Può esistere un luogo dove persone di origini diverse s’incontrano e si aiutano reciprocamente?
La Casa sul Bosforo prova a rispondere a questa domanda e lo fa con una delicatezza e una cura rare. Sullo sfondo di una Istanbul smisurata e fiabesca, e in particolare del quartiere di Yedikule, vero protagonista di questo romanzo corale. .
Dalle pagine del libro si sentono risuonare le melodie del duduk, il profumo del mare, del legno e della cucina turca, si percepisce la fame di libertà e giustizia, l’amore per le piccole tradizioni che uniscono, la forza e l’umanità delle persone.
Elif in cerca di giustizia. Hasan in cerca di vita. Sema in cerca di se stessa. Salih in cerca di futuro. E ancora Jemal, Guljan, Zabel, Belguin, Nahidé, Kemal.. sono tantissimi i personaggi che si intrecciano componendo un ricamo ricco e dettagliato, il ritratto di un’umanità in bilico tra oppressione e indifferenza.
L’autrice affronta tanti temi delicati e importanti con una scrittura pulita, lirica e poetica. Da’ voce alle donne, ai poveri, alle tante minoranze e culture che compongono il mosaico di Istanbul, e non solo. La resistenza curda, la cultura armena, i pogrom contro i greci del 1955, il colpo di stato del 1980.
Essendo un romanzo corale estremamente ricco di personaggi, luoghi e linee narrative, forse a volte ci si sente confusi, si devono rintracciare le fila, individuare le voci. Ma è una confusione che ho apprezzato e che mi ha fatto tornare tra le strade di Istanbul.
E’ un libro che consiglio molto, soprattutto a chi cerca sempre nuove voci, a chi cerca un luogo dove persone di origine diversa si incontrano e si aiutano.