Robert a passé une très mauvaise journée. Il n'est pas de bonne humeur et en plus, son papa l'a envoyé dans sa chambre. Alors Robert sent tout à coup monter une Chose terrible. Une Chose qui peut faire de gros, gros dégâts... si on ne l'arrête pas à temps.
Anecdote drôle : je voulais lire ce banger absolu dans ma classe en fin de journée … dommage que la grosse colère d’un de mes élèves ne m’empêche de faire classe jusqu’au bout et que “la chose” sorti de sa bouche née de sa colère ne retourne toute la classe.
Das ist mein erstes Buch auf Deutsch. Es ist einfach, aber ich mag es. Es handelt von Reue.
For German learners: it's a good book to start reading in German. It's super simple and very far from being overwhelming. Quite entertaining and it has some interesting expressions, although some of them a bit too colloquial and challenging to understand.
una breve storia molto carina, con una metafora per far intendere a cosa può portarci la rabbia (ovvero a fare cose che in realtà non vorremmo fare).. insomma, breve ma intenso, come si suol dire :)
Bonne histoire mais quand même assez abstrait pour les enfants de 4-5 ans (colère vécue intérieurement dans l'enfant = personnage rouge). au début mon fils de 4 ans ne voulait pas le lire car le bonhomme rouge lui faisait trop peur mais il a finit par comprendre le concept à 4 ans et demi. Belles images, qualité d'un livre normale mais longueur du livre parfaite.
Manque un temps d'échange entre Robert et sa grosse colère pour que les enfants plus jeunes comprennent bien ce qui se joue mais histoire très efficace pour ouvrir une discussion sur ce sujet.
Caposaldo della letteratura per l'infanzia, Che rabbia! (titolo originale Grosse Colère) di Mireille d'Allancé è un albo illustrato adatto per la fascia d'età prescolare e del primo ciclo della scuola primaria. Il cuore del volume risiede nella capacità di tradurre un'emozione complessa e astratta in una forma visiva e tangibile.
La trama è tanto essenziale quanto potente. Roberto è un bambino che ha trascorso una "bruttissima giornata", elemento che dichiara fin dalla prima pagina, togliendosi le scarpe infangate. Il suo malumore non si ferma bensì si accumula durante la cena, esplodendo in un rifiuto del pasto che gli costa l'esilio in camera sua. È qui che avviene lo snodo narrativo centrale perché il protagonista sente qualcosa salire dal profondo, fino a sputarla fuori. L'emozione prende corpo ed è un enorme, peloso mostro rosso. Questo "Coso" inizia a distruggere la stanza di Roberto, p.e. disfa il letto, lancia i libri, rompe i giocattoli. Di fronte a questa forza devastante (che paradossalmente colpisce proprio le cose a cui Roberto tiene di più), il bambino sperimenta un cambio di prospettiva. Da soggetto agìto dall'emozione, diventa soggetto attivo, cioè interviene, ferma il mostro, rimette in ordine i suoi oggetti e - via via che ripara i danni - la Rabbia si rimpicciolisce fino a diventare minuscola. Roberto infine la rinchiude in una scatolina per non farla scappare più, ritrovando la calma necessaria per tornare a chiedere il dolce al papà.
La forma dell'albo è minimale. Ha sfondi per lo più bianchi che lasciano il campo all'espressività dei personaggi con testi brevi e asciutti. Il formato si adatta al ritmo dell'emozione, cioè in crescendo visivo durante l'esplosione e in decrescendo durante il ritorno alla calma.
Sul piano dell'età evolutiva (specie 3-7 anni), l'albo riesce a raccontare bene come la regolazione emotiva sia una competenza ancora in fase di abbozzo a quest'età. I bambini, infatti, non hanno un'emozione ma sono l'emozione. Quando un bambino prova rabbia, non ha la struttura cognitiva per comprenderla come uno stato transitorio; la vive come un'invasione totalizzante che mina il suo senso di identità e controllo. Spesso, la rabbia infantile genera una profonda solitudine e smarrimento. In questo campo, il contributo di D'Allancé consiste in un'operazione psicologica raffinatissima, affine alle tecniche della terapia narrativa, ed è il sottolineare l'importanza dell'esternalizzazione. Mostrando la rabbia come "altro da sé" (il mostro rosso), l'autrice trasmette un messaggio salvifico, affermando che "tu non sei la tua rabbia". Roberto non è un bambino cattivo; è un bambino che sta ospitando un'emozione ingombrante. Spostare il problema fuori di sé permette al bambino di osservarlo (proprio come un filosofo osserva un affetto per comprenderne i meccanismi e depotenziarlo), prenderne le distanze e, infine, agirvi sopra. Il rimpicciolimento del mostro coincide esattamente con il processo di defaticamento dell'amigdala e il recupero delle funzioni corticali.
Dal punto di vista pedagogico, questo libro è uno strumento eccellente per l'alfabetizzazione emotiva, specialmente in contesti scolastici complessi o in presenza di BES, perché fa leva su tre aspetti:
1. Lo scaffolding visivo. Per i bambini che faticano a verbalizzare i propri stati interni (a causa di immaturità linguistica, spettro autistico o blocchi emotivi), l'immagine del mostro rosso offre un lessico visivo immediato. Si può chiedere a un alunno in crisi: "Quanto è grande il tuo mostro rosso in questo momento?" 2. La de-colpevolizzazione: in classe, le esplosioni di rabbia portano spesso a dinamiche di punizione o etichettamento. Leggere questo libro nel cerchio del mattino permette all'insegnante di de-stigmatizzare la rabbia, dicendo che è normale provarla (tutti abbiamo un "Coso" dentro). Il punto non è reprimerla moralisticamente ma imparare a rimetterla nella scatola prima che distrugga le nostre relazioni (i nostri "giocattoli"). 3. Il ruolo dell'adulto. Il papà di Roberto lo manda in camera, imponendo un confine strutturante ma lasciandogli lo spazio (fisico e mentale) per elaborare l'emozione da solo. È una prospettiva, per così dire, anti-iperprotettiva perché l'adulto non risolve il problema per lui ma crea la cornice affinché il bambino compia il suo percorso di auto-regolazione.
