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Togliamo il disturbo

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Questo libro è una battaglia, perché la cultura non abbandoni la nostra vita e prima di ogni altro luogo la nostra scuola, rendendo il futuro di tutti noi un deserto. È anche un atto di accusa alla mia generazione, che ha compiuto alcune scelte disastrose e non manifesta oggi il minimo pentimento. Infine, è la mia personale preghiera ai giovani, perché scelgano loro, in prima persona, la vita che vorranno, ignorando ogni pressione, sociale e soprattutto famigliare. E perché, in un mondo che li vezzeggia, li compatisce, e ne alimenta ogni giorno il vittimismo, essi con un gesto coraggioso e rivoluzionario si riprendano la libertà di scegliere se studiare o no, sovvertendo tutti gli insopportabili luoghi comuni che da almeno quarant’anni ci governano e ci opprimono.

280 pages, Paperback

First published February 17, 2011

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About the author

Paola Mastrocola

42 books97 followers
Born in 1956, she works presently as high school teacher. She has won some of the most prestigious Italian literature prizes.

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Profile Image for Giò.
58 reviews62 followers
June 3, 2019
“L'insegnante spiega, l'allievo studia, l'insegnante interroga e l'allievo ripete». Questa è la misera e vetusta idea della scuola di Paola Mastrocola.
“Studiare è questo. Aprire delle stive mentali, dove sistemare le cose.
La scuola funziona ancora così: l'insegnante fa lezione; gli allievi ascoltano, prendono appunti; a casa studiano sugli appunti e sul libro; la volta dopo l'insegnante interroga per vedere che cosa hanno studiato. Semplice. Si chiama scuola”.

Quindi per la Prof, che sicuramente spiega sempre benissimo la sua lezione, le menti dei ragazzi, notoriamente vuote di contenuti ma zeppe di telefonini e insulsaggini, devono essere passivamente riempite di Saperi dagli insegnanti, come fossero dei recipienti, delle stive appunto. Complimenti, prof! A competenze pedagogiche siamo in una botte di ferro!
E poi basta con una scuola aperta a tutti: chi non ha la stoffa dell’intellettuale, fin da piccolo vada indirizzato verso le scuole che privilegiano la manualità. (Però, e qui la Prof mostra tutta la sua modernità, mica solo i figli di operai, ne’, perchè non siamo classisti, pure i figli dei borghesi!).
Certo però è anche vero che a quei “poveretti” destinati aprioristicamente alle scuole tecniche e professionali, la Mastro riconosce il bisogno, per una sorta di completezza nella loro, seppur limitata, crescita culturale, di potersi godere un buon libro o un brano di musica classica: “Come è buona lei!” Direbbe il ragionier Fracchia.

Cosa si può dedurre dai ragionamenti della Prof? Continuiamo sulla retta via dei nostri padri, facciamo una scuola che riempia di contenuti preconfezionati i cervelli dei ragazzi e che li ammaestri per benino, ché mica è utile, a loro e alla società, operare perché imparino a ragionare da soli. E se gli alunni si annoiano, si disaffezionano, si allontanano dalla scuola, peggio per loro.
E, aggiungo, ripristiniamo quelle sane abitudini di una volta, i grembiuli, magari pure la pedana, la bacchetta e le orecchie d’asino che così torniamo a una scuola come si deve!
Profile Image for Svalbard.
1,151 reviews68 followers
May 25, 2021
Insopportabile sicumera

Molte delle cose che dice questo libro mi trovano d’accordo. Ad esempio il fatto che non tutti sono portati allo studio, che dovrebbero esistere scuole disciplinate e focalizzate sugli studi teorici e istituti professionali per chi di studiare non ha nessuna voglia e vorrebbe imparare un mestiere (e così, aggiungo io, si toglie dai piedi di quelli che di studiare hanno voglia). Che la riforma dell’università 3 + 2 è un abominio. Che l’inflazione di attività pratiche, test, attività di gruppo e quant’altro stanno uccidendo lo studio teorico, quello che si fa da soli, seduti alla scrivania, e che non dovrebbe per principio portare a nessun effetto pratico (per l’applicazione e il ragionamento per obiettivi c’è sempre tempo). Che essere selettivi è giusto, la scuola non deve essere per forza il luogo dello svago e della piacevole superficialità. Che i test a quiz non sostituiscono e non possono sostituire il tema di vecchia memoria.

