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Dante Alighieri #4

The Crusade of Darkness

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Italy, October 1301. Dante Alighieri, Prior to the city of Florence, is sent to Rome to meet with the Pope. Sinister omens greet his arrival; the river Tiber is threatening to burst its banks and the corpses of several young woman have been found eviscerated and ritually murdered. Dante has no power to order an investigation but when the authorities show little interest in the deaths he promises the mother of one victim that he will bring the murderer to justice. But when Dante visits the Vatican, and makes the acquaintance of an ambitious senator named Spada, he discovers that the city hides yet more dark secrets...

560 pages, Paperback

First published January 1, 2007

2 people are currently reading
95 people want to read

About the author

Giulio Leoni

68 books20 followers
Giulio Leoni is a professor of Italian literature and history. He lives in Rome with his family.

Also known as J.P. Rylan, author of the fantasy series of Anharra.

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Community Reviews

5 stars
6 (6%)
4 stars
20 (22%)
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28 (31%)
2 stars
24 (26%)
1 star
11 (12%)
Displaying 1 - 13 of 13 reviews
Profile Image for Saverio Falcone .
49 reviews
January 9, 2014
Purtroppo non riconferma la qualità narrativa del primo libro. Troppo surreale e poca logica nella consequenzialità dei fatti. Dispersivo e narrazione molto lacunosa.
Profile Image for Kyle Moore.
55 reviews
January 10, 2020
I didn’t finish the book as I found it side tracking about things and felt more like a history book rather a crime one.
Profile Image for J.
93 reviews4 followers
January 9, 2011
Giulio Leoni torna in libreria con il quarto capitolo della saga dedicata al Sommo Poeta in veste di indagatore inaugurata nel 2000 con “Dante Alighieri e i delitti della Medusa” e proseguita con “I Delitti del Mosaico” e “I Delitti della Luce”, tutti pubblicati da Mondadori. Anche in questa occasione, giallo, thriller, avventura, romanzo storico dalle tinte esoteriche si sposano per dare vita a quel meccanismo narrativo affascinante e giocoso che ha decretato il successo internazionale di Leoni. Lo abbiamo intervistato.



Puoi anticipare qualcosa ai lettori?

L'idea era quella di concludere la trilogia fiorentina ispirata alle tre cantiche della Commedia con una sorta di quarto movimento che affrontasse, nel quadro di una vicenda criminale con morti ammazzati, quello fondamentale tra gli "enigmi" danteschi: la colpa. In altri termini il capitolo oscuro della vita del poeta, la caduta nel peccato mortale di cui poi l'avventura ultraterrena diventerà la via del riscatto. Insomma, come ogni tetralogia che si rispetti, mi piaceva chiudere con una sorta di Crepuscolo degli dei wagneriano. Non che ci siano walchirie e nanetti, intendiamoci, anzi lo sforzo di ricostruire in misura attendibile luoghi e atmosfere in gran parte scomparsi mi è costata una certa fatica. Forse ci sarà qualche ottone di troppo, ma spero che il lettore me lo perdonerà. Insomma volevo cercare di rendere lo sfaldarsi di un mondo che trascina con sé uomini e cose, e di contro lo sforzo di una mente razionale che cerca in qualche modo un qualche ordine nelle cose. Nel cuore stesso di una cristianità apprentemente trionfante, e invece corrosa dal risorgere di riti antichi e tenebrosi. Una specie di vena sotterranea, come se alla fine l'Acheronte non fosse che un affluente del Tevere. E mi piaceva l'idea che si svolgesse a Roma, un luogo davvero straordinario agli inizi del 300. La vicenda della Crociata delle Tenebre si apre con l'arrivo del poeta, incaricato di guidare l'ambasceria fiorentina alla corte di Bonifacio VIII, in un momento di grande tensione con il papato. L'ambasciata storicamente fu un disastro, che si concluse con l'esilio del poeta. Nel romanzo diviene una sorta di discesa agli inferi, un'esplorazione della palude del male.



I tuoi libri vengono pubblicati in moltissimi paesi (alcuni anche piuttosto inusuali per la letteratura italiana) qual'è il tuo rapporto con l'estero e con le case editrici straniere?



