Avevo letto qualche recensione di questo libro ma sinceramente non mi aveva detto più di tanto, forse non avevo prestato abbastanza attenzione alla trama oppure il genere mi aveva fatta allontanare: come al solito, mi sono ricreduta. Mi sta capitando troppo spesso ultimamente, mi sa che dovrò cominciare a comprare i libri che a pelle non mi dicono molto xD
Comunque, la storia è molto semplice, ma al tempo stesso molto complessa: si parla di uno scienziato, Robert, divorato dai sensi di colpa per aver contribuito alla realizzazione delle bombe atomiche e per la perdita del figlio in guerra. Proprio questo senso di vuoto interiore lo ha spinto ad accettare un lavoro per conto del governo nella gelida Groenlandia, nel bel mezzo del nulla, lontano da tutto e forse anche da se stesso. Un giorno però Robert decide che non può più vivere in quello stato, e decide di suicidarsi: si porta fino ad uno strapiombo di ghiaccio che dà sul mare, intenzionato a lasciarsi cadere, ma il destino ha in serbo per lui tutt'altro: Robert nota un improvviso bagliore e la sua mente scientifica non può fare a meno di domandarsi da cosa possa essere prodotto. Con una corda si cala lungo la parete, e quello che si trova di fronte è.. un bambino! Ibernato! Accantonata la missione suicida, il professore riesce con una squadra di tecnici a staccare un piccolo blocco di ghiaccio contenente il bambino dalla parete e a portarlo nell'infermeria; nessuno pensa che il ragazzino possa essere vivo, ma tutti sbagliano, una volta sciolto il ghiaccio il dottore della base constata che il battito c'è, seppur debolissimo; ovviamente questa scoperta provoca scalpore, aggiungiamoci il fatto che la base è militare, otteniamo un bel gruppo di agenti del governo che vogliono portare il bambino in qualche laboratorio per studiarlo. Robert cerca di prendere le distanze da quel piccolo corpo gelido, dai vestiti decisamente antichi, dai capelli che sembrano seta, ma tutto ciò diventa impossibile quando il bambino si sveglia. Il professore si legherà sempre più al piccolo nonostante la totale assenza di comunicazione, e quando il trasferimento del bambino si avvicina, decide che non può abbandonarlo, non può disinteressarsi come ha fatto con il figlio ormai perduto, deve combattere per lui; e così fa. Una volta atterrati in America Robert e Jim - questo il nome del bambino - prenderanno la via della fuga; inizialmente staranno nel Massachussets, dove con l'aiuto della vicina Beth Robert scoprirà che Jim parla gaelico, e poi in Irlanda, dove spera di trovare la famiglia del bambino. Ma la felicità che Jim prova nel rivedere la sua terra natia svanisce molto presto..
Dopo una partenza un pò titubante, mi sono ritrovata a sfogliare le pagine senza accorgermi del tempo che passava; i sentimenti di Robert sono descritti che incredibile veridicità, mi è sembrato di vivere la sua disperazione iniziale e poi di affezionarmi in maniera incredibile al piccolo Jim; Robert è un personaggio complesso, inizialmente distaccato nei confronti di chiunque, poi sempre più coinvolto, il suo aggrapparsi al bambino ricorda un naufrago che si aggrappa ad un salvagente. Perchè per lui Jim è stato questo, un salvagente: lo ha salvato dalle ombre che popolavano la sua mente e i suoi sogni, da se stesso e dal senso di colpa; grazie a Jim, Robert riesce finalmente a ritrovare la pace.
Jim è stato decisamente il mio personaggio preferito: non riesce a farsi capire da nessuno, non sa dove si trova ma si lega a Robert - che lui chiama bobwarren - sente che lui vuole riportarlo a casa e perciò riesce a fidarsi.
Mi è piaciuta moltissimo la suddivisione del libro in tre parti, Bianco - Blu - Verde, a seconda del luogo in cui avviene la narrazione; lo stile è assolutamente scorrevole, pulito, si legge con facilità e senza rendercene conto arriviamo al finale.
Un pò triste ma assolutamente consigliato, si legge in poco tempo e ti lascia qualcosa dentro..