Anna Rita Marchesini (Orvieto, 19 novembre 1953 – Orvieto, 30 luglio 2016) è stata un'attrice, comica, doppiatrice, scrittrice e imitatrice italiana.
Ha fatto parte del Trio con Massimo Lopez e Tullio Solenghi, che ha lavorato con continuità dal 1983 al 1994 e si è eccezionalmente ricostituito per l'ultima volta nel 2008 - seppur per sole tre serate televisive - per festeggiare i 25 anni dalla fondazione. Dopo lo scioglimento del Trio, l'attrice ha continuato la sua attività al fianco di Solenghi nel biennio 1994 - 1995, per poi proseguire da sola la carriera di attrice teatrale.
"Avrei scritto delle solitudini e, se avessi avuto il coraggio, dei miei passi nel dolore, della vita timida, sarei andata a frugare dentro il corpo in ombra, vi avrei ritrovati custoditi i segreti, come in quel recinto i miei pensieri, come dentro i gerani muti che tutto avevano visto".
Leggere questo libro significa entrare a piccoli passi nella vita di Anna Marchesini che tutti noi conosciamo come attrice e donna, ma qui scopriamo il suo lato profondo e dolce. Anna, la protagonista, si affaccia al mondo con la dolcezza e la timidezza dei gerani che ammira dal suo terrazzo. E ciò che vede la entusiasma come una bambina perché vive tutto come fosse la prima volta: dalla Prima Comunione sino ai primi batticuori, gli amori, ma anche il dolore e la forza per affrontarlo. Le prime volte in cui scopre l'amore per i libri, la lettura e quale significato ha per lei perdersi in quelle pagine fino a decidere di scrivere "un libro dove mettere al sicuro il silenzio". Direi che l'obiettivo è giunto a compimento e ci restituisce l'immagine di una donna dall'animo malinconico e solitario.
Che dire?? mi è stato prestato con entusiasmo, ma... io non ne sono stata così ‘presa’ da essere altrettanto convinta delle massime stelline. La Marchesini con sensibilità presenta la sua infanzia attraverso ricordi: dai racconti emerge un animo intriso di tristezza e di infelicità… (inaspettate -forse- per la verve con cui è sempre apparsa). Le storie (un po’ disordinate) sono possibili e ne ho condivise gran parte; ho apprezzato le non poche immagini delicate, create con intelligenza e abilità. Eppure, nella lettura, c’era qualcosa che non mi convinceva e che non so spiegare… Forse quell’impressione ricevuta che l’autrice stesse, invece che dietro le pagine scritte, sul palcoscenico di un teatro e dovesse mantenere l’attenzione del pubblico con un torrente di parole (ho ammirato la ricchezza e la spontaneità di vocabolario), spesso avvolte a mulinello; l’impressione di una esposizione… affabulatrice esagerata, per la scrittura in generale, e di una ampollosità ‘crogiolante’ non appropriata al dolore, in particolare: uno stato d’animo, il dolore, che non ha bisogno di tanti aggettivi (fino a sei, uno dietro all’altro!) e di tanti discorsi rigirati, per arrivare al lettore. Insomma l’impressione che abbia usato la stessa tecnica teatrale, che conosce bene e le è congeniale, per un’Arte diversa, che per me dovrebbe essere più silenziosa e discreta. Impressioni.
Senz'altro un bel libro, ma da lasciar decantare un po'. Molto profondo, anche se un po' troppo ricercato nello stile. Si capisce che ogni singola parola viene da un'accurata e lunga ricerca della perfezione che, però, appesantisce la narrazione rendendo, a volte, impossibile il girar pagina senza perdersi e ritrovarsi nel labirinto delle virgole e delle incise. Un romanzo che va ben oltre la storia -di per sè semplice- della bambina che ne è protagonista (è in parte un romanzo autobiografico) e che necessita, secondo me, di una rilettura per cogliere appieno l'eleganza e la poesia che pure vi si nascondono. Diciamo che la fama di attrice comica di Anna Marchesini mi ha tratta in inganno: mi aspettavo un libro più leggero e scorrevole, anche se a tratti sa divertire e far sorridere. Bella l'ambientazione nella (probabile) Orvieto degli anni '50-'60; indimenticabili alcuni personaggi come le suore dell’oratorio che dominano la prima parte del racconto o "la finestrarola" che spia le disgrazie altrui dal balcone, o, ancora, il povero Terenzio, che ogni giorno muore su una panchina della stazione al passaggio del treno delle sette. Una galleria di comparse magistralmente lasciate sfilare sul palco della vita, ciascuno con le proprie paure, aspettative, storie. E’ un libro che ha il sapore di altri tempi e che, nonostante l’assenza di una vera e propria trama, commuove e lascia dentro tante immagini sbiadite come i ricordi d’infanzia. Il primo giorno di scuola, le visite ai conoscenti in ospedale, la Prima Comunione: sono ricordi che condivido anch’io e che forse per questo mi hanno esortato a non abbandonare a metà questa non facile lettura. Forse è venuto meno il finale: il tanto atteso innamoramento della piccola protagonista verso i libri, la lettura e la Letteratura si risolve in modo troppo affrettato nelle ultime pagine e lascia qualcosa in sospeso che probabilmente io non ho colto. (Ammetto di non ricordare molto bene L'uomo dal fiore in bocca di Pirandello e mi riprometto di andare a colmare queste mie lacune!). Come romanzo d'esordio, comunque, non lascia indifferenti e questo, a mio avviso, è un grande pregio anche se resta in bocca il sapore amaro della delusione per un libro che pensavo molto diverso.
