Venerdì 13 Ottobre 1820, Milano, Silvio Pellico, scrittore, poeta e politico viene arrestato con l’accusa di far parte dei “Carbonari”, inizieranno per lui anni di patimenti ed espiazione fra i carceri di Milano, “I piombi” di Venezia, quelli di “San Michele” sull’Isola di Murano per poi concludersi nel periodo più lungo e duro (psicologicamente e fisicamente) nella fortezza dello Spielberg in terra Austriaca.
Pubblicato nel 1832, “Le mie prigioni” è il resoconto scritto del periodo di prigionia vissuto da Pellico, da quando il 13 Ottobre 1820 venne arrestato a Milano, sino al 17 Settembre 1830, giorno in cui ritornó a casa.
Scritto in un Italiano arcaico rispetto alla forma odierna, questo diario riesce a immergere il lettore nell’esperienza carceraria dello scrittore, conosceremo le sue paure, le sue angosce, i momenti di cupa rassegnazione ma anche quelli di giubilo per piccole cose, sonderemo, grazie alle sue parole, l’animo di un uomo incarcerato per un ideale, lo accompagneremo fra sogni e speranze, paure e distacchi, vita e morte, malattie e guarigioni e scopriremo sentimenti profondi come l’amore, la pietà e l’umanità anche in posti impensabili come le carceri di quel tempo.
Lungo il diario, racconterà di sè, delle prove che mano a mano gli si sono poste davanti, della forza di resistere che troverà nella genuina vicinanza a Dio (che in passato aveva perduta durante il suo soggiorno a Lione), vicinanza che gli darà conforto nei lunghi momenti di solitudine, faremo la conoscenza di tanti personaggi che, a diverso titolo, percorreranno un pezzo di “strada” con lui, Maddalena, una detenuta vicina di cella a Milano con cui ebbe un amore solo platonico, un giovane sordomuto figlio di detenuti che Pellico si mise in testa di educare, Maroncelli, compagno di sventura nei lunghi anni di carcere duro dello Spielberg e ancora Schiller suo carceriere con cui riuscì ad instaurare un rapporto d’affetto e quasi fratellanza e molte altre variegate umanità di passaggio.
Un libro, meraviglioso affresco storico, che racconta di un tempo ormai perduto nelle pieghe dei secoli, uno scritto intenso, empatico, carico di emozioni e di momenti di meditazione, un diario che riesce a catturare sicuramente l’attenzione, il cuore e la mente di chi deciderà di affrontarlo.