Quello che mi ha dato fastidio, e molto, è la pretesa arrogante che cose come lo studio della grammatica o di “monumenti sacri” davanti a cui inchinarsi adoranti e acritici siano l’unico modo per arrivare ad attingere alla grande cultura. L’autrice si sdegna, ad esempio, di fronte agli studenti che sghignazzano per la Metamorfosi di Kafka, e si scandalizza per l’apprezzamento che i giovani hanno per le non meglio qualificate “storie di vampiri” senza rendersi conto che il presupposto per credere all’una e alle altre è lo stesso, la sospensione dell’incredulità, e che forse se il racconto kafkiano venisse presentato proprio come una narrazione fantastica, in molti avrebbero avuto assai meno da sghignazzare (ma no, deve essere per forza una metafora, non si sa bene di cosa…).

Forse, anzi sicuramente è vero che si nasce maggiormente portati per certe cose piuttosto che per altre, ma per quanto mi riguarda, la mia indubbia attitudine allo scrivere non mi impediva né di odiare la grammatica con tutte le mie forze, né mi impedisce di comprendere e condividere gli sghignazzi di fronte all’uomo-scarafaggio. Ancora: Dante, secondo la Mastrocola, DEVE essere studiato con l’apparato critico di note e commenti. Peccato che siano proprio quelle note e quei commenti ad aver ucciso uno dei più grandi capolavori dell’umanità, rendendolo un poco piacevole esercizio di decrittazione, ricordato con odio da generazioni di studenti, togliendogli tutta la potenza lirica e descrittiva, che gli ho visto restituire invece dall’esegesi di Sermonti, dove non ci sono note e commenti ma solo amplissime introduzioni ai canti. E non dimentichiamo di deplorare il tentativo di Benigni di far diventare Dante un personaggio da cultura pop (ovviamente non è così, ma generalmente questa è l’accoglienza che molti tromboni hanno riservato alle sue letture dei canti dell’Inferno).

Un altro aspetto odioso è la totale mancanza di empatia con gli allievi delle ultime generazioni, visti come vacui personaggetti capaci solo di inseguire la moda, di cercare l’accoppiamento giusto tra scarpa e vestitino, di appendere miriadi di animaletti di peluche allo zainetto. Non un tentativo di capirli, di comprendere le loro insicurezze, il disagio di essere giovani in un’epoca fatta di non-certezze, e quindi cercare sicurezze in un’omologazione spinta. Non parliamo poi di internet. Ovviamente internet è il male. Tonnellate di vacue chiacchiere che dicono il nulla, che catalizzano le attenzioni e il tempo dei ragazzi con facebook e altre invenzioni demenziali; fonti di ricerca, Wikipedia e poco altro, che standardizzano testi e risultati. Non dico, peraltro, che tutto questo non possa essere vero; ma far finta che attraverso internet non possa passare anche molto altro, e che è stato proprio internet a restituire dignità alla parola scritta dopo decenni in cui il futuro della comunicazione pareva essere solo quello audiovisivo, significa essere decisamente in malafede.

Quanto poi ai modi “altri” di fare cultura, come si confronterebbe l’autrice con una graphic novel, o con un manga? L’inusuale modalità narrativa, la misconoscenza di codici di decrittazione, temo, potrebbero indurre nell’illustre studiosa una crisi epilettica, o più semplicemente li bollerebbe come spazzatura senza costrutto (umiltà l’è morta, mica solo per quelli che sghignazzano davanti allo scarafaggio invece di coglierne tutta la poetica tragicità…)

La Mastrocola parla ancora di personaggi come don Milani, accusando lui – o meglio, coloro che ne hanno frainteso il messaggio – di aver lavorato per un generale abbassamento delle qualità dell’istruzione, per mettere i Pierini allo stesso livello dei Gianni invece di fare il contrario; come Gianni Rodari, accusato di aver fornito il pretesto per togliere la ”serietà” dallo studio della parola, riducendola a una dimensione di gioco e di svago; e invece esalta il pensiero di Theodor W. Adorno, che metteva in guardia contro l’abbassamento della cultura, l’omologazione, la semplificazione. Personalmente non mi pronuncio su don Milani, sul quale io stesso ho qualche riserva, per il poco che lo conosco (e non escludo che siano le stesse della Mastrocola). Rintuzzo invece decisamente la critica a Gianni Rodari, in quanto, dopo anni e anni di scuola “tradizionale”, scoprire che ci fossero anche situazioni in cui la parola potesse essere gioco e creatività mi fa rimpiangere quello che forse ho perso. Quanto ad Adorno, invece, credo che pochi intellettuali abbiano fatto male alla cultura del Novecento quanto sia riuscito a fare lui, forse suo malgrado, e in ispecie nel campo della musica europea. A causa delle sue teorie – l’accordo maggiore e la scala tonale sono il male, relitti borghesi falsamente consolatori da rimuovere dalla studio e dalle accademie; chi li usa è un vile reazionario; solo la dissonanza, il rumore, il suono grezzo e disturbante esprimono il disagio e il nichilismo del mondo attuale – si è creata una spaccatura fortissima tra ambito “di consumo” e ambito “di cultura”, che solo in tempi recenti in qualche modo si è ricomposta con una ricerca musicale che guarda in tutte le direzioni e cerca contaminazioni senza barriere, pregiudizi o preconcetti. Fa quasi ridere pensare, per dire, che Adorno considerava anche il jazz sterco del diavolo…

