Geniale nel suo intreccio di narrazione, poesia e saggio filosofico. La fusione dei corrispondenti vocabolari crea una scrittura magari non facile, ma per nulla sterile, e quindi degna di essere approfondita e analizzata nei suoi temi, anche al di là della sola resa dell'atmosfera di ciascun racconto. Le descrizioni maniacali riescono a ricreare la perfezione più pura nella bellezza e ogni sorta di raccapriccianti particolari nell'orrore. L'ombra dell'epilogo cresce in un climax di progressiva consapevolezza del lettore di quale sarà l'esito della vicenda, tanto che ciò che crea l' "incubo" dei racconti è molto probabilmente - più che l'orrore esplicitamente descritto - l'affollato comporsi delle tessere del puzzle di cui intuiamo già la terribile immagine insieme all'incapacità di poter fare effettivamente qualcosa, se non essere esclusivamente impotenti spettatori delle tragedie che ci scorrono davanti.