Nel panorama letterario, il libro dialoga con altri classici del tema come, p.e., Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak. Entrambi, infatti, affrontano l'isolamento nella propria camera a causa di un comportamento "selvaggio", il viaggio nella terra delle pulsioni primordiali (i mostri/il Coso) e il ritorno alla razionalità garantito dall'affetto costante dell'adulto (la cena ancora calda da Max, il dolce per Roberto). Altro volume che si presta al dialogo è I colori delle emozioni di Anna Llenas, con una differenza: mentre Llenas fa un lavoro di categorizzazione generale e mappatura di tutte le emozioni, D'Allancé compie un affondo verticale e narrativo su una singola, specifica crisi. Infine, sarebbe carino leggere l'opera di d'Allancè in parallelo a Urlo di mamma di Jutta Bauer perché, quest'ultimo, fa esplorare l'altra faccia della medaglia, ovvero la rabbia dell'adulto e il modo in cui questa frammenta e scompone il bambino.
Per concludere, l'albo è importante perché non insegna a non arrabbiarsi, ma insegna che la rabbia, per quanto distruttiva, ha un perimetro, cioè un inizio e una fine, e può essere gestita dalle stesse mani (quelle di Roberto) che l'hanno generata. È un testo irrinunciabile per chiunque — genitore, educatore o insegnante — voglia fornire ai bambini non solo una storia, ma una vera e propria "tecnologia cognitiva" per abitare se stessi senza paura delle proprie ombre.
Il tema della rabbia affrontato in modo carinissimo, i bambini si identificano immediatamente con Roberto, e con la sua giornataccia, ma molto in fretta dimenticano arrabbiatura e capricci incuriositi dalla strana personificazione della rabbia che irrompe nella storia. All'inizio il suo comportamento e' divertente, ben presto diventa evidente che invece non lo e' affatto, e fanno da soli il passaggio alla loro esperienza, alla loro personale gestione della rabbia.
incredibile come personalizzare questi sentimenti li aiuti, piu' ancora del dare un colore, dare forma, identita', concretezza sembra essere un passaggio fondamentale. Ripenso al cuscino della rabbia sul quale sfogarsi che le maestre utilizzano in asilo, e ancora a come il piccolo di casa porta in giro questo libro e fa vedere a tutti come si tratta questo mostro di rabbia.
Intriguée par la couverture, je me suis plongée dans cet album destiné aux 3/5 ans... Robert est un petit garçon au caractère ombrageux. Il rentre de l'école, envoie valser ses chaussures à la tête de son père, râle devant les épinards, s'étonne de devoir regagner sa chambre illico presto .. et là la colère monte, monte et ... c'est bientôt le capharnaum dans sa chambre. L'idée de départ est excellente, mais je n'ai pas trouvé le résultat à la hauteur. Comment un gamin peut il mettre le bazar dans sa chambre sans qu'un adulte s'en mêle? Je suis perplexe... Le graphisme de l'album est d'une sobriété inversement proportionnelle à la colère De Robert. Un regret ne pas avoir découvert cet album avec un enfant de l'âge De Robert, mon regard serait sans aucun doute différent.
Pro: un libro che può aiutare a dare un nome a un'emozione non proprio piacevole. Contro: non mi è piaciuto l'utilizzo della parola "stupido" in un libro per bambini. Perplessità: le parole sono "tradotte" in simboli che dovrebbero facilitare l'ascolto dei più piccoli, ma personalmente non ho riscontrato interesse.
TRAMA Roberto ha passato una brutta giornata. Dopo un litigio con il papà sente qualcosa di grosso e rosso crescergli dentro. La "cosa" esce e comincia a distruggere ogni cosa, finché Roberto non reagisce. A quel punto la cosa rimpicciolisce e la giornata, finalmente, migliora.
خیلی بامزست که به حسها جسم و رفتار میدن که بچه بتونه ببینهشون، توی inside out مثلا خیلی شگفتانگیز بود پیادهسازی این ایده. ولی اینجا بچه "خشم" رو بالا میاره، بعد اون شروع میکنه به خرابکاری کردن و این از اولش تعجب میکنه، بعد همزمان که اون داره خرابکاری میکنه، این از وسایل خرابشدهاش دلجویی میکنه و خلاصه انگاری اون خشمه یه موجودیت مستقله ازش. حس میکنم جالب نیست هم واسه اینکه خشم به عنوان یک قسمت از وجود خود بچه داره به رسمیت شناخته نمیشه و هم واسه اینکه در ادامه این انگاری مسئولیت خرابکاریهای خشم دیگه با خود بچه نیست چون "یکی دیگه" داشته خرابکاری میکرده.
Je n'aime pas la finale... Un enfant qui fait un crise de colère car il ne veut pas manger ses épinards et qui revient demander du dessert... je ne trouve pas ça drôle. Cela dit la colère est bien illustrée.
Un très bon livre pour les petits qui parle de la colère que l'on a en soit et qui veux sortir par tout les moyens. Et que l'on a du mal à canaliser quand on est petit.