Per concludere: io, guardando al mio (lontano) passato scolastico, non è che ricordi tutta questa proficuità dello studio “tradizionale”, tutto questo amore per la cultura e la parola insufflato nei discenti a colpi di temi ed esercizi di grammatica. Ricordo che per molti il momento del tema era un incubo, come in qualsiasi ambito mettere in fila dei ragionamenti scritti di qualsiasi genere; ricordo che lo studio del latino era considerato da molti (me compreso) come una cosa del tutto superflua; ricordo anche, ed è il peggio, che non si operava, già allora, nessuna selezione sulla misconoscenza delle materie umanistiche (invece sì su quelle scientifiche, e la cosa mi spiaceva parecchio, visti i sorci verdi che vedevo io in matematica o fisica non mi sarebbe spiaciuto vedere qualcuno aver a che fare coi medesimi roditori in italiano o filosofia, ma non c’era verso, per chi era bravo in materie scientifiche il 6 in quelle umanistiche era garantito comunque anche se erano dei quasi analfabeti, per noi no). La mia percezione era che la scuola non serviva (non serve?) ad altro che ad aprire le attitudini che le persone già posseggono o non posseggono per natura. Aggiungo ancora: ho visto, in epoca odierna, una ragazza tutt’altro che idiota arrivare al diploma di maturità dannandosi di studio, tanto che alla domenica, per la stanchezza accumulata in settimana, non riusciva ad alzarsi dal letto fino a mattino inoltrato. Vedo professori e professoresse, conoscenti e amiche, lavorare tantissimo per mettere a punto programmi e lezioni e fare correzioni, e tutto questo non mi dà certo idea di una scuola che sta “con le mani in mano” e che semplifica troppo la vita agli studenti, anche se la mia invidia per programmi di studio molto più multidisciplinari, per una più generale attenzione alla persona, e alle attitudini comunicative e relazionali, è grande (la scuola che frequentavo io invece faceva di tutto, scientemente, per mettere gli allievi gli uni contro gli altri, peraltro non sempre riuscendoci). Infine, ho una riflessione da lasciare alla Mastrocola, con riferimento al suo (giusto) desiderio che ciascuno faccia quello per cui è portato a fare, fosse pure cose non proprio “alte” tipo il contadino o il falegname. Perfetto, giustissimo, verissimo che ognuno deve seguire le sue attitudini. Ma c’è un problema: il bravissimo falegname che ce l’ha nel sangue (come l’avvocato, o il gommista, o il commercialista) a un certo punto si troverà ad aver a che fare con altri falegnami, gommisti e commercialisti che pensano di essere loro i più bravi, o peggio non hanno nessuna intenzione di ammettere che lui è meglio di loro e troveranno tutti i modi per rendergli la vita difficile. Non è affatto vero che al mondo ci sia posto per tutti, che la felicità sia data ad ognuno, purché sappia realizzare le proprie attitudini. E’ questo il problema. E’ questa la stortura del sistema. E’ questo il limite al mondo più equanime e migliore contro cui nemmeno la migliore delle scuole possibili, ammesso che esista, può nulla.
Profile Image for Sara.
246 reviews14 followers
May 12, 2011
E' un libro d'impatto. Tragicamente sincero e coraggioso nell'inquadrare la s(q)uola di oggi, i ragazzi che ci vagano dentro, gli insegnanti che ci annaspano intorno. Non ha mezze misure e dice bell'e chiaro quello che nessuno vuole sentirsi "ramanzinare", ribadendo che ci siamo affossati in un pantano dal quale solo uno scossone può farci emergere. O i corsi e ricorsi della Storia, dice lei. Ci vuole più rigore, bisogna pretendere, selezionare, saper scegliere e non avere paura o vergogna di studiare. Chi ne ha voglia. Gli altri abbiano il coraggio di imparare un mestiere senza la paura di sentirsi nel sottoscala sociale. Lo sapevate che nessuno vuole più fare il gelataio? E che la figura di cui più si ha bisogno è l'installatore di serramenti? Se la prende con tutti, la Mastrocola, con la famiglia, con le tecnologie, con le Medie che non insegnano un tubo(facciamo solo laboratori e siamo una scuola socio-assistenziale...), persino con le Elementari, che non battono troppo sugli apostrofi. Ha ragione, a leggere il libro viene quasi voglia di prendere in mano il suo amato Torquato Tasso. Quasi, ho detto. Il fatto è che andrebbe tutto rimescolato e messo sottosopra. Ad esempio non ci dovrebbero essere classi con un venti percento di alunni stranieri arrivati in Italia ad Agosto e che a Settembre ti ritrovi in classe da far andare avanti insieme agli altri. La scuola (ma io parlo per me, per le medie) è un gran calderone dentro al quale galleggi anche tu - insegnante - tanto come l'enorme massa dei tuoi alunni che DEVI far uscire, qualunque sia la zucca che ti trovi davanti. Se alzi troppo il tiro non ti viene dietro nessuno, se lo abbassi demotivi i cervelloni... Le tre scuole, la doppia vù, la cappa e la ci... sì... ha ragione, ma non è semplice creare una società fondata sulla cultura come ai tempi del Rinascimento. Almeno, non credo che la scuola da sola possa dare il "la" alla questione. Io la ringrazio, comunque, perchè quello di scriverlo è un buon inizio. Speriamo che qualcuno la ascolti.
Profile Image for Marco.
378 reviews5 followers
June 10, 2011
Non sono molto d'accordo con le ipotesi e le soluzioni proposte. E' chiaro che molte situazioni sono corrette ed reali ahimè, però non sono state considerate molte altre cause dei problemi e si dà alcune colpe ad altri ma non a sè stessi in quanto cittadini, genitori o insegnanti.
Non credo che si debba avere necessariamente scuole separate ma che anzi si debbano considerare all'interno della stessa scuola o tipologia di scuola materie astratte, concrete, sportive, pratiche, etc. perchè non ci saranno individui che si debbano occupare di un solo aspetto della realtà. Ma si deve poter capire e affrontare il mondo nella sua variegata composizione.
Studiare Tasso o Dante certo, ma rivedere il cammino delle elementari così penalizzato dalle riforme e rivedere anche l'insegnamento delle materie scientifiche poichè sono troppo penalizzate e troppo 'antiche' rispetto al mondo di oggi.
Sarebbe da capire anche come poter reclutare i professori per averli motivati e capaci non solo nel sapere ma nell'insegnare e nel motivare allo studio non solo quelli che vogliono studiare di per loro.