Di viva curiosità. Ogni volta, specie nei casi di culture lontane, mi chiedo che diavolo potrà trovare un lettore turco, coreano o cinese in quello che ho scritto. Soprattutto quando dai traduttori mi arrivano domande del tipo: ma chi sono i guelfi e i ghibellini? e altre amenità del genere. E però Dante ha davvero qualcosa di magico, che sembra scavalcare tutte le differenze.



In che rapporti sei, se lo sei, con altri scrittori italiani? Come ti sembra il panorama letterario attuale in Italia?

Conosco e stimo diversi autori nostri, soprattutto nel campo del giallo e del noir. Ma non mi capita spesso di incontrarli personalmente, forse perchè vivo a Roma, una città terribilmente faticosa per coltivare i rapporti umani. Quanto al panorama letterario non mi sembra peggiore di quello degli altri paesi, anzi. Se poi vuoi conoscere qualche mio amore sarebbe lunga, io sono un temperamento facile alle passioni. Ma certo tra gli italiani Manganelli e Germano Lombardi, Eco, Maurensig, Cotroneo mi ritornano spesso tra le mani. E poi Montale e Sanguineti, che non credo si amassero troppo ma tra cui non saprei davvero scegliere il più grande del secolo.



Come ti documenti per scrivere le tue storie?

Attraverso le vie più diverse e qualche volta strane e casuali. Per lo più i miei racconti nascono da stimoli, curiosità di cui non saprei nemmeno indicare l'origine. Una lettura, magari distratta: spesso le idee migliori nascono da un fraintendimento, o da un errore. Solo dopo comincia un'opera più paziente di raccolta dei dati, e per questo Internet, la grande biblioteca o la bancarella all'angolo sono egualmente utili e talvolta risolutive. Per La donna sulla Luna una mia amica olandese mi regalò una carta di Berlino del 36, mentre per i riscontri sulla pellicola di Lang dovetti far venire dall'America una vecchia videocassetta della versione americana del film. Altre volte naturalmente è più facile, per i racconti su Fiume e d'Annunzio mi sono avvalso di memorie dell'epoca, oltre naturalmente agli ottimi lavori sul futurismo di Chiara Salaris e Giovanni Antonucci. Nel caso di Dante la documentazione a disposizione è pressoché sterminata, ma trovai un singolare filo conduttore nell'opera di Robert John, originale figura di gesuita, da cui appresi il coinvolgimento del poeta nel tentativo di assassinare papa Giovanni XXII. Cosa ahimé probabilmente non vera, ma che si incastonava perfettamente nella cornice di cui avevo preso a fantasticare.



Sei autore molto prolifico, oltre ai quattro capitoli dedicati a Dante, ti sei dedicato anche a molte altre storie in cui fanno capolino diversi personaggi storici...

Sì, anche nei racconti non propriamente storici, la storia in qualche modo finisce per capitarci dentro. Siamo fatti di sogni, e la storia non ne è che il ricordo confuso.



Come è nata l'dea di Dante indagatore?

Per pigrizia. Nel 1999 avevo deciso di scrivere un giallo ambientato nel passato. E volevo che il protagonista fosse un artista, meglio se uno scrittore, visto che in ragione dei miei studi era quella la categoria che conoscevo meglio. Poi avevo bisogno di un personaggio dinamico, dotato di un intelletto tagliente, con una vasta esperienza del male e delle passioni umane, e insieme in grado di risolvere anche una questione a colpi di spada, se necessario. Non mi piaceva troppo l'idea di un investigatore da tavolino. Poi mi serviva anche una psicologia travagliata, irta di contraddizioni, con una situazione sociale e familiare ricca di qualche affanno, per il colore. Una qualche propensione per il genere femminile, in modo da giustificare la necessaria eroina della vicenda. Dante mi sembrò perfetto, non c'era bisogno di inventare nulla. E poi non suonava il violino e soprattutto non sapeva cucinare, perché mi hanno sempre seccato gli investigatori che passano metà del romanzo all'osteria. Invece Dante mi era stato simpatico sin dai tempi dell'asilo, quando scrutavo i disegni del Dorè nel librone di famiglia. Solo che in principio lo scambiai con Virgilio, mi pareva impossibile che il protagonista fosse quello sempre dietro, un po' curvo, quasi con l'aria di essere lì per caso. E poi quel berrettino strano, mentre l'altro incoronato e ammantellato dominava gli inferi. Chissà che non sia nato allora il desiderio inconscio di rendergli in qualche modo omaggio, reverenza e giustizia.



