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Scappare fortissimo

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Si dice che i gatti abbiano sette, persino nove vite. Che riescano a precipitare da altezze vertiginose per poi rialzarsi, darsi una lisciata al pelo e spiccare un altro salto. Giovanni Prati, che con i gatti sa persino parlare, di vite ne ha avute tante da perdere il conto. È stato traduttore e poeta, cuoco, sceneggiatore, esperto di cooperazione nei paesi in via di sviluppo.
È stato, per dieci anni, uomo di punta della Infinite Power Limited, la più potente multinazionale nel settore dell'aviation marketing. Fino a oggi: perché stamattina Giovanni Prati ha raccolto le sue cose dalla scrivania, ha messo nella borsa il notebook e se n'è andato. Per cominciare una vita nuova, un'altra, a modo suo. Una scorta di bottiglie per sciogliere i pensieri, i messaggi sul cellulare a scandire come epigrafi sgrammaticate le ore.
Davanti a lui un weekend eterno durante il quale dovrà nascondersi e prepararsi, fare il punto di ciò che è stato e prendere congedo: dai colleghi, dagli amici, soprattutto dai suoi ragazzi, unica costante che resiste nel terremoto dei giorni. Per Giovanni si tratta dell'unica forma di amore possibile: che siano figli di papà o clandestini che si lasciano abbordare davanti alla stazione, quello che lo cattura è la loro bellezza. Sono giovani, giovanissimi, quattro peli di barba e architetture di gel sulla testa.
E allora, se il lavoro è il mezzo e il pretesto per girare il mondo, se le giornate sono fatte di riunioni e pranzi aziendali, Giovanni aspetta paziente di trovarsi solo per avventurarsi nelle città notturne e disegnare la sua personalissima geografia sentimentale, una mappa fatta di volti e di corpi. Nella contemplazione adorante dei propri sensualissimi dèi, Giovanni sopravvive e insieme s'infligge la più crudele delle pene: nel confronto con la giovinezza, la vecchiaia diventa evidenza che annichilisce.
Comincia così, con la percezione del proprio decadimento, la crisi di Giovanni Prati, ed è solo il principio di una frana che pare voler travolgere tutto, il lavoro e le amicizie e gli amori. Ai piedi di questa frana, nella preparazione dell'ultima fuga, Giovanni sarà costretto a fare i conti con le proprie scelte, fino ad accorgersi che scappare fortissimo, in fondo, non è troppo diverso da inseguire.
Sarà costretto soprattutto a raccontarsi per quello che è: un uomo provocatorio e liberissimo che rifiuta l'autocommiserazione e sceglie una voce ironica, vitale, sfrontata. Ed è proprio nel parossismo dell'ironia e della sfrontatezza che sentiamo lo scricchiolio di un'impalcatura che cede e rivela, all'aprirsi di crepe e fratture, il dolore profondo e la paura di un individuo incapace, come tutti noi, di rassegnazione.

444 pages, Hardcover

First published January 1, 2011

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About the author

Stefano Moretti

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708 reviews186 followers
February 23, 2013
"Abbiamo più gabbie, più steccati noi froci dei normali, più generi nei quali crediamo, più confini, più barriere che siamo obbligati a rispettare."

Al termine della lettura di questo romanzo mi ha colto per un po' l'indecisione e l'incapacità a formulare un giudizio adeguato: non posso dire non mi sia piaciuto, perché non è per niente vero, ma non posso nemmeno dire - cosa più importante - sia un bel romanzo.
Certo, mi è già successo di attribuire giudizi entusiasti a libri che non li meritavano, spinto da una consapevole e legittima parzialità affettiva, ma l'operazione, in questo caso, mi riesce difficile.
La verità è che Scappare fortissimo è un romanzo che a fronte della sua esagerata verbosità scorre liscio e spedito come un treno, tiene incollati alla pagina, pur non avendo una trama che possa suscitare curiosità e attesa. Eppure ho letto con gusto le mirabolanti avventure più erotiche che sentimentali di questo vecchio nostalgico, che mi ha suscitato, sorprendentemente, ammirazione e repulsione, compassione e anche una spaventosa immedesimazione. A questo si unisce una scrittura dinamica, a tratti febbrile, che si compiace del suo avvitarsi su se stessa, in puro flusso di coscienza, e che non disdegna parlate gergali e giovanili, che si tratti di ragazzini che parlano il linguaggio di Messenger o di giovani rumeni che parlano un italiano tutto loro.
D'altra parte, rimane ben poco che non sia una cascata casuale e ferocemente ridondante di incontri e separazioni, di personaggi che finiscono col fondersi e confondersi, mista a disavventure lavorative che in realtà non colpiscono mai l'attenzione del lettore, che non capisce e non vuole capire, risultando alla fine fastidiose e fuori luogo. Come se non bastasse, quello stesso stile che potrebbe distinguersi, pare una riedizione estremamente prolissa e ridondante di una scrittura italiana già andata, e di cui rimane l'ombra di autori di rilievo, Tondelli su tutti, che fa apparire una macchietta e niente più chiunque cerchi di collocarsi sulla sua scia.
Insomma: un giudizio medio per un romanzo buono a metà.
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245 reviews10 followers
January 8, 2014
Volevo capire o comprendere (gay inside), non ho capito nulla e mi sono annoiato mortalmente. A volte non comprendo le scelte editoriali fatte dalla Einaudi.
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