Profile Image for Elena.
80 reviews3 followers
May 16, 2011
I might agree on the general lines of this book (the crisis our school system is facing these days), but obviously its author doesn't know much about the everyday life of professional (vocational) schools, those attended by kids who, basically, aren't interested in studying or attending University, and the everyday life of those kids families. Yes, literature is important (I teach literature!), but kids are important too. This author (who's a teacher as well) probably doesn't want to get involved with her pupils and would rather get in the classroom, talk about Dante and get out without any 'unnecessary' word. Unfortunately, being a teacher is not just that.
Profile Image for noxruit.
Author 1 book4 followers
August 8, 2016
Di questo libro si salva solo il fatto che è scritto bene. Le idee della Mastrocola sulla scuola sono agghiaccianti, la sua analisi di cause ed effetti superficiale, rozza e contraddittoria, la sua incapacità di comprendere (nel senso di racchiudere nella sua interezza) il significato della pedagogia e della didattica moderne scoraggiante. Ogni pagina è impregnata di ragionamenti, talvolta campati per aria, tal altra perfino odiosi, tutti indistintamente confutabili. La Scuola italiana ha seri problemi, ma i rimedi della Mastrocola non sono rivolti ad essa, ma alla Mastrocola stessa che potrebbe finalmente recitare la Gerusalemme Liberata a 4 gatti che l'ascoltano adoranti.
Profile Image for Riccardo.
260 reviews10 followers
March 14, 2015
Lo abbandono. Basta. Non ce la faccio più. Due terzi del libro a parlare delle proprie frustrazioni e di quanto fosse/sia bella e brava la sua generazione. Manco uno spunto propositivo. Viene dopo? Viene tardi. Ho raggiunto e superato il limite della sopportazione. Che spreco di soldi.
Profile Image for amberle.
378 reviews13 followers
August 7, 2017
non è facile dare un voto a questo libro.
per le prime due parti mi sono spesso chiesta dove volesse andare a parare l'autrice: in buona parte condivido la sua analisi, ma le conclusioni che trae perlopiù non mi convincono fino in fondo, in quanto mi sembra vagamente (neanche tanto, in realtà) nostalgica di una scuola autoritaria (e non autorevole) e rivolta più che a formare individui a cacciare a viva forza dei concetti di per sè inutili, se appiccicati nella lavagna mentale come fossero post-it senza essere assimilati.
il terzo maxi-capitolo, però, mi ha del tutto conquistata: più organico delle parti precedenti, porta avanti come saggio i temi esplorati in "Non so niente di te", romanzo che ho molto amato. certo, oggettivamente non saprei in quale scuola collocarmi fra quelle proposte (il mio amore per la cultura è terribilmente settoriale: amo leggere, ma detesto i classici e preferisco la saggistica, anche complessa; l'analisi letteraria mi annoia profondamente, ma studierei volentieri l'etimologia, che trovo materia affascinante; pur sudando freddo di fronte alle equazioni, avrei voluto fare molta più matematica di quanta ne abbia fatto al mio, seppur ottimo, liceo scientifico, e così via).
mi sono in parte riconosciuta nel ritratto degli albatros: non sono un genio (magari!), ma dei miei trascorsi scolastici ricordo nitidamente la noia (la maggior parte delle lezioni per me non era affatto stimolante: o non trattata di argomenti di mio interesse, o li trattata in modo troppo superficiale) e la frustrazione di non poter andare alla giusta profondità degli argomenti. e all'epoca mia comunque ancora si studiava (i temi li facevo eccome! soprattutto quelli storici).
quello che non condivido del tutto del testo è la visione (condita da un certo disprezzo, forse) di materie come le lingue straniere: pur essendo io completamente negata, mi rendo conto perfettamente che la scuola deve fornire quanto meno le conoscenze base (ma sarebbe meglio avanzate) almeno dell'inglese, in qualunque indirizzo si scelga, visto che ormai qualsiasi cosa è discussa, descritta e analizzata in inglese.
insomma, il mio commento è confuso (ma ho la febbre!), ma non più della prima tre quarti del libro, direi ;-) che peraltro consiglio a tutti i genitori :)
Profile Image for Virginia.
950 reviews39 followers
June 29, 2017
I libri richiederanno sempre un impegno enorme perché sono fatti di parole, e leggere significa appunto questo: tradurre dentro di sé il senso di ciò che si legge
Profile Image for Nico.
507 reviews18 followers
August 24, 2016
Abbandonato….
Diciamo che questo libro è un tantino pesantino. Ho apprezzato la scrittura, chiara, personale, scorrevole. L’ho abbandonato per due motivi principali:

