünden yansıtılmış. Zamanın acımasızlığı, özellikle dünya savaşlarına göndermeler yapılarak anlatılmış. Çoğunlukla savaş dönemindeki Trieste anılıyor. Zaten yazar da Trieste doğumlu.
Come ho detto piu' volte, non ho una cultura classica alle spalle (il mio professore di Italiano era molto bravo, ma il programma in una scuola tecnica e' abbastanza limitato) e quindi leggendo la scrittura cosi' piena e "forbita", piena di riferimenti "acculturati" di Magris, qualche volta mi sento in difficolta'. Ma la sua e' una scrittura cosi' bella, cosi' evocativa che vale sempre la pena cercare di approfondire quello che a prima vista non si coglie interamente. Consiglio vivamente di leggere la recensione di Rita Svandrlik https://media.fupress.com/files/pdf/2... che fa un interessante parallelo fra la novella Esterno giorno - Val Rosandra e La Gita delle ragazze morte di Anna Seghers. "Non era cambiato quasi nulla; solo la signora, la madre, era morta e la morte di una persona è appena una scalfittura nella realtà, come ben sapeva Salman che apparteneva a un popolo abituato a morire a milioni senza deflettere dal proprio cammino." (Lezioni di musica) "V. non c’è più, che vuol dire? Forse Shakespeare non è più un poeta ma soltanto lo era e adesso non lo è più? Cosa c’entrano, col suo essere poeta ora e sempre, le sue arterie logorate o chissà quali altre magagne? " (Tempo curvo a Krems) "comunque, in generale non si dovrebbe mai sapere.Non si deve mai sapere tutto di chi se n'e' andato..." ( Esterno giorno - Val Rosandra)
Magris'nin bu kitabında zaman odağında 5 öykü bir araya getirilmiş. Öykülerin ana karakterleri yaşlı erkekler. Geçen zaman, değişen mekanlar ve toplumlar üzerinden kısa metinler bunlar.
Magris'nin bu kitabını sadece bir edebi eser olarak değil, felsefi bir eser olarak da değerlendirdim. Yazarın ele aldığı zaman - kendinin de yine eser içerisindeki ifadeleri ile - çoğalan, karışan ve de çelişen niteliklere sahip. Bu öyle bir zaman ki bir diğerinin yanına yığılan olayları barındıran mekanı da yaratıyor. Tanıdık geldi mi?
Severek ve ilgiyle okuduğum, birçok yerini işaretlediğim bir eser. Bunlardan ikisini sizler için buraya aktarıyorum.
"Dokunaklı konuşmacı, bugün ve dünün, şimdi ve yarının, önce ve sonranın, yalnızca önceyi buraya ve sonrayı oraya yerleştiren değişken ve buyurgan beynin içinde var olduğunu vurgulamakta ısrar ediyordu" (s. 30)
"Gelecek ve geçmiş zamanlar, tek bir nokta, tek bir zaman... Sonsuz şimdi mi?" (s. 36)
Sahi sonsuz şimdi mi?
Favori öyküm kitaba da ismini veren Krems'te Bükülü Zaman.
Esin Gören'in akıcı çevirisiyle. Zaman üzerine düşünmeyi seven herkese önerimdir.
Eh però come scrive Magris. Viene voglia di leggere, e leggerò, molto altro dell'autore. Questa raccolta di racconti appare un po' sempliciotta, ma d'altra parte l'ho presa apposta in prestito in biblioteca giusto per avere un assaggio di "short stories" del nostro, dopo aver letto Danubio. In ogni caso grande scrittura, non solo per lo stile ma anche per alcuni spunti di riflessione sul secolo scorso e il tempo.
Declinare il passato in tutte le sue forme e riscriverlo con la sensibilità del presente
La nostalgia di ciò che è stato e la consapevolezza dell’età matura, che fa avanzare senza indietreggiare, che aiuta a difendersi , perchè invecchiare è sapersi alleggerire Tra i racconti più belli Il Custode, dedicato a un uomo che ha conosciuto il potere e che da quel potere si è staccato, trovando nell’anonimato, una cura alle sue solitudini La scrittura evocatica e potente di Magris, regala al lettore un’analisi del tempo filosofica, esistenziale, fisica e letteraria. Sullo sfondo la sua Trieste e la malinconia suggestiva del mare.