sentivo eccitata perché avevo espresso un pensiero, perché avevo dichiarato chi ero, avevo messo la mia firma, detto la mia, mi ero presentata - io esisto - avevo trovato uno spazio e lo avevo colmato così, d'istinto, per giunta con un no e mi ero sentita così bene così fortunata, come quando capita di fare una scoperta, stupirsi di una sorpresa"
Ho fatto conoscenza con la Marchesini e col suo linguaggio ricco di metafore. All'inizio l'ho trovato un po' troppo borioso, poi ho cominciato ad apprezzarlo di più e mi sono calata nei panni di Anna, bambina chiusa e troppo sensibile da soffrire per il dolore degli altri. Una bimba come me forse, che si sente responsabile se i suoi genitori soffrono (l'episodio della madre all'ospedale) e che si vorrebbe accollare tutta la sofferenza e sentirsi un po' più amata. Cresce troppo circondata dalla malinconia e non vive la sua infanzia in maniera spensierata, diritto di ogni bambino.
"Eravamo uguali, tre disgraziati con una segreta tristezza stretta in grembo e nessuna soluzione a portata di mano. Tre persone sole che in nessun modo riuscivano ad essere una famiglia, perché la paura dell'uno faceva da scudo ai bisogni dell'altro e perché la paura e la debolezza facevano più rumore dell'amore, erano più forti dell'amore, l'avevano spesso vinta e facevano l'amore nero."
Quasi tutte le recensioni di questo libro non sono state positive; si è parlato di difficoltà nella lettura, linguaggio artificioso e difficile, pesantezza dei periodi. E' vero. Il libro non è semplice da leggere. Anna usa termini ricercati e non banali...ma...c'è da stupirsi? Perché tutta questa meraviglia? Molti hanno scritto: "si è sforzata a rendere il libro così difficile", mai cosa più falsa! E' risaputo che la peculiarità del suo talento consiste proprio nell'alternanza tra il linguaggio semplice, banale e quello più artefatto e sofisticato..mantenendo sempre il lato comico! Anzi, se non avesse usato quei termini così precisi io credo che la vena comica ne avrebbe poi risentito. COMUNUQUE! Stile a parte... il libro a me è piaciuto veramente tanto. Avevo paura di terminarlo, non volevo finisse più! Per citare la stessa Marchesini "...poiché al chiudersi di un libro [...] somigliava al lasciar vuoto il suo posto nella mia stanza tutta per me....quando dovevo lasciarlo accusavo una lunga e struggente nostalgia...".
"Mi piaceva ridere, mi sembrava che ridere facesse vedere più cose del vero, fosse come sollevare la crosta al mondo, dove si nascondevano le orme bianche delle cose; la curiosità per me era un'emozione potente. Non ero più una bambina, e avevo paura. Avevo lasciato l'infanzia, anche se l'infanzia non avrebbe lasciato me, non del tutto. Stavo entrando nel buio, forse era fatale, mi stava aspettando, vi sarei rimasta da sola, vi avrei camminato senza vedere l'uscita, e ignara se questa mai vi fosse.