1. Alcuni concetti ripetuti all’infinito. Il modo in cui erano presentati era più simile allo sfogo che ala semplice spiegazione.
2. Un’accanimento (notato peraltro anche nei suoi libri) verso le classi più abbienti. Io non faccio parte di queste ma mi sento di dire che mi sembra un luogo comune sin troppo facile da usare. Di ragazzi pelandroni ce ne sono in tutte le classi sociali, come anche di ragazzi coi telefonini e la moto nuova. Condivido il fatto che questi vengano spinti fino allo sfinimento a frequentare licei e poi università ma non penso che si debba generalizzare.
Personalmente avrei preferito un'introduzione più snella e più spazio sul tema "non tutti devo studiare".

Sono preoccupata anche io del futuro della scuola italiana ma ciò che più mi preoccupa sono i genitori, la prima scuola è la propria famiglia. Il rispetto verso gli adulti si impara da piccoli così come il rispetto per ciò che si ha e che altri non hanno.

La scuola è finita, lunga vita alla scuola!
Profile Image for Nicky.
15 reviews
March 1, 2012
Si parla spesso della scuola italiana, ma il più delle volte lo si fa in maniera sbagliata o poco approfondita, con poche frasi sbrigative. Ci si ferma alla superficie del problema, senza mai andare a fondo. Si parla dei tagli, delle carenze e dei pericoli di molti edifici, del precariato dei professori, ma difficilmente si discute di programmi e di studenti, del livello di preparazione che i ragazzi possiedono una volta diplomati.

Continua su: http://bookshelf-nicky.blogspot.com/2...
Profile Image for Antonio Fanelli.
1,030 reviews210 followers
December 16, 2014


Non è male, anzi, è davvero interessante, propone un quadro credibile ma forse un po' troppo dramamtico della situazione scolastica italiana.
Suscita dibattito e riflessione e questo è ottimo per un saggio del genere.