Un llibre sobre la vellesa i des de la vellesa. Petites narracions precioses amb Trieste i la història del centre-europa ressonant al fons. Des de "El guardián", l'home vell que deixa enrere els honors i la vida de guanyador, el vell professor que en té prou amb els límits d'una habitació d'una fonda o un altre vell que veu rodar l'escena d'un amor de joventut amb altres cossos i amb altres formes de fer. La contraportada diu que les narracions són autèntiques "delicatessen". Hi estic d'acord.
Passatges que m'agraden:
"No le gustaban las calles perpendiculares al mar, que desembocaban en su gran luz; en la geometría de la ciudad, prefería las paralelas a la orilla, protegidas por esas casas altas entre las que había más sombra y caía antes la oscuridad" (pàg. 10).
"El Maestro se detuvo un momento para contemplar la villa, ya bastante cercana. Jadeaba un poco, algo más de lo que requería la moderada pendiente de la calle. Hacía un tiempo que había adquirido involuntariamente la costumbre de resoplar a menudo sin necesidad, una pequeña manía que su cuerpo había reclamado por sorpresa, como los viejos que se permiten caprichos y excesos, mínimos anticipos y resarcimientos del gran desencuentro con la realidad". (pàg. 33)
"El coche se fue y Serra, tras algunos intentos, metió la llave en el portón y entró. Sí, sí, deben de ser las nuevas tendencias literarias..., en fin, también estas pasarán, se dijo, subiendo lentamente las escaleras" (pàg. 81).
So che Claudio Magris è un grande letterato, ma io non sono riuscita ad apprezzarlo. Questi cinque racconti mi sono sembrati un po' tutti uguali. Il concetto è sempre lo stesso: il tempo che passa, ma in qualche modo torna in tarda età sotto forma di ricordo e riflessione. E va be'.
one of the best collection of short stories i’ve read. Sensitive stream of counsciousness and a lot of thoughts about time (linear or shapeless), nostalgia and getting old.
Magris mi aveva traumatizzata il giorno della mia maturità quando invece dei più inflazionati Pirandello o Leopardi era sbucato fuori lui nella mia prima prova. Tuttavia, ho deciso di dare una possibilità a questo autore senza preconcetti. Ma proprio non ce l'ho proprio fatta ad arrivare alla fine del libro. I racconti sono pieni di discorsi filosofici - o come definisce lo stesso autore, misteriosofici - che forse sono più adatti a un'aula universitaria di lettere piuttosto che a un semplice libro di narrativa.
Cinque anziani sono i protagonisti dei cinque racconti riuniti nel libro di Claudio Magris: pezzi di passato sono raccontati con delicatezza e raffinatezza degne solo di un grande scrittore.
“Scese dall’autobus, tenendosi al corrimano finché il piede ebbe toccato, con qualche esitazione, l’asfalto. Indugiò un attimo a stringere il lucido metallo, ritraendosi appena in tempo prima che la porta si richiudesse. Era gradevole toccarlo, così freddo, non ancora scaldato da tante palme umide e sudate. Per questo, per sentire qualche secondo di più quell’algido contatto, era sceso lentamente dall’autobus, non perché avesse difficoltà. Si guardò intorno sospettoso. Sempre quella stupida idea, che il figlio o la nuora potessero averlo seguito. Oltretutto, a quell’ora erano occupati. E poi magari lo sapevano già. Comunque gli fece piacere non vedere nessuna faccia nota. La via correva diritta verso il mare. Il chiarore là in fondo era livido; strinse le palpebre, come Mitzi Matzi quando gli si acciambellava sulle ginocchia, nella poltrona dello studio, e alzava il muso verso la lampada sul tavolo.”