Qualcuno ha storto il naso? (penso a quello che è successo per esempio con Kant e critica della ragion criminale)

Immagino di sì, e sarebbe grave se così non fosse. Significherebbe che si è perso il gusto critico, e che non si è più in grado di distinguere tra un divertissement letterario e Delitto e Castigo. In genere però, superato lo sconcerto per un Dante un po' diverso dalla figurina Liebig delle scuole medie, devo dire di aver incontrato quasi sempre lettori abbastanza pazienti. Ho avuto anche qualche complimento, ma tra tutti ce ne uno che mi ha davvero commosso: una giovane lettrice di grande immaginazione mi ha chiesto se davvero Dante avesse mai fatto l'investigatore. Ne sono certo, ho risposto. E per un attimo siamo stati entrambi felici.



Ci puoi raccontare della tua passione per l'illusionismo?

È una storia che risale addirittura all'infanzia. Negli anni cinquanta c'erano ancora a Roma alcuni cinema che nell'intervallo presentavano un piccolo avanspettacolo. E con il cantante napoletano e le ballerine c'era sempre un mago. Invece che ai giardinetti spesso vi venivo portato da un mio zio scapestrato, che penso fosse interessato soprattutto alle ballerine. Io me ne stavo lì a naso all'aria, con il mio pinocchio di legno, e senza saperlo devo aver visto Sitta, Riccardi, Brusini, il grande Arsenio che poi è stato il maestro di tutti i prestigiatori romani. Forse ho visto anche una delle ultime esibizioni di Chabernot. E altri che oggi nessuno ricorda, artisti straordinari che mi facevano pensare a quanto fossero fortunate quelle ballerine che vivevano immerse nella magia, e come avesse ragione mio zio a mandar loro tutti quei mazzi di fiori. In qualche modo nella mia fantasia la bellezza delle fanciulle e le fantasmagorie degli illusionisti si devono essere impastate indissolubilmente, e con esse il desiderio di conoscerne i segreti. Ho cominciato così a collezionare libri, manifesti, ricordi dei maghi del passato. A perseguitare quelli che riuscivo a conoscere per imparare i misteri dell'arte, che si trasmettono nel segreto più assoluto esclusivamente per tradizione orale.

È una malattia, come tante altre. Anche se resto convinto che le ballerine c'entrino in qualche modo.



http://kingdomofink.wordpress.com/
Profile Image for Kai.
Author 99 books26 followers
January 14, 2011
Giulio Leoni torna in libreria con il quarto capitolo della saga dedicata al Sommo Poeta in veste di indagatore inaugurata nel 2000 con “Dante Alighieri e i delitti della Medusa” e proseguita con “I Delitti del Mosaico” e “I Delitti della Luce”, tutti pubblicati da Mondadori. Anche in questa occasione, giallo, thriller, avventura, romanzo storico dalle tinte esoteriche si sposano per dare vita a quel meccanismo narrativo affascinante e giocoso che ha decretato il successo internazionale di Leoni. Lo abbiamo intervistato.



Puoi anticipare qualcosa ai lettori?

