"Era più facile dire cose delicate in una lingua straniera."
Same here, August.
Primo volume del ciclo autobiografico, Strindberg ci narra la sua infanzia e giovinezza con una profondità e precisione psicologica impressionante. Non ci risparmia parole dure e critiche contro la sua famiglia, e l'istituzione della famiglia in generale - è infatti delle prime pagine uno dei numerosi duri attacchi che ama sferzare.
"Magnifica istituzione morale, famiglia santa, fondazione inattaccabile, divina, a cui tocca educare il cittadino alla verità e alla virtù! Il cosiddetto luogo delle virtù, dove si torturano fino a farli mentire per la prima volta bambini innocenti, dove la forza di volontà viene sbriciolata dal dispotismo, dove la coscienza di sè viene uccisa da ottusi egoismi. Famiglia, tu sei il ricettacolo di tutti i vizi sociali, sei l'asilo di tutte le donne svogliate, l'ancora del capofamiglia, l'inferno dei figli" .
Ma la famiglia è anche il suo nido, come sempre avviene, con la madre, figura fondamentale per la sua crescita, insieme a quella dei rari amici, verso cui prova devozione, ma anche irritazione, con i tanti fratelli che, insieme al padre - e poi la matrigna - lo deridono, lo sminuiscono e gli fanno sprecare anni di vita.
Già avendo letto solo alcuni libri di Stridberg, si nota come è un uomo e un artista pieno di contraddizioni. La famiglia, la religione, le donne sono sempre oggetto di critiche, ma anche di vera attrazione e ciò aumenta lo spessore delle sue riflessioni e dei suoi scritti.
La religione è un elemento fondamentale per la sua adolescenza, è fonte di tante inquietudini (le campane della chiesa di Klara), riflessioni (le innumerevoli lettere in francese alla sua cara amica), dubbi (prima il pietismo, poi il cristianesimo ed infine l'ateismo) che gli permettono di non rimanere immobile nella figura di un carattere, ma di essere sempre in movimento, di dubitare tutto per un continuo evolvere.
"Il cosiddetto "carattere" è un apparato meccanico semplicissimo; possiede un unico punto di vista sulle intricatissime circostanze della vita; ha deciso di avere, per tutta la vita, un'unica opinione su un determinato argomento, e per non essere accusato di essere privo di carattere, non lo cambia mai, per quanto balorda o assurda essa sia. Un "carattere" deve essere, di conseguenza, un uomo abbastanza ordinario ed essere anche, come si suol dire, un po' stupido. Sembra che il carattere e l'automa coincidano, in una certa misura. [...]" .
Sulle donne si pone già delle domande, ha le prime esperienze, e intuisce che a livello sociale vi è una certa disuguaglianza, ma, come si dice, "il bello deve ancora venire".
Per concludere, purtroppo il libro perde un po' nelle lunghe pagine con riferimenti religiosi e letterari del tempo, che diventano un po' pesanti per i lettori odierni.