Che peccato! Mi sarei aspettato molto di più da questo romanzo (del quale apprezzo invece la veste grafica, il formato e la qualità dei materiali usati). Non nego di essere rimasto affascinato - ed anche sorpreso - dalla qualità della scrittura della Marchesini, ricca, fin troppo forbita, quasi complessa. La mia delusione però non riguarda lo stile quanto i contenuti. Agli eventi (ben pochi) la Marchesini lascia davvero poco, perché ad ogni azione fa seguire pagine e pagine di riflessioni/introspezioni/descrizioni che sfiorano il tedio e si lasciano seguire con difficoltà (almeno questo è stato il mio caso). L'unico capitolo che da solo giustifica l'acquisto del libro è quello in cui si parla delle tre sorelle zitelle: ironico, ai limiti del pittoresco, è l'unico capitolo, a mio parere, ad avere intensità e colore. Forse la Marchesini dovrebbe riprenderlo ed estenderlo per farne un nuovo romanzo. Non mancano spunti di riflessione interessanti (nel romanzo ho ritrovato frammenti della mia stessa vita) ma la narrazione non carbura, impantanandosi nella più solenne noia. P.s.: nel romanzo non mancano gli errori di ortografia.
Di solito sono in difficoltà con libri che non mi raccontano una storia lineare, che non capisco dove vogliano andare a parare. E questo è stato il mio problema durante i primi capitoli di questo libro. Ma poi mi sono detta: "Non ti sta raccontando una storia in modo canonico, ma sta condividendo dei ricordi, quindi devi solo ascoltare." Così ho fatto, mi sono rilassata e ho smesso di analizzare, pensare, riflettere; ed è andata meglio, perché è stato come ascoltare un'amica che mi raccontava un po' della sua vita. Dopo aver allietato e reso più divertente la mia infanzia, la Marchesini mi ha regalato parte della sua attraverso queste poche pagine ricche di emozioni... http://appuntidiunalettrice.blogspot....
Scrittura verbosa e arzigogolata come i monologhi che hanno reso celebre la Marchesini in teatro. Con la differenza che un monologo ben interpretato cattura l'uditore, mentre una narrazione sovraccarica annoia.
Sin dalle prime pagine sono tornata periodicamente a rileggere, in modo quasi spasmodico e certamente consolatorio, la parola "romanzo" ben impressa sulla quarta di copertina: il mio modo, forse puerile, per rassicurarmi circa il fatto che ciò che stringevo tra le mani non fosse un'autobiografia ma, al contrario, fosse un racconto ben infarcito di invenzioni e slanci pindarici.
Perché, se è vero ed umanamente accettabile che un comico celi in sé tristezze e malinconie, io personalmente non trovo affatto accettabile che una bimbetta di neppure 10 anni possa trovare conforto alla sua tormentata esistenza rifugiandosi in un terrazzino dove nemmeno i gerani sono rigogliosi. A 10 anni un bambino, seppur nato nei non facili né floridi anni '50, deve essere la gioia di vivere personificata. Deve avere l'argento vivo addosso. Deve correre e gridare e giocare e gioire! Deve! [...] La recensione completa qui.
Potrebbe stupire, se non se ne fosse ampiamente parlato alla prematura scomparsa dell'autrice, quanta tristezza ci fosse in Anna Marchesini. Una tristezza profonda, solida, radicata in un'infanzia vissuta con la sensazione di essere sempre fuori posto, stonata, fuori contesto. È questo il filo conduttore del romanzo: la tristezza, declinata attraverso i ricordi di momenti nei quali il terrazzino del titolo rappresenta una sorta di muto confessionale, un luogo a parte dove l'autrice costruisce uno spazio realmente suo. Anche la scrittura procede, con una puntigliosa ricchezza di termini, in un crescendo dolente, che riesce a rendere grottesche anche le situazioni che potrebbero prestarsi ad un risvolto divertente. E, ripeto, stupisce, quanto una persona che è riuscita a regalare una quantità immensa di sorrisi non avesse, nel suo intimo, un sorriso tutto per sé.
Deludente come pochi. Sarà che a me il genere autobiografico proprio non piace, ma questo libro non mi è piaciuto niente. E non parlo della scrittura, che è anche semplice, ma del libro in sé. Mi ha totalmente infastidita l'insistenza con cui si affrontava il problema della fede, rendendolo noioso e decisamente troppo lungo. Non mi ha lasciato niente, libro bocciato su tutta la linea.
Si dice che la paura può far crescere il cuore rachitico, che per respirare, pur di pulsare e seguitare a vivere, può accettare di gonfiarsi per esempio di dolore se questo è tutto quello che ha.
Il dolore cerca parentele prossime e lontane e trascina con sè le migliori intenzioni.
Sono cresciuta col Trio, quando hanno preso strade separate per me erano comunque circondati da quell’aura sacra che hanno gli “eroi” per i bambini.
Così, quando ho scoperto che Anna Marchesini scriveva, ho inserito i suoi libri in wish-list, senza aver mai il coraggio di comprarli veramente. Un po’ per la paura di rimanere delusa, un po’ per non togliere quell’aura a una donna che col tempo avevo imparato ad apprezzare sempre di più. [...]