L'idea era quella di concludere la trilogia fiorentina ispirata alle tre cantiche della Commedia con una sorta di quarto movimento che affrontasse, nel quadro di una vicenda criminale con morti ammazzati, quello fondamentale tra gli "enigmi" danteschi: la colpa. In altri termini il capitolo oscuro della vita del poeta, la caduta nel peccato mortale di cui poi l'avventura ultraterrena diventerà la via del riscatto. Insomma, come ogni tetralogia che si rispetti, mi piaceva chiudere con una sorta di Crepuscolo degli dei wagneriano. Non che ci siano walchirie e nanetti, intendiamoci, anzi lo sforzo di ricostruire in misura attendibile luoghi e atmosfere in gran parte scomparsi mi è costata una certa fatica. Forse ci sarà qualche ottone di troppo, ma spero che il lettore me lo perdonerà. Insomma volevo cercare di rendere lo sfaldarsi di un mondo che trascina con sé uomini e cose, e di contro lo sforzo di una mente razionale che cerca in qualche modo un qualche ordine nelle cose. Nel cuore stesso di una cristianità apprentemente trionfante, e invece corrosa dal risorgere di riti antichi e tenebrosi. Una specie di vena sotterranea, come se alla fine l'Acheronte non fosse che un affluente del Tevere. E mi piaceva l'idea che si svolgesse a Roma, un luogo davvero straordinario agli inizi del 300. La vicenda della Crociata delle Tenebre si apre con l'arrivo del poeta, incaricato di guidare l'ambasceria fiorentina alla corte di Bonifacio VIII, in un momento di grande tensione con il papato. L'ambasciata storicamente fu un disastro, che si concluse con l'esilio del poeta. Nel romanzo diviene una sorta di discesa agli inferi, un'esplorazione della palude del male.



I tuoi libri vengono pubblicati in moltissimi paesi (alcuni anche piuttosto inusuali per la letteratura italiana) qual'è il tuo rapporto con l'estero e con le case editrici straniere?



Di viva curiosità. Ogni volta, specie nei casi di culture lontane, mi chiedo che diavolo potrà trovare un lettore turco, coreano o cinese in quello che ho scritto. Soprattutto quando dai traduttori mi arrivano domande del tipo: ma chi sono i guelfi e i ghibellini? e altre amenità del genere. E però Dante ha davvero qualcosa di magico, che sembra scavalcare tutte le differenze.



In che rapporti sei, se lo sei, con altri scrittori italiani? Come ti sembra il panorama letterario attuale in Italia?

Conosco e stimo diversi autori nostri, soprattutto nel campo del giallo e del noir. Ma non mi capita spesso di incontrarli personalmente, forse perchè vivo a Roma, una città terribilmente faticosa per coltivare i rapporti umani. Quanto al panorama letterario non mi sembra peggiore di quello degli altri paesi, anzi. Se poi vuoi conoscere qualche mio amore sarebbe lunga, io sono un temperamento facile alle passioni. Ma certo tra gli italiani Manganelli e Germano Lombardi, Eco, Maurensig, Cotroneo mi ritornano spesso tra le mani. E poi Montale e Sanguineti, che non credo si amassero troppo ma tra cui non saprei davvero scegliere il più grande del secolo.



Come ti documenti per scrivere le tue storie?

Attraverso le vie più diverse e qualche volta strane e casuali. Per lo più i miei racconti nascono da stimoli, curiosità di cui non saprei nemmeno indicare l'origine. Una lettura, magari distratta: spesso le idee migliori nascono da un fraintendimento, o da un errore. Solo dopo comincia un'opera più paziente di raccolta dei dati, e per questo Internet, la grande biblioteca o la bancarella all'angolo sono egualmente utili e talvolta risolutive. Per La donna sulla Luna una mia amica olandese mi regalò una carta di Berlino del 36, mentre per i riscontri sulla pellicola di Lang dovetti far venire dall'America una vecchia videocassetta della versione americana del film. Altre volte naturalmente è più facile, per i racconti su Fiume e d'Annunzio mi sono avvalso di memorie dell'epoca, oltre naturalmente agli ottimi lavori sul futurismo di Chiara Salaris e Giovanni Antonucci. Nel caso di Dante la documentazione a disposizione è pressoché sterminata, ma trovai un singolare filo conduttore nell'opera di Robert John, originale figura di gesuita, da cui appresi il coinvolgimento del poeta nel tentativo di assassinare papa Giovanni XXII. Cosa ahimé probabilmente non vera, ma che si incastonava perfettamente nella cornice di cui avevo preso a fantasticare.



Sei autore molto prolifico, oltre ai quattro capitoli dedicati a Dante, ti sei dedicato anche a molte altre storie in cui fanno capolino diversi personaggi storici...