L'ultima parte è la migliore, con la sua proposta per una scuola attenta a tutti.
Profile Image for aPaci.
90 reviews5 followers
January 6, 2016
Pesantissimo e ripetitivo all'inverosimile. Credo che tutte le duecento abbondanti pagine di libro potrebbero tranquillamente essere riassunte in un decimo delle stesse.
Oltre allo stile poi, non ho gradito nemmeno le idee che il libro propone (se non in minima parte per la terza sezione del libro). Secondo me è un libro fuffa, non consigliato.
Profile Image for Silvia.
369 reviews31 followers
May 24, 2024
QUANDO UN LIBRO FA MALE

Un'accesa requisitoria contro la scuola di Don Milani e Gianni Rodari in cui l'autrice, insegnante a Torino in un liceo scientifico, autrice di romanzi graziosi, ma che non hanno certo la statura dell'alta letteratura, si scaglia contro una scuola che garantisce a tutti l'accesso al liceo, abbassandone notevolmente la qualità dell'insegnamento.
Le descrizioni dei genitori che proteggono i figli fino all'inverosimile, convinti di aver partorito tutti piccoli geni, e i 'quadretti' sull'adolescenza media italiana annoiata e distratta, incapace al sacrificio che richiede lo studio nella maggior parte dei casi, sono dolorosamente realistici, così come le riflessioni sul fatto che la burocrazia scolastica ha soffocato l'insegnamento, che ne è diventato l'ancella.
Meno convincente la parte finale in cui l'autrice prospetta una scuola selettiva, con l'accesso garantito ai 'nobili' licei (lei parla solo del classico e dello scientifico, da quel che ho capito) esclusivamente a coloro che sono disposti a dedicare la loro vita allo studio, come nel 'Libro cuore' se ho ben inteso. Per gli altri consiglia allegramente i professionali o i tecnici, che- qui giustamente- si augura vengano rivalutati come scuole per la formazione professionale reale, in cui i genitori (sempre loro, ossessivamente loro) non si vergognino di mandare i figli. Paventa poi la formazione di un terzo fumoso polo dell'istruzione secondaria, una scuola della comunicazione che si serva di tecnologia e arti visive; ma qui non mi sbilancio, perché ne ho capito poco.
Una considerazione sola mi balenava alla mente mentre leggevo questo libello, per molti aspetti affascinante: ma se indirizziamo a forza i ragazzi ancor prima della scuola media in base alle loro attitudini (dimostrate in una fase di transizione, ribadisco: TRANSIZIONE) non togliamo loro anche la possibilità di modificarsi e crearsi una personalità confinandoli in una scuola per la quale possono aver dimostrato una pendenza prima dei 10 anni, ma che potrebbe non corrispondere ai loro 14-16 anni?
Profile Image for Terra.
1,242 reviews12 followers
December 22, 2024
qualcuno dovrebbe spiegare alla professoressa mastrocola che la sindrome di cui soffre è nota e ha un nome - burnout. che il suo sguardo fintamente benevolo verso gli studenti non inganna nessuno: è palese che li odia e non dovrebbe stare nella stessa stanza con 25 di loro. che io, lettrice e madre di lettrici, mi sento irritata e infastidita dal suo elitarismo. e ora che ho letto un centinaio di pagine del suo libro, vado comunque avanti per capire fino a dove intende portare la sua discesa nell'abisso della frustrazione. umpf.
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ho finito il libro. avevo quasi superato la parte peggiore, quando ho scritto il mio sfogo. nella seconda parte la professoressa mastrocola si tira un po' su, dice cose ragionevoli come quando constata che su internet ognuno si può sentire un opinionista anche se non ha né conoscenza né competenza, discetta dell'indubbio valore, per alcuni o forse per la società tutta, di una cultura che non sia tutta proiettata verso l'azione, il futuro, il metodo a scapito del contenuto. nella terza parte presenta la sua utopia, le scuole del fare, del comunicare e del conoscere, il mondo perfetto dove l'idraulico ha la stessa considerazione sociale dell'avvocato di grido, e i rispettivi figli hanno lo stesso mondo dischiuso davanti a loro. un'utopia, nemmeno tanto originale secondo me. e mi riesce comunque difficile perdonare l'atteggiamento delle prime cento pagine. così così.
Profile Image for SilverMoon.
113 reviews1 follower
March 19, 2018
L'avevo letto anni fa,e allora mi ricordo che mi ero trovata così completamente d'accordo con si può dire ogni singola parola,che l'avevo anche prestato ad un paio di onoscenti,come me insegnanti,anche se in altri ordini di scuola,e difatti in questi passaggi alla fine il libro non era più tornato indietro.
Siccome l'argomento scuola/istruzione non ha ovviamente cessato d'interessarmi,nel frattempo anzi è diventato di interesse ed attualità ancora più stringenti,ed essendo che dei tanti che parlano di scuola molti lo fanno a mio parere a sproposito,e con superficialità e disinformazione estreme,ho sentito l'esigenza di rinfrescarmi la memoria.
Stavolta devo dire che,pur continuando a trovare condivisibili molte delle tesi esposte,in alcuni passaggi mi sono trovata se non proprio in disaccordo quantomeno perplessa in merito a talune conclusioni.
In ogni caso resto convinta che se si deve riformare la scuola,ed il cielo sa se ce n'è bisogno,queste riforme non possono essere imposte dall'alto,addirittura figlie di direttive europee come ci è stato fatto intendere da almeno 15 anni a questa parte,senza coinvolgere gli attori più direttamente interessati e senza una discussione preliminare il più possibile democratica che riguardi appunto i soggetti in questione,ovvero principalmente docenti ed alunni)
Profile Image for Davide Di Tullio.
109 reviews
May 21, 2023
La scuola italiana è qualunquista. Questa è l'idea di fondo che guida la scrittura di questa lunga dissertazione. L'idea di elevare l'istruzione delle masse ha ottenuto l'unico risultato di svilire la scuola in una versione "ne carne ne pesce" dove a un lungo processo di smantellamento del nozionismo se ne è sovrapposto uno di aziendalizzazione, che ha imposto le conoscenze di metodo si quelle di merito. Un quadro desolante, che sembra accentuare il divario tra classi povere a cui si "garantisce" una scuola senza istruzione, e classi abbienti che avranno sempre la possibilità di riparare nella formazione privata. Il tutto ovviamente infischiandosene delle inclinazione dei ragazzi a cui non è mai chiesto cosa amerebbero fare, ma a cui è imposto un modello rigido e omologato di istruzione mediocre.
Profile Image for Keye.
6 reviews
February 3, 2021
Lo scritto è un raggruppamento di elucubrazioni personali dell’autrice, esposte - a mio avviso - in maniera forse un poco fatalista e talvolta anche un po’ faziosa; perlomeno, questa è l’impressione che mi ha dato. Alcune delle idee che vengono esposte possono anche risultare interessanti e condivisibili, ma soffrono di un’evidentemente e profonda lacuna nel campo psicologico dello sviluppo cognitivo del bambino. Se non fosse stato per questi fattori, sarei probabilmente riuscita ad apprezzarlo un po' di più.
Tutto sommato, l'ho trovata una buona lettura; anche se non credo la consiglierei a chi cercasse un'analisi critica dell'ambiente scolastico.
Profile Image for Arianna.
81 reviews1 follower
September 9, 2022
Alcune idee positive, altre un po' poco realistiche. Una lettura che va presa come un possibile spunto di riflessione su tematiche importanti per la scuola, più che come una risposta a tali problemi. È uno dei tanti possibili punti di vista su temi complessi, che come ovvio, non possono essere risolti in un libro.
Profile Image for Mara.
67 reviews3 followers
July 4, 2023
Seppure non sia d'accordo con tutto quello che la Mastrocola scrive, il libro è, a 10 anni dalla sua pubblicazione ancora super attuale. Forse oggi ancora di più.

