Strano che Severini proponesse, nel 1909, proprio a Modigliani di firmare il manifesto sulla pittura futurista, per sentirsi opporre, ovviamente, un rifiuto. A Parigi, Modigliani frequentava poco gli artisti italiani, e doveva essere un carattere assai difficile da conoscersi in profondo; ma era imbevuto di tradizioni culturali italiane: declamava a memoria versi di classici e di certi odiamati contemporanei (da Dante a Carducci, da Leopardi a D'Annunzio); la sua formazione di artista era tutta antica italiana, dai gotici al pieno '500, fino all'esperienza, ancora italiana, di Fattori e dei macchiaioli. Sentiva come pochi la necessità di un legame con la tradizione, in un rinnovamento che ne confermasse la permanenza. Figurarsi se era nell'idea di chiudere i musei, se voleva far piazza pulita di quanto aveva alle spalle, erba rasata, per ricominciare dal niente. (Dalla Presentazione di Leone Piccioni)
Forse si dilunga un po' troppo sulle frequentazioni del pittore livornese ma il quadro (:P) che ne viene fuori è completo e rende conto di tutte le influenze, sperimentazioni e sintesi personale che portarono al Modigliani del 1920. Dopo, purtroppo, non è dato sapere. Interessante la scelta dei quadri proposti (un po' ripetitivo il testo a supporto). Ideale per prepararsi alla mostra di Genova (http://www.palazzoducale.genova.it/mo...).