Sì, anche nei racconti non propriamente storici, la storia in qualche modo finisce per capitarci dentro. Siamo fatti di sogni, e la storia non ne è che il ricordo confuso.



Come è nata l'dea di Dante indagatore?

Per pigrizia. Nel 1999 avevo deciso di scrivere un giallo ambientato nel passato. E volevo che il protagonista fosse un artista, meglio se uno scrittore, visto che in ragione dei miei studi era quella la categoria che conoscevo meglio. Poi avevo bisogno di un personaggio dinamico, dotato di un intelletto tagliente, con una vasta esperienza del male e delle passioni umane, e insieme in grado di risolvere anche una questione a colpi di spada, se necessario. Non mi piaceva troppo l'idea di un investigatore da tavolino. Poi mi serviva anche una psicologia travagliata, irta di contraddizioni, con una situazione sociale e familiare ricca di qualche affanno, per il colore. Una qualche propensione per il genere femminile, in modo da giustificare la necessaria eroina della vicenda. Dante mi sembrò perfetto, non c'era bisogno di inventare nulla. E poi non suonava il violino e soprattutto non sapeva cucinare, perché mi hanno sempre seccato gli investigatori che passano metà del romanzo all'osteria. Invece Dante mi era stato simpatico sin dai tempi dell'asilo, quando scrutavo i disegni del Dorè nel librone di famiglia. Solo che in principio lo scambiai con Virgilio, mi pareva impossibile che il protagonista fosse quello sempre dietro, un po' curvo, quasi con l'aria di essere lì per caso. E poi quel berrettino strano, mentre l'altro incoronato e ammantellato dominava gli inferi. Chissà che non sia nato allora il desiderio inconscio di rendergli in qualche modo omaggio, reverenza e giustizia.



Qualcuno ha storto il naso? (penso a quello che è successo per esempio con Kant e critica della ragion criminale)

Immagino di sì, e sarebbe grave se così non fosse. Significherebbe che si è perso il gusto critico, e che non si è più in grado di distinguere tra un divertissement letterario e Delitto e Castigo. In genere però, superato lo sconcerto per un Dante un po' diverso dalla figurina Liebig delle scuole medie, devo dire di aver incontrato quasi sempre lettori abbastanza pazienti. Ho avuto anche qualche complimento, ma tra tutti ce ne uno che mi ha davvero commosso: una giovane lettrice di grande immaginazione mi ha chiesto se davvero Dante avesse mai fatto l'investigatore. Ne sono certo, ho risposto. E per un attimo siamo stati entrambi felici.



Ci puoi raccontare della tua passione per l'illusionismo?

È una storia che risale addirittura all'infanzia. Negli anni cinquanta c'erano ancora a Roma alcuni cinema che nell'intervallo presentavano un piccolo avanspettacolo. E con il cantante napoletano e le ballerine c'era sempre un mago. Invece che ai giardinetti spesso vi venivo portato da un mio zio scapestrato, che penso fosse interessato soprattutto alle ballerine. Io me ne stavo lì a naso all'aria, con il mio pinocchio di legno, e senza saperlo devo aver visto Sitta, Riccardi, Brusini, il grande Arsenio che poi è stato il maestro di tutti i prestigiatori romani. Forse ho visto anche una delle ultime esibizioni di Chabernot. E altri che oggi nessuno ricorda, artisti straordinari che mi facevano pensare a quanto fossero fortunate quelle ballerine che vivevano immerse nella magia, e come avesse ragione mio zio a mandar loro tutti quei mazzi di fiori. In qualche modo nella mia fantasia la bellezza delle fanciulle e le fantasmagorie degli illusionisti si devono essere impastate indissolubilmente, e con esse il desiderio di conoscerne i segreti. Ho cominciato così a collezionare libri, manifesti, ricordi dei maghi del passato. A perseguitare quelli che riuscivo a conoscere per imparare i misteri dell'arte, che si trasmettono nel segreto più assoluto esclusivamente per tradizione orale.

