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L'arabo
In una cittadina nel Sud della Francia, un giorno, come dal nulla, compare un ragazzo. È schivo, silenzioso. Lavora e non crea problemi. Ha un solo difetto: è arabo. E ha la sfortunata idea di affittare una cantina nella stessa piazzetta in cui vive Mamine, una vecchia incattivita e obesa che proietta su di lui le ossessioni e i desideri più nascosti. L'Arabo diventa così il catalizzatore delle pulsioni di una comunità chiusa e malata: l'elemento da isolare, il corpo estraneo da aggredire ed espellere. E quando l'apparente quiete del villaggio viene turbata da un delitto, la violenza sopita non tarda a scatenarsi. Audouard racconta una grande storia di sospetto e solitudine con una lingua che mescola magistralmente crudezza pulp e lirismo colto, linguaggio popolare e letteratura. Tra Camus e Cormac McCarthy, una tragedia contemporanea con un imprevedibile, luminoso epilogo.
208 pages, Paperback
First published January 1, 2009
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Community Reviews
Displaying 1 - 7 of 7 reviews
May 19, 2026
"L'arabo" è un testo di poco più di 200 pagine, che racchiude al suo interno non soltanto la storia del protagonista, l'arabo appunto, ma anche la storia di ogni singolo bianco che, in quanto tale, trascina con sé il peso del razzismo e della xenofobia perpetrato nel corso della storia.
L'arabo arriva in una cittadina vecchia e impoverita, sia nelle sembianze che nell'animo dei suoi abitanti che, quando scoprono che c'è un arabo tra loro, subito si aizzano contro di lui per scacciarlo, come si potrebbe fare con un pidocchio, con la paura che, proprio come questo insetto, la sua presenza possa iniziare un'epidemia di arabi, che si concluderebbe con l'arabizzazione di tutti loro. Uno scenario terribile, a cui bisogna porre rimedio.
Ecco che quindi, qualsiasi problema insorga, qualsiasi reato venga commesso, la colpa sarà sua. E nonostante la sua presenza sia silenziosa, mite, accondiscendente, nonostante a lavoro non causi problemi, nonostante qualcuno si renda effettivamente conto che alla fin fine, anche se arabo, tanto male non è, proprio come un fuoco che divampa l'odio comincia a proliferarsi, fino al punto di divenire inarrestabile. Non ci riuscirà né il poliziotto che seguirà i casi in cui è indiziato, né l'Indiana la Selvaggia, ragazza di cui si innamora, né il convertito Juste, vecchio del villaggio che inizialmente, proprio come tutti, lo odia perché arabo, ma che poi capisce, apre gli occhi, anche se tardi e in maniera silenziosa. L'arabo, in quanto arabo, è colpevole, una zizzania che va inevitabilmente estirpata.
A raccontarci la storia è una voce narrante onnisciente che però sembra far parte di quel "noi" del villaggio che ha preso parte alle manifestazioni di razzismo. È un noi che risuona, perché inevitabilmente ci appartiene. È un noi che siamo noi, in quanto bianchi, in quanto discendenti dei nostri padri e, per questo -citando un maestro-, anche se ci crediamo assolti, siamo lo stesso coinvolti.
Lo stile è quasi colloquiale, sincopato e irriverente. Eppure resta comunque criptico -quasi surreale, a tratti-, come se l'ambientazione, i pensieri e l'intero villaggio fossero avvolti da una coltre densa e soffocante. Le scene di violenza, triggeranti per chi è sensibile, sono però narrate con una prosa chirurgica e caustica, che non risparmia niente a nessuno, che non edulcora né grazia.
"L'arabo" è un libro che mi ha segnata, che inevitabilmente mi ha posto di fronte la responsabilità di ciò che stavo leggendo. È un libro che pizzica e che percuote. E per questo fondamentale.
L'arabo arriva in una cittadina vecchia e impoverita, sia nelle sembianze che nell'animo dei suoi abitanti che, quando scoprono che c'è un arabo tra loro, subito si aizzano contro di lui per scacciarlo, come si potrebbe fare con un pidocchio, con la paura che, proprio come questo insetto, la sua presenza possa iniziare un'epidemia di arabi, che si concluderebbe con l'arabizzazione di tutti loro. Uno scenario terribile, a cui bisogna porre rimedio.