Non è una storia, ma una lunga catena di immagini, fotografie ingiallite messe in fila una dietro l’altra, legate da un filo di ricordi spesso frammentati, o distorti dagli anni, e arricchite di un deliziosamente musicale linguaggio adulto.
Purtroppo ho trovato questo libro estremamente ostico, quasi respingente. La colpa è di un linguaggio barocco, arzigogolato, pieno di perifrasi e termini ricercati che appesantiscono la lettura e fanno somigliare il testo più a un enorme esercizio di stile che a un racconto vero e proprio.
Scrittura a tratti troppo ricercata e divagante che fa perdere di vista il filo degli eventi. Lo sfoggio dialettico non rende fluida la lettura. Tutto sommato più che sufficiente.
Questo libro si apprezza man mano che la lettura scorre. Sicuramente forse troppo ricercato il linguaggio e questo finisce col renderlo un po ' pesante. Anna Marchesini, comunque, riesce a descrivere minuziosamente i sentimenti di questa bambina , della sua infanzia che è poi la sua. Intravedo nelle parole anche la sua comicità che l'ha resa unica e inimitabile. La scoperta del teatro e della letteratura l'ho vissuta con commozione e coinvolgimento . Brava!
"Avrei scritto un libro dove mettere al sicuro il silenzio." In questa frase della Marchesini è racchiuso tutto il senso del libro che lei stessa è andata a scrivere. Un racconto autobiografico dove Anna ci racconta del suo mondo da bambina fatto di silenzio, solitudine, tristezza e paura della morte. Ci viene spesso raccontato che tutti i comici, quelli il cui mestiere è di farci ridere, hanno nella vita privata un senso di tristezza e questo libro ne è la totale conferma. "Il terrazzino fiorito dei gerani timidi fu per lungo tempo il recinto silenzioso e imparziale delle mie preziose solitudini." "Avrei scritto delle solitudini, e se avessi avuto il coraggio, dei miei passi nel dolore, nella vita timida, sarei andata a frugare dentro il corpo in ombra, vi avrei ritrovato custoditi i segreti, come in quel recinto i miei pensieri, come dentro i gerani muti che tutti avevano visto." Un libro che non mi è piaciuto totalmente gli darei 2stelle e mezzo in quanto mi è riuscito difficile amare una bambina che si tormentava, isolava dietro un terrazzino di gerani, si faceva mille problemi, quando siamo piccoli cerchiamo almeno in quel passaggio di vivere sereni, spensierati e gioiosi che la vita da grandi è complicata e difficile!
Premetto che non vedevo l'ora di arrivare alla parola FINE. Nonostante ciò dò tre stelline a questo libro perchè credo che la storia meriti. Mi sono ritrovata in molti passi di questo libro: i pensieri su Dio, il timore della Prima Confessione, la passione per i libri. Cioè che non mi è piaciuto, è il tipo di scrittura. Credo che essendo i pensieri di una bambina, sarebbero dovuti essere scritti in modo più semplice e altrettanto comunicativo. Non credo che una bambina di 8/9 anni pensi in quel modo. Da questo punto di vista la Marchesini ha voluto strafare. E' comunque un libro che consiglio a chi, con pazienza, vuole immergersi in una storia che forse ci rappresenta un pò tutti.
M sono bloccato all'undicesimo capitolo.... Il libro é bellissimo e molto profondo ma un po' faticoso. Rispetto il desiderio della Marchesini di allontanarsi dal linguaggio comune....é una scelta che arricchisce questo lavoro di prosa con grandi momenti di poesia. Mi rimane difficile immaginare che una giovane ragazza, anche bambina, si possa esprimere in modo così erudito... È questo rende la storia un po' meno coinvolgente. Comunque spero di sbloccarmi presto.
Avevo aspettative diverse su questo libro, ma nemmeno troppo definite. All'inizio ho fatto un po' fatica a prendere il ritmo, il libro è molto descrittivo, con un linguaggio nel pieno stile della Marchesini. Tutto sommato è un bel racconto.
Bello. in alcuni punti un po' difficile da seguire ma si legge bene. E' il racconto di una ragazzina di 10 anni che scopre la vita dove tutto è una prima volta.
Un libro difficile da leggere per il suo linguaggio troppo ricercato a tratti quasi un monologo. Una storia piuttosto piatta tra comunione, oratorio, scuola senza colpi di scena o altro. Non sono riuscita ad apprezzare la Marchesini come autrice come a suo tempo l'avevo apprezzata come attrice.