È una malattia, come tante altre. Anche se resto convinto che le ballerine c'entrino in qualche modo.



http://kingdomofink.wordpress.com/
695 reviews7 followers
January 31, 2021
Een moeilijk boek. Het is het derde deel van de boeken over Dante Alighieri maar volgens de flap goed apart te lezen.
Het is de 13e eeuw en Dante reist als vertegenwoordiger van Florence naar Rome waar hij in november arriveert. Regentijd in Rome. De Tiber komt af en toe over zijn oevers, overal zijn ruïnes uit de glorietijd van Rome, moerassen, drassige stukken, krotten waar de gewone mensen proberen te overleven. Lijken worden ook overal gevonden.
Hij moet zijn geloofsbrieven brengen naar Paus Bonifatius die met harde hand regeert. Overal soldaten van verschillende senatoren. Geloof is erg belangrijk maar niet iedereen gelooft het ware. Hij ontmoet een geleerde Pers en een Jood die hem de geheimen van het heelal tonen. Een senator haalt hem over de op handen zijnde kruistocht in gedichten en verhalen te verslaan maar ook hij heeft andere plannen namelijk om zijn dochter als nieuwe godin op te troon te zetten.
Ik vond het allemaal nogal verwarrend maar wilde het toch uitlezen.
Profile Image for Emanuela.
942 reviews2 followers
August 16, 2022
Anche questa storia è in linea con le precedenti della serie, un'idea crime accattivante ma l'eccessivo dilungarsi in nozioni storiche e filosofiche, alcune molto interessanti, la mette in secondo piano, facendo calare decisamente l'attenzione del lettore. Non ho trovato molto forte la figura di Dante che si lascia trascinare senza difficoltà in eventi alquanto confusi ed assurdi. La cosa che ho più apprezzato è la descrizione della città di Roma, delle sue architetture e del modo di vivere dei suoi abitanti in quel periodo.
Continuerò senz'altro a leggere gli altri libri della serie, sperando in trame più avvincenti.
Due stelle e mezzo
Profile Image for Maedeh.
8 reviews
March 25, 2025
"The Crusade of Darkness" vividly portrays Dante's era with rich historical details but struggles with a cohesive storyline. At times, the author prioritizes historical accuracy over narrative flow.
Profile Image for Maya Panika.
Author 1 book78 followers
June 15, 2011
Set in Rome, 1301, with Dante Alighieri as amateur sleuth, a fascinating premise that promised far more than it delivered.

For me, the main strength of this novel lies in the background; I advise reading the end notes before embarking on the novel, I think having a better background knowledge of the events and characters would enhance enjoyment of the plot. The historical detail is exacting, the personalities and events depicted seem almost too dramatic to be true, but true they apparently are - l knew nothing of this period of Italian history before reading this book and now I feel compelled to find out more.

The novel itself is too rambling and unfocussed, it never really caught my imagination and I found my mind constantly wandering when I was reading; the author seems to be trying too hard to include every point and detail of a character and a period he clearly knows extremely well; there was far too much going on. The initial story - the discovery of the perfectly preserved body of Pope Joan - seized my interest, but soon became lost in a welter of sub-plot, historical detail and an endless stream of characters who appear and disappear, often without contributing anything of interest or carrying the plot forward, which was a pity, because the opening chapters promised so much.

I enjoyed Dante himself, warts and all - he's not an especially endearing character, the criminal factor are, in so many ways, more sympathetic personalities - but he never failed to interest me. Unfortunately, he wasn't enough, on his own, to hold my interest for long.
Profile Image for Riobhcah.
315 reviews
October 5, 2016
What a brilliant ending to this fascinating metaphysical murder mystery series! Oftentimes, when an author writes a series like this, it drags along in places or the last edition is not as good, however, this is definitely not the case with this one. The author brings together threads from the preceding books in a fascinating tale, while he vividly brings to life the character of the Poet Laureate Supreme of Italy, Dante Alighieri, Prior of Florence and Ambassador of Florence to Rome! I was sorry to see the end of this book. But it was such a gripping read that I hardly could put it down. Murder mysteries aren't generally my favourite genre, but this has to be one of the best series of books that I have ever read. I will definitely be reading more books by this author. To Giulio Leoni who wrote these wonderful books: Bravo!!! I would give this book 10 stars if possible.
Displaying 1 - 13 of 13 reviews

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