Camera con vista.
[correva l'anno 2008]
Cosa dire di nuovo oltre tutto quello che abbiamo già detto nel gruppo di lettura?
In questo diario c'è tutta Virginia Woolf, nonostante i tagli effettuati dal marito Leonard rispetto alla vita privata, quella più intima e quella pubblica. C'è la Virginia Woolf scrittrice, sempre in cerca di approvazione e recensioni ai suoi scritti (ma anche orgogliosamente disinteressata alle critiche e ai giudizi negativi), c'è la Virginia Woolf critica letteraria, spietata, attenta, spigolosa, studiosa e meticolosa e infine c'è la Virginia Woolf donna, fragile e insicura e allo stesso tempo determinata, acuta osservatrice, sensibile e sempre in bilico tra felicità e depressione. Tutte queste Virginia, imprescindibili l'una dall'altra, sono un tutto indivisibile attraverso le quali seguire, tra gli alti e i bassi del suo genio e della sua umanità, la genesi delle sue opere, tra mille emozioni, dolori, attese e ripensamenti, dei suoi articoli letterari, delle sue biografie e quel lento e inesorabile declino che la porterà a togliersi la vita.
Il diario si ferma quattro giorni prima della sua morte e dopo averla seguita nell'arco di ventiquattro anni, dal 1918 al 1941, si resta senza fiato, annichiliti, con la sensazione, ma anche con la speranza, di poterla ritrovare in altre pagine a scrivere della guerra in corso, della primavera a Monk's House, dell'acquisto di nuove tende per la casa di città o delle copie vendute del suo ultimo romanzo, con una tazza di tè in mano o a passeggio per le campagne inglesi.
Mi chiedo: sarò mai capace di rileggerlo? Verrà mai un tempo in cui reggerò alla lettura di un mio scritto stampato senza arrossire, senza rabbrividire, senza il bisogno di cercare riparo?
(pag. 38)
[(credo proprio che mi piacerà)
gruppo di lettura
inizio 31 ottobre]
[oggi, 9 dicembre 2017]
Forse uno dei miei primi gruppi di lettura (virtuale) su Anobii, sicuramente uno di quelli che ricordo meglio: perché partecipò anche mia sorella Silvia (anche Francesca, ma lei è sempre stata la sorella colta, quella che a dieci anni andava a dormire portandosi a letto la Divina Commedia), solitamente dedita a letture di tutt'altro genere: Stephen King, Ken Follett, Fred Vargas, Massimo Carlotto; ma partecipò lo stesso perché sapeva che mi avrebbe fatta felice, perché questo gruppo che riuniva idealmente gli autori morti suicidi (nato all'indomani della morte di David Foster Wallace), era una mia creatura, una creatura a cui tenevo molto.
Queste furono le sue riflessioni, a diario non finito, che mi colpirono moltissimo allora, ancora di più rileggendole dopo molto tempo.
.......Gruppo di lettura......intanto visto che la mia lettura procede lentamente, riporto i miei primi commenti:
Virginia Woolf, in prima analisi, non risulta propriamente simpatica, appare dotata di un perfezionismo che sembra sconfinare spesso in una sorte di saccenza.
Sicuramente è critica non solo nei confronti degli altri ma anche e soprattutto con se stessa, ma nonostante possa risultare dotata di un carattere forte, avverto in questa continua ricerca di approvazione e di bisogno di confrontarsi con gli altri, un profondo senso di inadeguatezza e di insicurezza.
A volte ho la sensazione che la sua ricerca della forma letteraria perfetta le faccia dimenticare ciò che è l’essenza dell’arte, ossia il comunicare........ qualcosa di non perfettamente scritto ma che comunichi intensamente può essere più arte di un testo tecnicamente perfetto...."Il mio dubbio è fino a che punto racchiuderà il cuore umano. Sono abbastanza padrona dei miei dialoghi per imprigionarcelo dentro?"....o forse è il dilemma di ogni scrittore, la paura di non esser riusciti a tradurre in parole quello che il cuore trasmette.
I segni di un profondo senso di inadeguatezza li avverto ovunque nel suo scrivere, la differenza sta solo nel suo modo di affrontarlo, a volte con forza e voglia di vincerlo a volte con rassegnazione e senso d'oblio...."Perché è così tragica la vita; così simile a una striscia di marciapiede che costeggia un abisso .Guardo giù; ho le vertigini; mi chiedo come farò ad arrivare alla fine....E' una sensazione di impotenza; di non fare nessun effetto...." fare nessun effetto sembra una frase poco profonda che usiamo spesso nel linguaggio parlato....eppure nel suo modo di viverla e di intenderla assume per me quello che è uno dei suoi tormenti, il terrore di non lasciar traccia, la paura che il tempo le "svolazzi intorno battendo le ali" ed allora lo scrivere diventa la sua salvezza ed il suo tormento perché la fa sentire meglio al momento, ma è in fase di rilettura e di autocritica a posteriori, che tutti i suoi dubbi ed incertezze riaffiorano violentemente, il suo bisogno di perfezione e di autoaffermazione le impedisce di trarre una gioia completa dalla sua arte e diventa invece un elemento di ulteriore insicurezza.