Un manifesto per genitori e insegnanti sulla necessità di mettersi all'ascolto dei ragazzi al fine di aiutarli concretamente nella scelta scolastica.
Profile Image for Callie S..
309 reviews96 followers
October 8, 2012
Più che un’analisi acuta e spietata della situazione della scuola italiana (condivisibile, ma con un’innegabile criticità di cui dirò poi), questo saggio mi pare un appassionato j’accuse rivolto alla famiglia 2.0, fabbrica di bamboccioni tutto-e-subito, sovralimentati da coccole, app e giustificazionismo.
Incisiva nella parte descrittiva – sfido chiunque a contestare la veridicità di quanto descritto, corollari acclusi – la Mastrocola mi sembra sbiadire, tuttavia, proprio nella difesa di quel che l’appassiona. Parlare di una ‘gratuità del sapere umanistico’, di un ‘apprendimento che costituisce un valore in sé, senza fini pratici’, mortifica, a mio avviso, quella che è invece la grande eredità dei classici: una formidabile lezione di metodo (la stessa, soprattutto, che ne giustifica l’attualità, più di quanto non faccia la polvere dei secoli).
È questo l’argomento che, a lettura ultimata, mi pare sia stato solo sfiorato (la Mastrocola ne dice, per la verità, e in più luoghi, ma in modo più sfumato di quanto non ribadisca le radici ‘oziose’ e contemplative della scuola).
Profile Image for Maria Grazia.
196 reviews62 followers
April 5, 2011
Paola Mastrocola is first of all a teacher, then a successful writer. Like me, she teaches in a Liceo Scientifico - though she teaches Italian and Latin, not English. Like me, she loves and has always loved her job. Just like me, she is more and more disappointed with what teaching teenagers has become. She says: "Do you remember that poor Japanese soldier remained shooting the air because he had not been warned that WWII had finished? Here I am. I am the last one who goes on teaching our own language, Italian. Why didn't they tell me they've decided it is useless"? This is just the beginning of her long, heartfelt, well-written essay about school nowadays. School is useless, we teachers are useless, hence we'd better be off. Provoking title, "Togliamo il disturbo" ( we'd better go and stop bothering), "saggio sulla libertà di non studiare", an essay on the freedom not to study.
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1 review
September 12, 2021
Come dicevano i ragazzi della scuola di Barbiana la scuola non deve, e non può essere un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Ritrovo che il libro sia fieno di vittimismi, con riflessioni che analizzano eventi/fenomeni (come quello dei "non-studianti") oggettivamente non negabili ma portati ad un grado di gravità esagerata! Saggio agghiacciante, con tematiche di cui si potrebbe parlare all'infinito. Concludo riportando la "soluzione a tutti i problemi scolastici" dell'autrice: a partire dai sei anni solo i bambini che sembrano avere propensioni per lo studio dovrebbero studiare(k-scuola), e chissenefrega degli altri, da mandare tutti ad una pseudo (c/w-scuola) e che facciamo ciò che vogliano, vadano a (come ha ripetuto più volte l'autrice) piantare pomodori.
Orribile.
Profile Image for Antor.
7 reviews
December 30, 2015
Finalmente un saggio che dice le cose come stanno. La Mastrocola aspetta il momento giusto nel libro per parlare direttamente al lettore. Nonostante io non approvi alcune idee dell'autrice, ho trovato molto interessante e riflessivo questo romanzo. Lo stile è decisamente "tecnico", ma rimane comunque molto scorrevole. Mai polemico, mai noioso. Una confutazione fatta rigorosamente, le note messe dove si dovevano mettere, una suddivisione giusta ed efficace. Mi ha lasciato tanto e mi ha aperto un mondo. Mi ha indotto alla riflessione e questa è la caratteristica principale che ogni buon saggio dovrebbe avere. L'ho trovato molto accattivante, nonostante non sia un romanzo.

