Questo libro rievoca la vicenda di Adriano Sofri, dagli anni della Normale di Pisa alla fondazione di Lotta continua, dal Sessantotto fino alla tragica spirale del rapimento Moro e degli anni di piombo. Ma l'analisi dell'autore si focalizza, com'è naturale, sull'omicidio Calabresi, che è all'origine della condanna di Sofri. Cazzullo esamina in particolare il contesto politico di quell'episodio, forse mai pienamente compreso, i legami con la morte di Pinelli e di Serantini, le divisioni interne a Lotta continua nella dura primavera milanese del 1972. Ricostruisce le ragioni dell'accusa e quelle della difesa, i riscontri e le ombre della confessione di Marino, e indica, infine, le ragioni per cui va concessa la grazia.
Un libro che mi è servito molto, perchè ho sempre un po' trascurato questa parte della storia d'Italia, che invece è importante studiare e approfondire. Non mi sono trovata d'accordo con tutte le conclusioni alle quali giunge l'autore, primo tra tutti il suo sostegno alla richiesta di grazia per Sofri. Ma è certamente interessante leggere anche i diversi punti di vista, soprattutto quando sono così ampiamente condivisi. In generale comunque il libro mi è sembrato molto ben strutturato e la scrittura scorrevole pur se non facilissima, ma è normale considerato che tratta un argomento non lineare e semplice. Di certo è scioccante scoprire come fossero cupi e bui quegli anni, come molti si sentissero in diritto di compiere atti di puro terrorismo in nome di una battaglia che avrebbe dovuto portare chissà dove, ma che alla fine è implosa su se stessa e si è (fortunatamente) autodistrutta. Lasciando però dietro di sè, purtroppo, un numero sempre troppo grande di morti innocenti.