Negli ultimi decenni l’incontro tra arte e antropologia è diventato sempre più intenso e i due campi si sono ritrovati a condividere metodi e pratiche. L’antropologia ha interrogato l’arte rispetto alle forze creative presenti in culture diverse dalla nostra e l’arte è rimasta impigliata nel metodo di ricerca, spesso si è trasformata nella ricerca stessa come forma d’arte. Questo incontro, lontano dall’essere solo una curiosità reciproca, ha contribuito a rivoluzionare pratiche che sembravano il museo anzitutto – messo in discussione radicalmente come un’eccezione occidentale – le collezioni, le classificazioni, il ruolo del pubblico. Una storica dell’arte e un antropologo ci raccontano questo sconvolgimento come una storia ricca di personaggi – artisti diventati antropologi e antropologi che si sono fatti artisti – oggetti, aneddoti, biografie, testi, dando vita a un saggio corale dove arte e antropologia scoprono di essere mosse dalla stessa urgenza.
Anna Castelli, storica dell’arte, è laureata in lingue e letterature orientali con una tesi sul teatro kabuki. Da sempre appassionata di Venezia, si batte per la conservazione del suo patrimonio storico e artistico nella maniera che più le viene naturale: scrivendo romanzi sulla città. Ha pubblicato “Emozioni Veneziane” (Elmi’s World – 2012, prefazione di Tinto Brass), “Alchimia Veneziana” (Lettere Animate – 2012), “Venetian Illusions” (Collana Imperium – 2013 – in lingua inglese). Quando gli impegni glielo consentono, collabora con il Museo di Arte Orientale di Ca’ Pesaro tenendo conferenze su argomenti curiosi e divertenti per tenere viva l’attenzione del pubblico sulla preziosa collezione ospitata a Venezia. Da questa esperienza nasce il saggio “Cosplay – Arte ludica contemporanea” (Collana I Saggi Imperium – 2014) Scrive anche sotto pseudonimo.