Ecco che quindi, qualsiasi problema insorga, qualsiasi reato venga commesso, la colpa sarà sua. E nonostante la sua presenza sia silenziosa, mite, accondiscendente, nonostante a lavoro non causi problemi, nonostante qualcuno si renda effettivamente conto che alla fin fine, anche se arabo, tanto male non è, proprio come un fuoco che divampa l'odio comincia a proliferarsi, fino al punto di divenire inarrestabile. Non ci riuscirà né il poliziotto che seguirà i casi in cui è indiziato, né l'Indiana la Selvaggia, ragazza di cui si innamora, né il convertito Juste, vecchio del villaggio che inizialmente, proprio come tutti, lo odia perché arabo, ma che poi capisce, apre gli occhi, anche se tardi e in maniera silenziosa. L'arabo, in quanto arabo, è colpevole, una zizzania che va inevitabilmente estirpata.
A raccontarci la storia è una voce narrante onnisciente che però sembra far parte di quel "noi" del villaggio che ha preso parte alle manifestazioni di razzismo. È un noi che risuona, perché inevitabilmente ci appartiene. È un noi che siamo noi, in quanto bianchi, in quanto discendenti dei nostri padri e, per questo -citando un maestro-, anche se ci crediamo assolti, siamo lo stesso coinvolti.
Lo stile è quasi colloquiale, sincopato e irriverente. Eppure resta comunque criptico -quasi surreale, a tratti-, come se l'ambientazione, i pensieri e l'intero villaggio fossero avvolti da una coltre densa e soffocante. Le scene di violenza, triggeranti per chi è sensibile, sono però narrate con una prosa chirurgica e caustica, che non risparmia niente a nessuno, che non edulcora né grazia.
"L'arabo" è un libro che mi ha segnata, che inevitabilmente mi ha posto di fronte la responsabilità di ciò che stavo leggendo. È un libro che pizzica e che percuote. E per questo fondamentale.
June 21, 2026
impietoso ritratto di un Occidente preda della xenofobia incapace di rendersi conto che, invece, il marcio proviene dall'interno e non dall'esterno
scrittura peculiare che mescola ironia tagliente e una prima persona plurale che costruisce una sorta di coro greco o impersonificazione del "senso comune" degli abitanti del villaggio
scrittura peculiare che mescola ironia tagliente e una prima persona plurale che costruisce una sorta di coro greco o impersonificazione del "senso comune" degli abitanti del villaggio
Want to Read
August 24, 2009L'Arabe est un grand roman " sudiste ", où des personnages de Faulkner ou de Flannery O'Connor traverseraient des paysages à la Giono.
Le Sud d'Antoine Audouard est lui aussi un vieux pays vaincu, peuplé de figures tour à tour tragiques et grotesques.
Écrit dans une langue où le parler populaire se mêle à un lyrisme altier, ce roman qui multiplie les dissonances et les ruptures de ton est l'oeuvre d'un écrivain accompli.
voir ce qu'en dit (http://www.cuneipage.com/).
Le Sud d'Antoine Audouard est lui aussi un vieux pays vaincu, peuplé de figures tour à tour tragiques et grotesques.
Écrit dans une langue où le parler populaire se mêle à un lyrisme altier, ce roman qui multiplie les dissonances et les ruptures de ton est l'oeuvre d'un écrivain accompli.
voir ce qu'en dit (http://www.cuneipage.com/).
October 5, 2026
La paura del "diverso" è qualcosa che affligge l'umanità da sempre. Antoine Audouard declina questo tema attraverso il sentimento della xenofobia. Nel suo romanzo riduce il macrocosmo sociale al microcosmo di un villaggio dove l'arrivo di un Arabo funge da catalizzatore per i comportamenti più abietti e discriminatori possibili facendo emergere tutto il marciume di una società incapace di accogliere e considerare proprio eguale una persona dí differente etnia.
Lo sguardo dell'autore è disilluso, spietato e freddo. Lo dimostra il fatto che i personaggi più emarginati non portino solamente il nome della propria etnia.
Un romanzo crudo, sempre attuale e con una prosa semplice ma impattante.
Lo sguardo dell'autore è disilluso, spietato e freddo. Lo dimostra il fatto che i personaggi più emarginati non portino solamente il nome della propria etnia.
Un romanzo crudo, sempre attuale e con una prosa semplice ma impattante.
April 2, 2025
Due stelle e mezza
February 18, 2012
Un disastro.
June 10, 2014
I could not get past page 39...
Shira Destinie
MEOW Date - Sunday, June 17. 12014 H.E. (Holocene Era)
Shira Destinie
MEOW Date - Sunday, June 17. 12014 H.E. (Holocene Era)
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