La Sexton, genio folle e visionario, sensuale poetessa femminea, attrice sul palcoscenico della vita, crea poesie che non possono lasciare indifferenti.
Maestra dello stile cosìdetto "confessionale", come Lowell o la Plath, esibisce i suoi demoni, le sue fragilità, i suoi ruggiti, le sua sensibilità ferita, la sua carica sensuale e anticonformista, lo stile selvaggio e dissacrante.
NEL PROFONDO MUSEO
Dio, Dio mio, in che angolo strano mi sono cacciata?
Sono morta o no? Il sangue che scorre dal palo,
i polmoni in affanno, morta per le peccata
di tutti, dalla bocca amara l’anima mia esalo?
Sicuro, sono morta? Veramente il corpo è andato?
Eppure, lo so, ci sono. Ma dove sono qua?
Freddo e strano, sono infernetichita. Ho simulato.
Sì, simulato, o per stramaledetta viltà
il mio corpo non mi ha renduta. Allora tocco
fra le mani l’abitino e le guance infreddolite.
Se questo è l’inferno, l’inferno mi par poco,
né così tipico né così brutto come dite.
Cos’è quella cosa che mi sento grufando raspare
vicino? La lingua che scosta un sassolino e lo boccia
mentre scivola dentro sovrana. Come faccio a pregare?
Sta ansimando, è un odore con una faccia
che sembra pelle d’asino. Mi slappa le ferute.
Mentre tocco la sua testolina: è ferito, deduco.
Sanguina. Ho perdonato assassini e prostitute
e ora aspetto come il vecchio Giona non già deceduto
né vivo, carezzando una bestia maldestra. Un ratto.
Mi assaggia coi denti, con la pazienza di una cuoca
che sa a mente la ricetta. Gli perdòno ciò che ha fatto
come perdonassi il mio Giuda per i soldi che cucca.
Ora porto alle labbra le sue rosse tenere piaghe.
Ai suoi fratelli, turba di angeli pelosi, mi sacrifico.
Ho caviglie scanalate, perdo fianchi anche
e polsi. Per tre giorni un’altra morte santifico,
per amor dell’amore. Oh, non in aere,
in polvere. Sotto le vene marce delle sue radici,
sotto i mercati, sotto un letto di pecore
dove collina è cibo, sotto i frutti fradici
della vigna, io scendo. Dentro mascelle e panze
di ratti rimetto la mia profezia e l’orrore.
Molto sotto la Croce, correggo le sue deficienze.
Abbiamo mantenuto il miracolo. Per ancora poche ore.