Résumé Deux hommes (Montana et Joyce), une prostituée (Laura) et un couple (Travis et Alanna), que rien ne semblait devoir réunir, exceptée la fréquentation du même hôtel, se retrouvent soudainement projetés dans un autre monde, curieux désert montagneux. Séparés par d'étranges cavaliers humanoïdes, ils devront alors, chacun de leur côté, assurer leur survie tout en cherchant à découvrir la raison de leur présence dans cet univers dont les lois leur échappent.
La primera entrega de esta serie de misterios superpuestos muy al gusto de Andreas. El arranque aún no es tan complejo como llegará a ser, pero la trama ya nos deja unos cuantos (Que irán a más). Una narración que engancha y un gran dibujo.
Nu het 18de en laatste deel vorige week is verschenen zal ik Arq deze week integraal lezen van 'Elders' tot 'Hier'. Dit eerste deel is door mij al vele malen gelezen en het blijft genieten. Ik ben al fan van Andreas sedert het verschijnen van Rork in het weekblad Kuifje, eind jaren '70. Ondertussen is het al zo'n 20 jaar geleden dit eerste deel van Arq verscheen. Ik herinner me nog zeer goed hoe ik samen met mijn toenmalige stripwinkelier (Bart van De Striep) die eerste pagina's van het pas geleverde eerste deel bekeek om de bevestiging te krijgen dat Andreas nog steeds het medium vernieuwt, iets waar hij tot nu toe nog altijd cum laude in slaagt.
Une oeuvre étonnante, sacrément bien construite graphiquement, et qui me donne complètement envie de lire les tomes suivants, même si certains aspects me rappellent un peu trop La tapisserie de Fionavar, et si le dessin est encore un peu brouillon.
Come si fa a giudicare un’opera come Arq, strabordante di significati, simboli nascosti, piani narrativi intrecciati e realtà che si sovrappongono come in Philip K. Dick (soprattutto in Ubik, che sicuramente è una fonte d'ispirazione)? Il giudizio su un’opera deve essere in qualche modo oggettivo (ovvero il linguaggio fumettistico), seppur filtrato attraverso la soggettività (la capacità di capire) di ciascuno di noi, ma con Arq – è proprio il caso di dirlo - la realtà oggettiva si frantuma. Dunque, un giudizio onesto dovrebbe palesarsi nel momento in cui capisci grosso modo tutta l’impalcatura, devi capire se ciò che hai letto sta in piedi e poi approcciarti con il linguaggio. In linea di massima passaggio dovrebbe essere simultaneo ma Arq non è immediato; nell'immediato puoi ragionare se funziona o meno ciò che stai leggendo ma una volta finito devi per forza rimetterti in gioco e ragionare sulla totalità. E' proprio ciò che vuole Andreas: creare opere che possano essere rilette. Non credo sia necessario parlare delle capacità tecniche e narrative di Andreas, per cui scriverò solamente cosa è Arq. O almeno cosa io credo che sia. Ci sono tante cose che non ho colto, altre che ho colto ma non ho assemblato nella maniera giusta ma, dare un ordine e quindi scrivere qualche rigo a riguardo, è necessario per il me stesso del futuro perché Arq – e questa è l’unica certezza che ho – va letto più e più volte. Dunque, si capisce benissimo che non ho alcuna velleità, dopo una sola prima lettura, di aver capito il tutto ma devo anche aggiungere che ciò è quasi ininfluente perché, e qui rispondiamo alla domanda, Arq è il potere dell’immaginazione. Sembra una definizione epica, ma Arq lo è; è quella capacità intrinsecamente umana di creare mondi per estraniarsi dalla realtà. È esattamente ciò che facciamo mentre leggiamo. Arq parla della vita e come la vita è pieno di misteri, dubbi, domande senza risposte… Con questa premessa è facile capire perché, anche se la mia comprensione dell’universo narrativo di Arq sia fallace, è quasi ininfluente: il compito dell’autore è rendertelo credibile e Dio se ci riesce. È vero, non è importante la meta ma il viaggio; pure perché la meta è sempre la morte. Uno dei passaggi fondamentali ci viene fornito - con una sorta di accettazione pirandelliana - nel finale: “Ma ora abbiamo trovato un mondo che ci piace. Perché quel sorriso? Abbiamo tutti nella nostra testa un mondo abitato da noi. Ma ci vediamo anche quelli che ci circondano. La nostra battaglia consiste nel far accettare questo mondo agli altri. Oppure nell’accettare i loro. La nostra vita dipende dal grado di adattamento alle altre realtà. Se insistiamo ad escludere tutte le altre, finiamo per ritrovarci soli di fronte a noi stessi.” Non mi metterò a sbrogliare la trama, non ne sarei capace non avendo preso appunti e poi è troppo lunga, ma mi fermerò ai punti nodali. Arq ha una struttura che definirei piramidale o forse è un gioco di scatole cinesi o è il nastro di Moebius ad essere più adatto? La questione è che la realtà non è unica e il lettore dovrà risolvere l’amletico dubbio twinpeaksiano “who is the dreamer?”. Continua su: https://lazonafatua.blogspot.com/2021...