Profile Image for Alessandro Margheriti.
Author 10 books19 followers
September 2, 2016
E' un libro apocalittico, straziante e spietato.
Ma non si limita a sparare a zero, individua molto bene secondo me le cause del nostro degrado scolastico, distribuisce equamente le colpe ed infine prova ad abbozzare una via di fuga, una soluzione.
Un'utopia, forse, in un Paese come il nostro, quella di sostenere un egualitarismo sociale senza caste, e possedere la libertà di scegliere davvero cosa fare della nostra vita, prenderci la responsabilità di tali scelte: vedere i nostri sogni volare alto, il vero sine qua non per la felicità.
Profile Image for Librisulibri.
27 reviews129 followers
Read
June 9, 2011
Dove stiamo portando la scuola italiana a furia di sperimentalismi, pedagogie d’avanguardia, falsa democrazia? Se lo chiede Paola Mastrocola, scrittrice di successo (Una barca nel bosco, La gallina volante) e docente di lettere nei licei scientifici torinesi, nella sua ultima fatica, Togliamo il disturbo.

http://librisulibri.it/2011/06/08/tog...
59 reviews1 follower
July 18, 2013
Un saggio molto interessante e condivisibile sulla scuola italiana. Prolisso in alcune parti, comunque lo consiglio a tutti i genitori ed a chiunque sia interessato all'educazione delle giovani generazioni.
Profile Image for Enrico Della pietra.
11 reviews
October 11, 2013
Analisi spietata e abbastanza riuscita della scuola italiana. Una sofferenza colta credo da molti operatori della scuola, ma che deve far riflettere su come è considerata oggi la scuola in Italia. Da leggere per chi vuole approfondire. Di buona e facile lettura
Profile Image for Alessandro Alicandri.
6 reviews
July 18, 2014
Un libro arrabbiato, ricco di spunti di riflessione che vanno oltre il dramma della scuola-farsa. Un libro che fa venir voglia di tornare a studiare, con serietà e impegno. Un po' fragile la sezione delle soluzioni. Avrei letto volentieri maggiori approfondimenti.
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