Da tempo i libri di Magris mi chiamano, primo fra tutti Danubio, che tanti miei amici negli scorsi mesi hanno letto decantandone poi le meraviglie. È un libro corposo, è un libro difficile, sono pigra, non ne ho voglia. Però Magris m’incuriosisce, e parecchio: quest’anno ha compiuto 80 anni, mi piacciono tanto gli anziani – scrittori e non – nei quali la vita ha stratificato esperienza, emozioni, cura. Perciò ho scelto, per iniziare, questo libro esile, una raccolta di cinque racconti. Il mio preferito è il primo, «Il custode», quello del quale ho riportato l’incipit: protagonista è un ricco e anziano imprenditore che decide di limitarsi a tenere per sé il ruolo, senza alcun potere, di presidente onorario della sua azienda optando per un diverso e insolito lavoro: farà il custode in un condominio, all’insegna del non apparire. Starà lì da solo, a occuparsi d’un piccolo niente e a veder passare i condomini che se la prendono con lui. Drammatico? No, umano. Inutile dire che a me il libro è piaciuto moltissimo, ogni racconto - ma che dico, ogni parola! - ha un equilibrio perfetto e un'eleganza che non si può descrivere. Il racconto che dà il titolo al volume, Tempo curvo a Krems è, come dire, un tantinello ermetico e forse qualche riga l'ho pure saltata ma ha in sé la musicalità della parola perfetta e studiata; come ho letto nel commento di un recensore su Amazon, è "un esempio di alta scrittura, dove la resa icastica del reale si accompagna a una liricità mozzafiato."
Mario Benedetti’nin 1960’larda yayımlanan ve yüz seksen sekiz sayfadan oluşan “Mola” kitabı, Uruguay edebiyatının en önemli eserlerinden biridir. Roman, 49 yaşındaki dul bir adam olan Martín Santomé’nin yaşamını ve içsel dünyasını günlükleri aracılığıyla aktarır.
Santomé, üç çocuk babasıdır ve emekliliğini beklemektedir. Hayatı, iş ve ev arasında sıkışmış, sürekli ertelediği yaşamı bir kaçırılmış fırsatlar bütünü olarak görmeye başlamıştır. Dahası emeklilik sonrası için ne yapacağı konusunda da karar vermiş değildir.
Santomé’nin monoton ve durağan hayatı, iş yerine yeni gelen yirmi dört yaşındaki genç bir kadın olan Avellaneda ile tanışmasıyla değişir. Santomé, kendisinden oldukça genç olan Avellaneda’ya aşık olur ve aralarında bir ilişki başlar. Bu aşk, onun sıradan ve sıkıcı hayatına bir mola, bir nefes alma anı sunar. Ancak bu ilişkinin ne kadar süreceği ve hayatında ne gibi değişiklikler yapacağı belirsizdir.
Benedetti’nin dil ve anlatım tarzı, romanın çevirisinde de başarılı bir şekilde korunmuş. Yazarın yalın ama derin anlatımı, karakterlerin duygusal dünyasını etkili bir biçimde yansıtıyor.
Sonuç olarak Santomé’nin içsel dönüşümünü ve aşkının getirdiği değişimleri okumak keyifliydi.
"Se nello spazio-tempo, secondo l'oratore, quest'ultimo è rappresentato da una linea curva anziché da una linea retta, nel caso di masse abbastanza grandi può trattarsi di una curva chiusa ossia di un cerchio. Ma allora tutto ritorna, tutto è, e io sono già stato, sono già alla foce del Danubio, mentre sto seguendo le sue acque per raggiungerla." Cinque racconti, cinque anziani accomunati dal "tempo curvo" che non è altro che il sovrapporsi del passato sul presente, un continuo rievocare e rivivere quello che è stato, quello che è. Trieste rappresenta la città protagonista ma a questa se ne aggiungono altre come Lu Monferrato e Krems. Interessante come gli anziani ricordino i fatti che hanno vissuto: il racconto coincide con la realtà o gli anni hanno rimodellato le loro memorie? Non è una lettura semplice, anzi, la scrittura è densa, difficile e assolutamente da rileggere una volta finita perché sicuramente qualcosa è sfuggito. Magris resta comunque un maestro della Letteratura, tutto da scoprire e riscoprire.
