Con questo romanzo Marco Vichi, fiorentino, autore di racconti e testi teatrali, inizia la saga del commissario Bordelli, poliziotto cinquantatreenne, celibe, ex partigiano, con alcune relazioni sentimentali fallite alle spalle, il tutto ambientato in una suggestiva Firenze degli anni 60. Bordelli è tutto dedito al suo lavoro senza orari, dalla vita disordinata, fatta anche di tanta solitudine perché la sua donna ideale non l’ha mai incontrata.
È amico di ladruncoli, piccoli truffatori, prostitute e sbandati, perché nonostante queste siano persone finite ai margini della società, additati e disprezzati dalla cosiddetta gente perbene, hanno anch’essi una propria dignità e codici d’onore a cui attenersi.
Bordelli è umano, impulsivo, talvolta maldestro e goffo, nonostante la sua non più giovane età, davanti agli occhi di una bella ragazza che potrebbe essergli figlia.
Un poliziotto dal cuore generoso e assai comprensivo verso chi è costretto a rubare per necessità.
Intorno al protagonista ruota tutta una serie di personaggi dai tratti forti: l’aiutante Piras, un sardo poco propenso a concedersi un sorriso; il medico legale Diotivede, cui fare riferimento per venire a capo del caso; il Botta, cuoco raffinato e con un passato da ospite in tutti i più importanti carceri della penisola.
Come cornice una Firenze genuina, fatta di gente schietta e semplice, una Firenze che suscita una dolce nostalgia.
Spesso, nei romanzi gialli, oltre alla scoperta dell’assassino, è incredibile la caratterizzazione dei personaggi, da quelli principali, a quelli secondari. Questo romanzo è il primo di una lunga serie, dedicata al commissario Bordelli e alla sua Firenze. In questo libro si delinea la squadra dei collaboratori del poliziotto, ma anche dei suoi amici. Si prende confidenza con i suoi rituali, i suoi pensieri, con la sua vita passata e presente. Si entra in questo “piccolo mondo”. E ti affezioni. E ti abbandoni. E non puoi farci assolutamente nulla.
Soltanto la trama gialla l’ho trovata un po’ debole, ma la ritengo alquanto attinente al lavoro quotidiano di un commissario di polizia e soprattutto credo che sia stata solo un pretesto per scrivere un bel libro della memoria, ricco di nostalgia e ricordi della guerra partigiana, molti dei quali realmente vissuti dal padre di Vichi durante i suoi combattimenti contro i nazisti, d’altronde il ringraziamento dell’autore al genitore è piuttosto esplicito e si conclude con una bella frase: “Se oggi lui fosse vivo credo che sarebbe contento di vedere che quelle storie vivono in questo romanzo”.
In conclusione il libro d’esordio del commissario Bordelli è un davvero un buon libro ricco di sincera umanità.
Un bel giallo, godibilissimo e rilassante, che affonda le sue radici nel passato, ottimamente descritto, in cui si sentono ancora vive le conseguenze di una guerra che ha distribuito lutti e dolore. Una figura di investigatore nostalgico, che ama il buon vino e la buona cucina, che opera al di fuori degli schemi, ma che tuttavia intriga e convince con il suo modo di essere e di operare. Piacevole, rapido e riflessivo. Non eccede mai nella velocità della narrazione che anzi assume toni cadenzati e rilassanti che fanno della lentezza la loro colonna portante. Un uomo di altri tempi che conquista e fa innamorare.