Due fantasmi un po' bisbetici e una puzzola parlante organizzano, tra colpi di scena mozzafiato, una fuga di massa da un campo di concentramento, durante la seconda guerra mondiale. I protagonisti, uno zingaro coraggioso e analfabeta e un ragazzo, riusciranno, grazie a questi aiutanti magici, a ridicolizzare le SS, portando in salvo tutti i prigionieri. Una storia toccante e avvincente, una parabola sul potere della fantasia, che aiuta a sopravvivere in mille modi e a resistere a tutte le oppressioni.
Il tema mal si presta a esser filtrato con l'approccio surreale di cui si fregia l'opera e, al termine della lettura, quello che rimane è un'improbabile evasione tramite lo strumento iconico - il camino, come si evince dal titolo - che ha reso indelebile questa cicatrice storica. Romanzo perdibile, anche se di fondo rimangono tutte le buone intenzioni di questo mondo.
Interdetta. Ecco come mi ha lasciato questo romanzo, almeno in un primo momento.
L'alternanza tra capitoli e momenti molto seri e drammatici, intensi e ricchi di interessanti spunti di riflessione legati all'Olocausto e alla detenzione nei campi di concentramento e di altri decisamente più "leggeri, ma oserei dire paraddosali e surreali non mi ha convinta subito.
In un primo momento ho trovato fuori luogo i tre "fantasmi" e i loro "teatrini", mi sembravano fuori posto, non adatti all'argomento trattato.
Poi, però, ho ascoltato le parole di un altro scrittore per ragazzi, Antonio Ferrara. Ferrara parlava dell'importanza di smorzare i toni durante le narrazioni troppo impegnative a livello emotivo, di ironia, di pause emotive e di speranza che, a suo dire, non deve mai mancare nei libri per ragazzi. E allora, improvvisamente, il romanzo di Molesini mi è apparso sotto una luce diversa. Ho ricontestualizzato gli intermezzi "leggeri" e mi è sembrato che tutto potesse trovare nuovo senso, se letto in quest'ottica.
Non rientra nei miei romanzi preferiti, ma ho trovato risposta ad alcuni dubbi. Sarei davvero curiosa di farlo leggere a dei ragazzi e sentire la loro opinione!
A distanza di 12 anni, ricordo ancora quasi a memoria la descrizione stringata ed efficace di ciascuno dei due protagonisti, Schulim e Merlino, descrizione che l'autore affida alla percezione dell'altro personaggio.
— Come ti chiami, ragazzo? — Schulim. — Schulim, bel nome, sembra il suono di un ruscello.
Per un momento la luna si riflesse negli occhi dello zingaro, che erano del colore della roccia e delle nuvole. — Hai degli occhi bellissimi, come quelli di un mago — disse il ragazzo.
Una fuga davvero roccambolesca da un campo di concentramento. Fuggono quasi tutti i deportati e sono aiutati da tre animali "magici" ed infatti è proprio con la magia che riescono a salvare i prigionieri. È un romanzo che ha dell'assurdo, ovviamente, perché solo con la magia appunto si sarebbero potute salvare le vittime dell'Olocausto. Giudizio sospeso.
Vorrebbe essere un libro che mischia la realtà con la fantasia, ma a me più che fantastico è sembrato surreale e di conseguenza l'ho apprezzato poco. Non so, forse la tematica era troppo seria per essere presa così alla leggera e le soluzioni erano troppo assurde e improbabili, ma non mi ha convinto.