........"L'opinione generale sarà che mi sto innamorando del suono della mia voce e non abbastanza di ciò che scrivo; indecorosamente affettata; una donna antipatica",.... trovo inquietante l'essere inclusa in quella che lei definisce "opinione generale" e nonostante confermi la mia prima impressione, ho voglia di andare più a fondo e provare a vedere se è a me che sfugge qualcosa, ma l'analisi attenta di ogni cosa che scrive, il segnare puntualmente qualcosa che avvalori o meno ciò che credo di aver capito, mi fa in un certo senso avvicinare di più al suo modo di lavorare ed essere quindi meno drastica nel giudizio....se io posso leggere utilizzando contemporaneamente passione ed analisi, razionalità ed istinto, perché mai Virgina Woolf non potrebbe usare anch'essa nello scrivere una fusione di cuore e cervello?perché uno dei due dovrebbe necessariamente avere il sopravvento e non convivere in perfetta sinergia?
"Voglio trovarmi lontana dagli spruzzi e nuotare di nuovo in acque tranquille"..... non è un pensiero che esprime un profondo equilibrio tra l'agitato mare interno e la ricerca di un approdo e della calma razionalità?E non è forse di noi tutti questo tormento e questa ricerca?
E' strano, o forse non lo è perché è così che deve essere, ma più la leggi è più la comprendi, ti sembra di entrare anche tu nel suo "meccanismo" mentale, hai come la sensazione di riuscire ad afferrare quel qualcosa ed in un attimo lo hai perso, è come se a tratti riuscissi a passare per "le stanze illuminate del suo cervello" per ritrovarti poco dopo nei suoi corridoi.
Trovo splendidi alcuni passaggi di questi anni, la sua riflessione su Proust "quello che che ha Proust è l'unione dell'estrema sensibilità con l'estrema tenacia. Esamina quelle sfumature di farfalla sino all'ultima venatura. E' resistente come il filo per sutura ed evanescente come la polvere d'oro di una farfalla.", ed è pura poesia ...."A proposito, perché la poesia è per forza un interesse da persone anziane?...Ora è la poesia che voglio, così mi pento come un marinaio sbronzo di fronte a un 'osteria....", ed in questo devo darle torto, credo che la ricerca e la comprensione della "poesia" non sia prerogativa di un'età ma di uno stato d'animo, quando sei in "quell'attimo" la riconosci e te ne nutri.
Trovo splendida anche la capacità di descrizione della Woolf..."A la Ciotat grandi barche arancioni sorgevano dall'acqua blu della piccola baia. Queste baie sono tutte perfettamente circolari e orlate (un termine che trovo delizioso!) dalle casette intonacate a colori pallidi, molto alte, con le persiane chiuse, scorticate e rattoppate, ora con un vaso e qualche ciuffo di verde, ora con panni al sole; ora con una vecchia che guarda. Sulla collina, che è petrosa come un deserto, asciugavano le reti; e poi, nella strada, bambine e ragazze ciarlavano e vagabondavano, tutte con scialli luminosi e teneri abiti di cotone, mentre gli uomini picconavano la terra dalla piazza per farne un cortile selciato".... sembra di trovarsi dentro la scena, di sentire il chiacchiericcio delle ragazze, il rumore del piccone, la brezza del mare mitigata da un sole che non scalda ma ne da l'impressione, sto apprezzando mano a mano che procede la lettura, una notevole capacità descrittiva della Woolf.
E' molto interessante anche l'accenno che fa in riferimento al tema della morte, "E tuttavia non me la sento di inchinarmi al cospetto della morte. Mi piace l'idea di varcare la soglia mentre parlo, con una frase qualunque interrotta sulle labbra....niente commiati, niente sottomissione, solo una persona che fa un passo fuori verso il buio..." se si analizzano con attenzione le parole, è strano ma non trovo nulla della donna insicura e fragile che spesso fa capolino tra le righe, è una donna forte che aderisce pienamente e coscientemente alla versione di Montaigne, "E' la vita che conta".
E' un continuo altalenarsi di concretezza e consapevolezza, con irrequietezza e "zampilli di pensiero che roteano nella sua mente" e se da un lato ha la maturità letteraria di comprendere che la sua verità è quella del piacere profondo di scrivere e non di quello superficiale di essere letti, dall'altro avverti un percorso di sottile ed inarrestabile isolamento della sua persona...."E io non amo il prossimo. Li detesto tutti. Li rasento appena .Lascio che si rompano su di me come pioggia sporca.".... trovo quest'ultima frase agghiacciante e meravigliosa allo stesso tempo, perché ha la capacità di racchiudere in così poche parole, uno stato d'animo in cui spesso ci si può trovare e ci si trova e che da semplice profana non saprei esprimere in modo più profondo e più vero.
«E io non amo il prossimo. Li detesto tutti. Li rasento appena. Lascio che si rompano su di me come pioggia sporca.»