LA GUERRA CONTRO IL CRIMINE
Poirot non molla mai, nemmeno quando il mondo è dilaniato dalla II Guerra Mondiale la quale, al contrario, rafforza la sua intenzione di combattere il crimine con maggior accanimento.
***
Leggendo "Il ritratto di Elsa Greer" e "Alla deriva" sono arrivata a fine libro in lacrime, stupita dalla contemporanea semplicità e complessità del mistero: infatti, se tutto sommato risultava facile indovinare il responsabile del delitto, le circostanze e i meccanismi psicologici che l'avevano determinato erano davvero oscuri e difficili da prevedere... Ma non per Poirot!
"Ah, but my dear sir, the why must never be obvious. That is the whole point."
"«Sapete, non è necessario usare solo i muscoli. Io non ho bisogno di chinarmi per prendere impronte, per raccogliere mozziconi di sigaretta e per esaminare l'erba calpestata. A me basta sdraiarmi in una poltrona e pensare. È questa, signorina» e si diede un colpetto sulla testa a forma di uovo «è questa che funziona!»"
In entrambi sono centrali le dinamiche famigliari, affrontate con un'insolita delicatezza per un giallo, un atteggiamento che mitiga la spietatezza e la crudezza dei delitti, nonché l'inquietudine che inevitabilmente si prova di fronte ad un groviglio inestricabile di pensieri e sentimenti. Figuratevi che non è soltanto la differenza da un carattere all'altro a combattere la ripetitività delle epistole a cui è affidata la narrazione ne "Il ritratto di Elsa Greer", ma anche la molteplicità di sfaccettature che i personaggi rivelano nel trascrivere la loro versione dei fatti.
***
Invece, per "Poirot non sbaglia" la valutazione è inferiore perché, nonostante anche qui il mistero fosse ben congegnato, mi ha un po' annoiato il percorso compiuto per giungere alla sua risoluzione.