Pětice rozjímavých povídek, v nichž se načrtnuté okamžiky v životech starých mužů (není náhoda, že kniha vyšla k autorovým osmdesátinám) prolínají s jejich zamlženými vzpomínkami na doby dávno minulé. Na gymnaziální lásky, ale i na válečné zákopy, pronásledování Židů a další absurdity, které se nakupily ve 20. století. Dýchla na mě specifická atmosféra Terstu, kdysi slavného přístavu habsburské monarchie a dnes nejméně italského města na samé hranici Itálie s Balkánem. Stáří má různé podoby – zatímco bohatý podnikatel si vychutnává anonymní roli vrátného ve vlastní budově, starý spisovatel si při pomalém stoupání do schodů o verších mladšího kolegy jen pomyslí: „Ano, budou to nějaké nové literární trendy. Ale i ty pominou.“ (8/10)
Krems’te Bükülü Zaman (Tempo curvo a Krems 🇮🇹, 2019) Claudio Magris (1939, 84y)
..arkadaşlık, aşkın diğer adıdır..
-..ÖTEKİ, en sevilen kişi bile olsa, genellikle fazlalıktır, olayları güçleştirir..
-herkes herkesin iyiliği için savaşıyordu. KÖTÜLÜĞÜN iyilikten doğduğunu, YALANIN gerçek uğruna söylendiğini, tüm bunları anladığında kendini bomboş hissetti..
Dove inizia e dove finisce un viaggio? Il concetto di viaggio come spunto per riflessioni sull'esistenza e sui rapporti presenti e passati, sul vissuto, sulle esperienze, su quello che poteva essere e non è stato. Atmosfera rarefatta, tempo indefinito, gli habitat ideali per l magnifiche riflessioni di Claudio Magris.
Non è un libro per chi vuole evadere, ma per chi vuole riflettere. Perché non c'è semplicità né di forma né di contenuti e per apprezzare fino in fondo il messaggio è necessaria una buona base di filosofia e tanta empatia. Unica pecca, dal mio modestissimo punto di vista, il ripetersi dello stesso caso in maniera molto simile tra alcuni di questi racconti.
Çağdaş İtalyan edebiyatından okuduğum ilk ve tek isim Magris, bu küçük öykü kitabı yazarı ve İtalyan edebiyatını tanımak için tabi ki yeterli değil ama yine de belli bir tema çerçevesinde döndüğünü, yaşlı erkekler ve dünya harpleri öncesi ve sonrasında dünya, söyleyebiliriz. Müthiş vurucu bir öyküyle karşılaşmadım ama zaman zaman şaşırtıcı pasajlarla ve genel anlamda iyi yazılmış öyküler.
Una scrittura che brilla per eleganza e raffinatezza trasforma in piccoli gioielli narrativi questi cinque brevi racconti, legati tra loro dal sottile filo dei ricordi e della memoria. Ho apprezzato soprattutto Esterno giorno – Val Rosandra e Il custode. Anche in queste pagine, Claudio Magris si conferma uno scrittore colto e profondo.
Pyszne te opowiadania. Kto choćby kilka godzin (jak ja) spędził w Trieście, nieco więcej w okolicach, komu bliski sam autor, kto dzieli tę austro-węgierską nostalgię, kto w tej MittelEuropie wszędzie czuje się jak w domu… po prostu je wchłonie. By po chwili ze smutkiem stwierdzić: „jak to?! już??” Dla mnie- perły.
Crónicas acerca de acontecimentos do passado. O estilo de Cláudio Magris é sóbrio e muito germanico mas mantendo muita qualidade estética na narrativa, ficando a sensação que as personagens reprimem a emotividade.
Trattandosi di racconti, il rischio è che alcuni non siano a livello di altri. Infatti tempo curvo a Krems è sicuramente quello che merita di più insieme all’ultimo. I primi sono sostanzialmente un masticaticcio di cose già sentite, banali